Ex Ilva, Quercioli (Federmanager): “La sentenza non diventi la pietra tombale sulla siderurgia italiana”

venerdì 30 ottobre 2026


Valter Quercioli, presidente di Federmanager, ha commentato il rigetto dei ricorsi da parte della Corte di Cassazione contro il provvedimento di fermata dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto.

“La Cassazione si è pronunciata. Ora il Governo deve chiarire come intende salvaguardare un patrimonio industriale strategico per il Paese. La decisione della magistratura non può diventare la pietra tombale sulla siderurgia primaria italiana. Il rischio è che, insieme alla capacità nazionale di produrre acciaio primario, l’Italia perda un pezzo fondamentale della propria autonomia industriale, con conseguenze gravissime per l’occupazione e per l’intera filiera manifatturiera”.

E prosegue: “Il rispetto delle decisioni della magistratura e la tutela della salute e dell’ambiente sono fuori discussione. Ma non possiamo accettare che anni di incertezze e di scelte rinviate si traducano nella perdita irreversibile di un patrimonio industriale e di competenze fondamentale per il Paese. Il Governo indichi subito quali soluzioni industriali siano concretamente percorribili, con quali investimenti, quali risorse e in quali tempi. Non è più sufficiente dichiarare la volontà di salvare la produzione siderurgica: occorre dimostrare come, attraverso un percorso di trasformazione tecnologica, energetica e ambientale credibile e verificabile”.

Secondo Quercioli: “In questo scenario, desta particolare preoccupazione la procedura di licenziamento collettivo avviata per 40 dirigenti di Acciaierie d’Italia. Non si può parlare di futuro industriale mentre si rischia di disperdere proprio le competenze manageriali necessarie a costruirlo. Parliamo di professionalità che, anche nelle condizioni più difficili, hanno contribuito a garantire il presidio degli impianti, la sicurezza e la continuità delle attività. Non possono essere i dirigenti, così come gli altri lavoratori e le loro famiglie, a pagare il prezzo di una crisi che si trascina da anni. Chiediamo ai commissari e alle istituzioni un confronto immediato per verificare la compatibilità di questa procedura con le esigenze della transizione industriale oramai necessaria per il territorio di Taranto”.

“Un impianto si può fermare, ma ricostruire una filiera industriale e il suo patrimonio di competenze è tutt’altra cosa. Occorre agire prima che la perdita di capacità produttiva e di professionalità diventi irreversibile. Il Governo assuma decisioni tempestive, coinvolgendo tutte le parti interessate e garantendo che la tutela dell’occupazione, a ogni livello, sia parte integrante delle soluzioni individuate. L’Italia non può permettersi di rinunciare al proprio futuro siderurgico”, conclude Quercioli.


di Redazione