Antonelli, non “Kimi”

lunedì 16 marzo 2026


Mentre a Shanghai veniva eseguito l’Inno di Mameli, che attendevamo da ventanni per glorificare il vincitore di una gara di F1, alla evidente gioia che potevamo provare come grandi tifosi italiani, oltretutto cresciuti in prima persona nelle gare automobilistiche, si aggiungeva la percezione che questo successo in Cina avesse un valore davvero speciale. Non si festeggiava solo la prima vittoria di un giovanissimo connazionale , Andrea Kimi Antonelli, ma l’inizio di una nuova era per il nostro sport. Come per Alberto Tomba (suo concittadino), come per Jannik Sinner.

La sensazione era che fosse un trionfo arrivato finalmente per l’Italia non dopo vent’anni, infatti, ma dopo 73! Ovvero di aver ritrovato finalmente in F1 un grande come Alberto Ascari, non come i pur bravi Riccardo Patrese, Michele Alboreto e Giancarlo Fisichella vari. Un pilota che potrebbe vincere non uno ma più mondiali, insomma uno al livello dei grandi, non dei buoni. E, come noi, sembrava averlo capito il suo compagno di squadra, un inglese da cinque anni in Mercedes, tanto forte da aver fatto fuggire dal team il suo precedente compagno e parliamo di un certo Sir Lewis Hamilton, ma che ieri si aggirava nel paddock dopo la gara con la faccia smarrita. E proprio perché pilota in possesso di queste indubbie capacità, George Russell è il primo che aveva afferrato, seguendolo a distanza in questa gara, che quel ragazzino che sembrava (anzi era) appena uscito da scuola con un diploma, sarebbe stato d’ora in poi il suo problema, perché in pista non era riuscito a raggiungerlo e solo lui sapeva quanto si fosse impegnato per farlo!

Ma c’è un’altra cosa che qualche giornalista ha notato e che condividiamo appieno: oltre che maledettamente veloce, Antonelli si stava rivelando un personaggio: era corteggiato, seguito, coccolato e intervistato da un popolo di addetti e appassionati e tutti sembravano volergli bene. Questo, a tali livelli, non capita a tutti i piloti e non era capitato a Russell… una personalità, quella di Andrea Kimi, che non si era manifestata fin da subito ma era uscita fuori piano piano fino a far vedere in lui (ed ha solo 19 anni) quella di un “grande”, quella che hanno dimostrato di avere i vari Lauda, Prost, Hamilton. Non vogliamo esagerare nominando Ayrton Senna (sul quale stiamo preparando uno speciale particolare), ma non abbiamo timore di paragonarlo a quegli altri piloti. Il tempo ci dirà se questi presentimenti saranno confermati. Però vorremmo dargli un consiglio: quello di abbandonare il nomignolo “Kimi” preso in prestito da un ex pilota Ferrari e affibbiatogli finora dal papà (evidentemente tifoso dell’altro) e farsi chiamare semplicemente Andrea, perché ormai non ha bisogno di evocare altri. A proposito di Sinner, perfino lui si è complimentato pubblicamente con Antonelli sul podio del torneo Indian Wells appena conquistato, la sera stessa! Sarà anche questo un segnale?


di Maurizio Oliviero