Carceri: Padova, Napoli, ancora suicidi

martedì 27 ottobre 2026


“...e lo Stato che fa / si costerna, s’indigna, s’impegna / poi getta la spugna con gran dignità...”. Così canta Fabrizio De Andrè in una sua bella e famosa canzone. Ma ora non c’è neppure più indignazione, ombra di impegno. Si getta “semplicemente” la spugna. Senza dignità.

Un detenuto extracomunitario di 61 anni, fine pena nel 2038, si è suicidato impiccandosi nella sua cella della Casa di Reclusione di Padova. Inutili i soccorsi della Polizia penitenziaria e dei sanitari.

Nel carcere di Padova 696 detenuti sono stipati in soli 432 posti (161 per cento di sovraffollamento) e 295 agenti penitenziari suppliscono il lavoro e le responsabilità di almeno 445.

Napoli, carcere di Poggioreale: un detenuto di 54 anni si toglie la vita in cella. Si tratta del sesto suicidio registrato dall’inizio dell’anno negli istituti penitenziari della Campania.

Sono oltre 60 i detenuti che dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita, cui bisogna aggiungere 4 operatori suicidi. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio, anziché pensare di riservare a minorenni settori delle carceri per adulti, o pensare alla costruzione di nuove carceri minorili, dovrebbe cercare il modo per deflazionare la densità detentiva di tutti i penitenziari, e attivarsi perché nella imminente legge di bilancio siano stanziate le risorse per potenziare compiutamente gli organici della Polizia penitenziaria, rilanciare la formazione, ammodernare le strutture, implementare gli equipaggiamenti, assicurare l’assistenza sanitaria e avviare riforme di sistema; come, peraltro da tempo chiedono operatori e sindacati della Polizia penitenziaria.


di Valter Vecellio