Il Papa all’Angelus: “La santità è un dono a Dio”

lunedì 2 novembre 2026


In occasione dell’Angelus, Solennità di tutti i Santi, Papa Leone XIV ricorda che la santità è raggiunta da uomini e donne che ”seguendo il Signore Gesù, hanno fatto della propria vita un dono a Dio e al prossimo “; citando una frase di Benedetto XVI, i santi desiderano “l’oceano dell’infinito amore”.

Il Vangelo della Domenica è quello delle Beatitudini (Mt 5, 1-12), e proprio attraverso le parole del primo evangelista il pontefice evidenzia le caratteristiche della santità, che è propria dei “poveri di spirito, ma ricchi dell’amore di Dio (…) affamati di giustizia e saziati nell’intimo della coscienza”.

La santità non è quindi un traguardo, o la vittoria ad una gara, ma un percorso che dura tutta la vita e che vede continuamente affiancarsi i drammi e la vicinanza di Dio, anche se esistono santi che hanno combattuto forti crisi di fede e che hanno avuto un vero e proprio rapporto conflittuale con Dio. Il santo non è l’uomo perfetto o la donna perfetta, ma quella persona che eroicamente (non in senso romanzesco, ma concreto) vive testimoniando Dio.

L’eroismo di vivere la malattia, il martirio, le persecuzioni, la povertà, sempre avendo come baricentro della propria esistenza la fede. Leone afferma infatti che i santi “hanno volti rigati dalle lacrime, ma sono consolati nella preghiera (…) miti difronte alla violenza e ricompensati dal padre”. Il pontefice, guardando al numero infinito della “schiera” di santi, ricorda che la santità “non è riducibile a nessun calcolo”, proseguendo citando tanti aspetti che hanno caratterizzato donne e uomini santi della storia: “Diverse provenienze, culture e stili di vita (…) vocazione universale che interpella ciascuno di noi”. Da parte di Leone, quindi, l’affidamento alla Vergine Maria affinché “accompagni i nostri passi sulla via della santità”.

Al termine della preghiera Prevost ricorda i quattro religiosi spagnoli dell’Ordine dei Frati Minori uccisi “in odio alla fede” nel 1597, e beatificati in Georgia (USA). Guardando al contesto geopolitico, Leone auspica che “la collaborazione tra le parti (…) faccia crescere la volontà di dialogo e porti e nuove iniziative concrete di pace” in merito all’azione umanitaria svolta a Oleshky. Il papa ricorda inoltre che per la prima volta il continente africano sta ospitando – in Senegal – i Giochi Olimpici Giovanili, “segno di speranza che viene dal mondo dello sport”.

Nei giorni scorsi Papa Leone ha espresso il suo voto per corrispondenza per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti: è la prima volta che un pontefice ottempera ad uno dei diritti più importanti per la vita democratica. Sebbene il gelo personale tra il presidente Usa e Prevost faccia ritenere quello del papa come un voto “anti-Trump”, non è detto che il pontefice abbia votato i democratici. In passato il vescovo e poi cardinale Prevost ha votato sia democratici che repubblicani, cosa molto comune negli Stati Uniti, dove l’alternanza tra i diversi schieramenti è un fenomeno consolidato.

Quello del papa non è e comunque non può essere un voto da “capriccio”: è ben più probabile che la sua preferenza sia andata al partito che in questo momento ritiene più affidabile non solo sul piano geopolitico, ma anche su quello sociale, economico e migratorio. Sarebbe stato esilarante vedere il vescovo di Roma recarsi in un seggio dell’Illinois e votare. Ovviamente esiste il voto per posta e si è risparmiato venti ore di volo per mettere una croce, anche perché il 6 novembre partirà per il Sud America.


di Enrico Laurito