Diritto, garanzie e istituzioni

lunedì 26 ottobre 2026


L’analisi del confronto tra il Senatore Scarpinato e l’avvocato Giordano

​Il dibattito sulla giustizia e sulle strategie di contrasto alla criminalità organizzata in Italia si articola da sempre lungo un delicato equilibrio: da un lato l’esigenza di una risposta sanzionatoria e investigativa incisiva, dall’altro il rigoroso rispetto dei principi costituzionali del giusto processo e delle garanzie difensive.

​Il recente confronto sviluppatosi in seno alla Commissione Parlamentare Antimafia tra il senatore Roberto Scarpinato (già Procuratore Generale) e l’avvocato Stefano Giordano - nominato consulente a titolo gratuito della medesima Commissione - offre lo spunto per una riflessione analitica e obiettiva su nodi istituzionali e giuridici che interessano direttamente l’architettura dello stato di diritto.

I TEMI DEL CONFRONTO: LA POSIZIONE E I RILIEVI DEL SENATORE SCARPINATO

​I rilievi formulati dal senatore Scarpinato nei confronti dell’avvocato Giordano attengono a due profili cardine: la compatibilità del ruolo e l’impostazione tecnico-giuridica delle battaglie legali condotte dal penalista nel corso della sua carriera.

La critica all'attività giudiziaria sovranazionale: Scarpinato ha richiamato l’attenzione sull’intensa attività difensiva svolta da Giordano dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (Cedu), con particolare riferimento ai ricorsi aventi ad oggetto la materia del concorso esterno in associazione mafiosa e l’applicazione delle misure di prevenzione. Nella prospettiva del senatore, l’aver sostenuto tesi difensive in contrasto con taluni orientamenti consolidati della giurisprudenza nazionale pregressa configurerebbe una linea di pensiero critico verso l’impianto normativo antimafia, sollevando interrogativi sull’opportunità della sua consulenza per la Commissione.

​Profili di compatibilità istituzionale: il senatore M5S ha inteso evidenziare come le posizioni assunte dall’avvocato Giordano in sede scientifica e processuale potessero entrare in tensione con la missione istituzionale dell’organo parlamentare d’inchiesta, sostenendo la necessità di una piena continuità concettuale con le prassi e la storia dell’Antimafia giudiziaria.

​LE RAGIONI DELL’AVVOCATO GIORDANO: IL RUOLO TECNICO E LA TRADIZIONE GARANTISTA

​Per comprendere appieno la posizione di Stefano Giordano occorre esaminare sia il piano tecnico-funzionale del suo incarico, sia il profilo storico-culturale che ne caratterizza la formazione.

​La funzione dell’avvocatura e le pronunce Cedu: sotto il profilo strettamente giuridico, l’avvocato Giordano ha ribadito il principio di separazione tra il ruolo del difensore e la posizione dell’assistito. La difesa tecnica, garantita dall’articolo 24 della Costituzione, costituisce un presidio fondamentale del sistema democratico. Le pronunce della Cedu che hanno accolto i ricorsi patrocinati dallo studio Giordano non rappresentano “vittorie di parte”, bensì l’accertamento, da parte di una giurisdizione sovranazionale riconosciuta dall’Italia, della conformità delle leggi interne alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.

​L’eredità del Maxi Processo e l’insegnamento di Alfonso Giordano: la figura di Stefano Giordano si lega inevitabilmente a quella del padre, Alfonso Giordano, il magistrato che nel 1986 assunse la presidenza del Primo Maxi Processo a Cosa Nostra. In quel contesto storico straordinario e drammatico, la Presidenza della Corte d’Assise operò affinché l’imponente istruttoria condotta da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e dal Pool Antimafia trovasse pieno e inappuntabile riscontro nel rispetto delle regole procedurali. Quella lezione dimostrò che la forza dello Stato contro la mafia risiede proprio nella rigorosa applicazione del Codice di Procedura Penale: una sentenza è inattaccabile solo se il processo è stato equo e garantito.

​PERCHÉ LA VICENDA FA NOTIZIA: L’AUTONOMIA DELLA CONSULENZA E LA DIALETTICA ISTITUZIONALE

​La risonanza mediatica e politica del caso risiede nel fatto che esso tocca la natura stessa delle consulenze tecniche in ambito parlamentare.

​Quando un organo d’inchiesta si avvale di consulenti a titolo gratuito, la ricchezza del contributo è spesso correlata alla pluralità delle competenze e delle sensibilità giuridiche presenti. Limitare la scelta ai soli profili che condividono una determinata impostazione dottrinale o giudiziaria rischierebbe di impoverire la dialettica scientifica della Commissione.

​Il dibattito sorto dimostra quanto sia ancora delicato il confine tra la valutazione di opportunità politica e il rispetto della neutralità tecnica dell’avvocato, il cui compito non è quello di sposare una narrazione, ma di fornire analisi giuridiche rigorose ed esenti da condizionamenti.

LA LOTTA ALLA MAFIA COME PATRIMONIO COSTITUZIONALE CONDIVISO

​L’analisi serena dei fatti porta a una conclusione univoca: il contrasto alla criminalità organizzata non può e non deve diventare terreno di contrapposizione ideologica o di appartenenza. Perché la lotta alla mafia continui a essere un patrimonio comune e condiviso dell’intera nazione, essa deve poggiarsi su basi chiare e non negoziabili:

​Il primato dello stato di diritto: la legalità non si afferma attraverso deroghe alle garanzie, ma attraverso il rigoroso rispetto delle regole procedurali e dei diritti fondamentali.

​La tutela della funzione difensiva: l’avvocato che ricorre agli organi di giustizia europei per verificare la conformità delle norme nazionali compie un atto di esercizio del diritto e di contributo all'evoluzione dell'ordinamento.

​L’insegnamento delle grandi stagioni giudiziarie: come dimostrato dalla conduzione del Maxi Processo, la risposta sanzionatoria dello Stato trae la sua massima legittimità morale e giuridica proprio dalla sua inappuntabile correttezza formale e sostanziale.

​Mantenere elevato il livello del confronto istituzionale, superando le rigidità di parte e valorizzando la cultura delle garanzie, rappresenta la via maestra affinché l’azione antimafia conservi la sua forza etica e la sua piena efficacia giuridica.


di Alessandro Cucciolla