Un solo Diaco uguale centomila voti ben motivati per Vannacci

giovedì 5 novembre 2026


Sassolini di Lehner

La troppa presenza gay nello sgargiante carrozzone Kitsch della Rai potrebbe spingere i tartassati del canone all’estremo, insano, retrivo gesto di smanettare con forza il telecomando alla ricerca di canali meno nudi, crudi e di minor cattivo gusto. La mia nipotina, da tempo teleraiutente, mi chiese: “Nonno perché dormi con nonna e non con il tuo amico Arturo tutto duro?”. Io, fior di reazionario, prima di risponderle, spaccai il televisore. La troppa presenza gay, che riuscì a disturbare pure quell’uomo di mondo, di laicità, di ateismo e di mondanità di nome Bergoglio, diventa, per giunta, inquietante, violento, intollerabile, teppista, se tal Pierluigi Diaco, invece di godersi in santa pace le gioie del matrimonio con il marito Alessio Orsingher, si trasforma da intervistatore a inquisitore, alla ricerca disperata dell’eresia, canonicamente rappresentata dal vizietto di Adamo, quel pezzo di troglodita che preferì Eva al più maschiaccio degli Ĕlōhīm.

A che pro tanto spreco di Sant’Uffizio? Solo per individuare altri sodali in omosex? Allo spretato Alberto Ravagnani, nel corso della trasmissione BellaMà (Rai 2), Diaco avrebbe potuto e dovuto chiedere mille particolari sull’abbandono della tonaca e la transizione dal sacro allo spettacolo, vedi la partecipazione a Ballando con le stelle. Sarebbe stato troppo normale, civile ed educato. Allora ecco, in nome della troppa esibenda gaytudine, l’insinuante domanda delle cento pistole arcobaleno: “Sei attratto dagli uomini o dalle donne?”. Sia pure infastidito, l’ex sacerdote risponde in maniera deludente: “Dalle donne...”. La risposta non è quella attesa. Anzi, risuona così sconfortante da puzzare di insincerità alle recchie di Diaco, che subito si aggrappa ai chiacchiericci della troppa gaytudine presente nel servizio pubblico. Certo, uno che è stato prete e non confessa pratiche pedofile od ebofile e neppure qualche passività impazzita, può mai essere creduto da Diaco?

È mai possibile immaginare un sacerdote che non violenta i bambini o che non viene a sua volta violentato? Insomma, viene da pensare al turpiloquio anticattolico di quel pervertito di Louis Alfred Székely, alias Louis C.K. Alberto reagisce: “Mi pare che tu ti sia interessato innanzitutto al mio orientamento sessuale”. Inoltre, si ostina a non confessare i trascorsi sessuali: “Non ho il dovere di mettere in pasto agli altri le vicende mie private”. Parole che non tacitano il Torquemada Diaco: “Ma perché? Non è privato e pensi che sia meno privato fare quello che hai fatto? Tu decidi dopo un impegno preso con Dio di venirne meno, rispetto anche alla tua comunità di fedeli, per rincorrere la tua vanità attraverso la televisione e questo sarebbe meno profondo e meno intimo della tua sessualità?”. Come a dire: o ammetti e glorifichi i precorsi del dare e dell’avere recchiuto, oppure non sei degno della Rai. Egregio Pierluigi Diaco, perdonami se ti comunico una novella tutt’altro che bella: almeno in Italia, la maggioranza dei maschi è attratto dal celestiale triangolo di Venere. Tollera e rispetta gli angoli alterni-interni, ma non si allinea, preferendo la normale conoscenza biblica. Del resto, alla mia nipotina ho pure confermato che i veri nonni dormono con le nonne, giammai con Arturo tutto duro.


di Giancarlo Lehner