lunedì 8 giugno 2026
Flavio Cobolli non ce l’ha fatta, Andrea Kimi Antonelli sì. Ma la sconfitta di ieri sera del tennista romano in Finale al Roland Garros non sa di disfatta. Primo, perché Alexander Zverev ha dimostrato di meritarsi la vittoria, la sua prima in uno Slam. Il tedesco è passato dall’essere “il giocatore più forte a non aver mai vinto uno Slam” al “più scarso ad averne vinto uno”, ha scherzato Zverev in persona. Flavio, dopo aver portato il match al quinto set, si è meritato tutti gli applausi del pubblico parigino. Composto e sportivo nella sconfitta, nel giorno più bello della sua vita (finora), rovinato solo dal secondo posto. Cobolli è stato sorpreso da Zverev nel primo e nell’ultimo set, mentre negli spezzoni centrali di gara ha dato filo da torcere al numero 3 del ranking Atp. Flavio, a 24 anni compiuti da poco, è il numero nove della classifica mondiale. Destinato a restare in top 10 per diverso tempo, visto che tutto sommato la Finale del Roland Garros è stata alla sua portata.
Andrea Kimi Antonelli invece non si ferma più. Il pilota della Mercedes è alla sua quinta vittoria consecutiva in Formula 1. Ieri pomeriggio è diventato l’italiano più giovane a vincere il Gran premio di Monaco, il terzo di tutti i tempi, e l’unico nella storia ad aver trionfato da teenager. È strano assistere alla storia in divenire. Quando Antonelli ha superato la bandiera a scacchi, 22 anni dopo la vittoria di Jarno Trulli nel 2004, è come se quel momento ci fosse scivolato tra le dita. Inutile provare a fissarlo nel tempo e nello spazio. Si può solo provare a raccontare sinceramente e onestamente questo momento fantastico della Formula 1 per l’Italia. A Montecarlo, nonostante due partenze, due safety car improvvise e l’asfalto dell’ultima curva che si stacca come sulla Cassia bis, Andrea Antonelli è riuscito a far registrare il Grand Chelem (pole position, vittoria, giro veloce e la totalità dei giri in testa) più giovane di sempre. Il Gp di Monaco è stato per Kimi un esame di laurea; e i discorsi sulla vittoria del campionato, adesso, si possono fare.
di Edoardo Falzon