Mondiali: la Finale nei record

lunedì 20 luglio 2026


Spagna-Argentina è stata una partita da record. La Finale dei Mondiali 2026 di ieri sera, la prima “monolingue” dal 1930, non avrà regalato spettacolo, ma è stata pane per i denti di chi si nutre di numeri, dati e prime volte. Si comincia riavvolgendo le lancette di 16 lunghi anni, quando le furie rosse, nel 2010, hanno alzato al cielo la Coppa del mondo “in faccia” ai Paesi Bassi. Allora Andrés Iniesta, il numero sei, ha fatto gol al 105’; ieri sera Ferran Torres, il numero sette, ha segnato la rete della vittoria al minuto 106. Iniesta era partito dal primo minuto, mentre l’attaccante del Barcellona è entrato nella seconda frazione di gara. Come Mario Götze nel 2014, Ferran è solamente il secondo sostituto a decidere una finale Mondiale.

Doveva essere la serata di Lionel Messi, ma la Spagna ha preso il pallone a inizio partita e non l’ha quasi mai fatto vedere agli avversari, raggiungendo picchi di possesso palla dell’80 per cento. Tant’è che l’Argentina ha fatto registrare un record in negativo: nei primi 45’ l’albiceleste non ha fatto neanche un tiro nello specchio della porta avversaria. A fine partita il dato passerà da zero a uno. Dibu Martínez, invece, con le sue parate è riuscito a portare il match ai supplementari. In Finale, però, le furie rosse sono una sentenza. Due apparizioni, due successi e seconda stella da mettere sul petto. Qui si è distinta, anche stavolta in negativo, l’Argentina, che è diventata la squadra con più finali perse (1930, 1990, 2014 e 2026) assieme alla Germania, contro la quale ha perso proprio l’ultima volta 12 anni fa. La Spagna è diventata la prima Nazionale a vincere Europeo e Mondiale consecutivamente per due volte (come nel 2010 e nel 2012). Con un solo gol incassato, quello di Charles De Ketelaere, la Spagna ha riscritto il nuovo record di reti subite al Mondiale, solamente uno. La squadra allenata da Luis de la Fuente ha raggiunto quota 38 partite senza sconfitta: record assoluto, striscia ancora aperta che stacca definitivamente l’Italia sotto la gestione Roberto Mancini. Lamine Yamal, a soli 19 anni, è già nella storia: è il calciatore più giovane di sempre ad aver vinto già Europeo e Mondiale. Anche l’intervallo, lunghissimo, ha fatto registrare un primato: i 27’ di pausa tra la prima e la seconda frazione di gara sono stati solo due di meno dei 29’ di gioco effettivo del primo tempo.

Non si può concludere senza citare il fuoriclasse (che non si vede ma si sente) delle furie rosse: Rodri. Con un Yamal sottotono – e ancora tantissimi mondiali da giocare – e un Nico Williams fantasma fino all’assist risolutivo della Finale, il centrocampista del Manchester City è stato il direttore d’orchestra della campagna spagnola in America. Il mediano del City, negli ultimi tre anni, ha vinto e risolto una Finale di Champions League, un europeo, il Pallone d’oro e poi il Mondiale. Come ricorda il giornalista Giuseppe Pastore, in tutto ciò ha trovato anche il tempo di infortunarsi a un ginocchio e stare fermo un anno. Per il centrocampista classe 1996 nessuno si dispera in telecronaca, ma forse è meglio così.


di E. F.