Equilibrio e responsabilità, le basi per una scuola inclusiva

mercoledì 23 settembre 2026


In Italia siamo abituati a “risolvere” i problemi trasformandoli in dispute ideologiche. Ed è precisamente ciò che sta accadendo intorno alla proposta lanciata qualche giorno fa dal presidente del Consiglio sulla possibilità di definire una percentuale massima di alunni stranieri nelle scuole primarie. Prima ancora di riflettere sul merito – se l’introduzione di una soglia possa facilitare l’inclusione, tenendo conto del livello di conoscenza della lingua italiana e delle caratteristiche dei diversi territori – è partita la solita tenzone tra chi sostiene che il provvedimento sia una misura di buon senso e chi, invece, lo considera antidemocratico e discriminatorio.

Questi ultimi, però, hanno evitato con cura di rispondere a una domanda molto semplice: come si costruiscono classi nelle quali tutti possano imparare nelle condizioni migliori possibili a fronte di differenti punti di partenza? Se in un’aula si concentra una quota elevata di studenti con una conoscenza limitata dell’italiano, il problema non riguarda soltanto loro. Coinvolge l’intero gruppo, perché l’insegnante deve inevitabilmente destinare una parte maggiore del proprio lavoro all’apprendimento linguistico di base. Sostenere che l’obiettivo sia quello di creare scuole per italiani e scuole per stranieri è del tutto fuorviante. Lo scopo è giusto il contrario: evitare concentrazioni che rendano più complicato il percorso educativo e favorire condizioni nelle quali l’integrazione possa realmente avvenire. Naturalmente, una soglia numerica, da sola, risolve poco.

Un dibattito pubblico serio dovrebbe concentrarsi su ciò che sia realmente necessario, per promuovere un’inclusione effettiva, a partire dalle competenze professionali e dalle risorse messe a disposizione degli istituti scolastici. La scuola ha bisogno di equilibrio, di strumenti didattici adeguati e di responsabilità condivise, per permettere agli insegnanti di svolgere bene il proprio lavoro e garantire a ogni alunno, indipendentemente dalla sua provenienza, le migliori condizioni per integrarsi. Il resto è pura demagogia.


di Francesco Carella