martedì 6 ottobre 2026
Quando la casa popolare torna ad un diritto e non un feudo dei clan
C’è una liturgia stanca che accompagna da anni il racconto della sicurezza nelle nostre città: il comunicato stampa in burocratese, l’ennesima parata di sigle, il freddo bollettino d’ordinanza.
Ma ciò che si è consumato all’alba di questa mattina nei quartieri San Paolo e San Pio a Bari va ben oltre la cronaca di un consueto servizio d'ordine.
Non è soltanto un’operazione di sgombero; è una vera e propria riappropriazione culturale e sociale del territorio.
Due appartamenti di edilizia residenziale pubblica, uno del Comune di Bari e l’altro dell’Arca Puglia, sono stati liberati in esecuzione di due decreti di sequestro preventivo d’urgenza emessi dalla Procura della Repubblica.
Fin qui, la forma. La sostanza fuori dal coro, però, risiede nel metodo e nel messaggio.
Per anni le case popolari in certi perimetri urbani sono state considerate una prateria di conquista o, peggio, un premio di rappresentanza.
Una moneta di scambio in mano alla criminalità organizzata. Gli accertamenti minuziosi dell’Arma dei Carabinieri hanno scoperchiato una realtà sommersa ma nota a tutti: la presenza negli alloggi di soggetti contigui o appartenenti ai clan locali. Gente che per anni ha occupato sine titulo, facendosi beffa di diffide, graduatorie e diritti altrui, trasformando il bene pubblico in un feudo privato protetto dall’ombra dell'intimidazione.
In un contesto dove spesso la burocrazia tentenna e si muove con passo felpato per timore di minare precari equilibri, la svolta porta una firma precisa. Il ripristino della legalità non è piovuto dal cielo, ma è il frutto di una regia istituzionale rigorosa guidata con fermezza dal Prefetto di Bari, Rossana Riflesso.
Con un’autorevolezza che non cerca il clamore ma i risultati, il Prefetto ha orchestrato la risposta dello Stato trasformando il Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica del 24 settembre scorso nel punto di non ritorno.
Non una semplice riunione, ma il tavolo strategico dove la Procura, le Forze dell’Ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale), i Vigili del Fuoco, la Asl e i Servizi Sociali hanno smesso di parlare per compartimenti stagni e hanno agito come un unico organismo indivisibile.
La vera notizia “controcorrente” sta nel finale di questa storia, che evita sia la retorica del pugno di ferro sia il piagnisteo assistenziale.
L’uscita dei clan da quegli immobili non lascia un vuoto urbano, ma restituisce una speranza numerabile: le case torneranno agli enti proprietari per essere finalmente assegnate a chi ne ha davvero diritto, a chi attende in graduatoria rispettando le regole.
Questa mattina a San Paolo e San Pio non si sono aperte solo delle porte scassinate con la forza della legge; si è incrinata la convinzione malavitosa che il territorio appartenga a chi fa più paura. Lo Stato, quando vuole e quando è guidato con visione autorevole, sa essere più forte. E soprattutto, sa tornare a casa.
di Alessandro Cucciolla