giovedì 1 ottobre 2026
Un tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe non basta. Servono risorse legate alle esigenze linguistiche e una distribuzione equilibrata tra tutte le scuole del sistema nazionale, paritarie comprese.
Il presidente Sergio Mattarella ha emanato il decreto-legge sul limite del 30 per cento di studenti stranieri in classe. Uno special report di Suor Anna Monia Alfieri, senior fellow dell’Istituto Bruno Leoni, ricostruisce la questione fin da quando ha iniziato ad essere oggetto di circolari ministeriali, a partire dalla circolare numero 301 del 1989, firmata proprio da Mattarella come ministro della Pubblica istruzione.
Secondo l’autrice, una misura del genere come integrazione scolastica non basta. Servono risorse proporzionate alle necessità di apprendimento della lingua italiana e una distribuzione equilibrata degli studenti tra tutte le scuole del sistema nazionale di istruzione, comprese le paritarie, che sono parte integrante parte del servizio pubblico.
Oggi lo Stato contribuisce con circa 830 euro per ogni alunno delle scuole paritarie, a fronte di un costo medio di circa 7.500 euro per uno studente della scuola statale. In 25 anni le paritarie hanno perso il 36 per cento degli allievi, soprattutto al Sud.
Il report propone di finanziare il diritto dello studente invece del gestore, perché la libertà di scelta non resti un privilegio economico e perché le scuole paritarie possano essere una forma di sostegno anche alla distribuzione degli studenti e alla loro integrazione.
(*) Tratto da Ibl
di Istituto Bruno Leoni (*)