giovedì 19 febbraio 2026
Il rammarico per il sorpasso last minute della Corea del Sud dura pochissimo. Le pattinatrici dello short track 3-000 metri staffetta hanno portato, nella serata di ieri, l’ennesima medaglia nella bacheca italiana delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026. Dopo la caduta di Pietro Sighel in Semifinale dei 500 metri – causata dal pattinatore canadese e che è costata all’azzurro l’accesso alla Finale – Arianna Fontana, Chiara Betti, Elisa Confortola e Arianna Sighel hanno conquistato il quinto argento italiano e la 26ª medaglia di questi Giochi invernali. In Finale, l’11° giro regala il colpo di scena: le olandesi escono di scena e la gara cambia volto. L’Italia ne approfitta con lucidità, supera il Canada – che chiuderà con il bronzo – e si lancia all’inseguimento della Corea del Sud. L’ultima curva è un corpo a corpo ad alta velocità, un duello giocato sul filo dei centesimi. L’oro va alle asiatiche, ma l’argento azzurro è ancora più dolce, se si pensa in che modo è stato costruito dalle pattinatrici italiane.
Un podio celebrato anche dalle istituzioni. Sugli spalti e poi negli spogliatoi la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, scesa a complimentarsi personalmente con le atlete, accompagnata dal presidente del Coni Luciano Buonfiglio e dal ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi. Un riconoscimento che certifica il peso di questa medaglia nell’economia dei Giochi casalinghi, ma riconosce la bontà della campagna italiana in toto a queste Olimpiadi. E la serata consegna ad Arianna Fontana l’ennesimo record. Con l’argento nella staffetta 3.000 metri, la 35enne di Sondrio ha superato Edoardo Mangiarotti, diventando l’azzurra più medagliata di sempre alle Olimpiadi. Lo schermidore, tra il 1936 e il 1960, conquistò 6 ori, 5 argenti e 2 bronzi in cinque edizioni. Fontana, da Torino 2006 a Milano-Cortina, in sei partecipazioni, ha costruito un palmarès di 3 ori, 6 argenti e 5 bronzi. Vent’anni di successi.
OGGI DEBUTTA LO SCI ALPINISMO
La verticalità entra nel programma olimpico con un format che non concede respiro. Lo sci alpinismo – che debutta oggi a Milano Cortina – è fatto di cinquanta metri in salita con le pelli applicate sotto gli sci – oggi sintetiche, anche se il linguaggio comune continua a chiamarle “di foca” – poi via l’attrezzatura ai piedi e una quarantina di gradini da affrontare di corsa, scarponi e zaino in spalla, bastoncini come unico sostegno. Ancora uno scatto verso la transition zone, dove la rapidità nel togliere le pelli diventa decisiva, prima della discesa conclusiva lungo un tracciato di 610 metri, tra porte blu e rosse che ricordano lo slalom gigante. Due minuti e quaranta secondi circa di sforzo concentrato, quasi interamente in verticale, nella porzione più selettiva del percorso. Batterie da sei atleti, passano i primi tre, fino alle finali: ritmo alto, margini minimi, errore non ammesso.
Al via oggi le sprint individuali, con Alba De Silvestro e Michele Boscacci a rappresentare l’Italia, coppia anche nella vita. Torneranno insieme sabato per la staffetta mista, con ambizioni di podio. “Gareggiare con il marito non capita a tutti – ha raccontato Alba al Corriere della Sera – per tante cose è meglio, per altre no. Oggi per esempio eravamo un po’ nervosi, poteva essere una combo letale. Per fortuna c’è ancora tempo”. La preparazione per questo tipo di prove è un investimento strutturale: lavoro aerobico estivo tra bici e corsa, inverno sugli sci, per un totale di 800-900 ore prima di ogni stagione. Intensità, resistenza, precisione in discesa, attenzione ai sorpassi. Giù a tutta, ma con misura. Perché nello sci alpinismo olimpico si vince con la forza, ma si resta in gara con il controllo.
di Edoardo Falzon