venerdì 25 settembre 2026
La Turchia, ormai da anni, smaltisce la maggior parte dei rifiuti comunitari. In particolare la plastica: Ankara è diventata fondamentale per la geografia europea dello smaltimento. E adesso, con lo stop imminente ai Paesi non Ocse e l’industria del riciclo in crisi, la Turchia si prepara ad esserlo ancora di più. Attenzione però: la Commissione europea non è proprio sicura che la plastica, ad Ankara, venga smaltita alla maniera europea. Un report della Commissione a cui ha avuto accesso Politico ha rilevato carenze nei dati, dubbi sull’enforcement e danni ambientali documentati, ma non abbastanza da chiudere il canale commerciale.
L’Unione europea, in poche parole, non è sicura che la normativa comunitaria per lo smaltimento e il riciclo dei rifiuti venga applicata a dovere. La Turchia, secondo il report, offre “informazioni limitate”, mostra una “governance frammentata e senza chiaro coordinamento”. Non proprio il massimo, se il tuo cliente è il paladino globale del riciclo e dello stile di vita green. Il quadro delineato dal rapporto della Commissione e tutt’altro che virtuoso – “un contesto segnato da casi documentati di danni ambientali” – ma non abbastanza negativo da condurre “alla conclusione che la Turchia non stia gestendo i rifiuti di plastica importati dall’Ue in modo ecologicamente corretto”. Anche perché poi, a noi, chi li smaltirebbe tutti questi rifiuti?
Ecco qualche numero: la Turchia, principale importatore di rifiuti europei, lo scorso anno ha ricevuto 510mila tonnellate di plastica dall’Unione. Sarebbe l’equivalente di 25 miliardi di bottigliette da mezzo litro e il 36 per cento di tutta la plastica che l’Ue esporta. La normativa europea parla chiaro: la Commissione deve costantemente vigilare su come i Paesi riceventi smaltiscano i rifiuti, senza causare gravi danni ambientali o sanitari. Se ciò avvenisse – e il report indica “documentati di danni ambientali” – allora l’Ue dovrebbe sospendere o limitare le esportazioni. Questo non sta avvenendo con la Turchia. Nonostante il documento che segnala le negligenze di Ankara, l’Ue ha deciso di continuare a esportare la sua plastica nel Paese. Eppure nel report letto da Politico gli esperti sostengono che solo il 10 per cento della plastica viene riciclato, mentre la maggior parte finisce in discarica o viene smaltita in modo inadeguato.
Il motivo principale per cui l’Ue ha deciso di continuare le esportazioni verso la Turchia è che il Paese sta attivamente migliorando le norme sulla gestione dei rifiuti di plastica. In maniera, verrebbe da dire, abbastanza contraddittoria, il report sostiene che la gestione dei rifiuti di plastica ora sarebbe “sostanzialmente in linea” con le norme internazionali e dell’Unione. Insomma, la Commissione ha deciso di chiudere (almeno) un’occhio: tutto rimandato al prossimo report, previsto per il 2028. Nel frattempo l’Ue “monitorerà attentamente” la gestione dei rifiuti in Turchia.
di Zaccaria Trevi