Nuove generazioni: garantire pari opportunità di partenza

giovedì 3 settembre 2026


Creare progetti in convenzione tra Servizio sanitario nazionale, enti locali e associazioni. E questo l’obiettivo del Programma predefinito 12 (Pp12) del Piano nazionale della prevenzione, illustrato da Souad Sbai, la responsabile del Dipartimento nazionale Pari Opportunità della Lega, in una nota. È arrivato il momento di “garantire alle nuove generazioni le stesse opportunità di partenza è la base per costruire una società giusta, coesa e capace di guardare al futuro soprattutto per le famiglie in situazioni di maggiore vulnerabilità”, si legge nel testo. La responsabile del Caroccio ha spiegato quanto sia importante il lavoro di squadra tra sanità pubblica e associazionismo, che consentirà di “abbattere i divari sociali ed economici fin dall’inizio, garantendo a ogni bambino un percorso di crescita sicuro e tutelato”.

L’obiettivo dichiarato è di raggiungere l’attuazione degli interventi in almeno il 30 per cento dei distretti entro il 2028 e nel 50 per cento entro il 2029, come previsto dal Pp12. Sostenere le mamme e i papà, investire nella prima infanzia, è una scelta di civiltà che paga: rafforza l’intero tessuto sociale del Paese. “Il periodo che va dal concepimento fino ai due anni di età costituisce una fase fondamentale per ogni essere umano”, ha spiegato Sbai. E ancora: “In questa finestra temporale si gettano infatti le basi dello sviluppo fisico, cognitivo e relazionale, ponendo le premesse per il benessere dell’intera vita e prevenendo l’insorgenza di patologie croniche nell’età adulta”.

Il percorso di sostegno a genitori e piccoli inizia dalla prevenzione, garantendo la tutela della salute preconcezionale. Durante la gravidanza, poi, sono previsti i corsi di accompagnamento alla nascita, l’assistenza e le visite domiciliari dopo il parto. “A questo si affiancano l’attenzione alla nutrizione con la promozione dell’allattamento e del corretto svezzamento, la prevenzione degli incidenti domestici e una forte sensibilizzazione sull’uso responsabile degli schermi digitali. Fondamentali risultano anche gli screening per la diagnosi precoce dei disturbi del neurosviluppo attraverso la scheda di sorveglianza neuroevolutiva dell’Iss e la promozione di attività stimolanti come la lettura condivisa, il coinvolgimento attivo dei padri sul modello E4Parent e la frequenza dei servizi educativi per l’infanzia”, si legge nella nota.

La salute mentale della madre nel periodo perinatale è di vitale importanza. La depressione post-partum non deve essere vista come uno stigma sociale, anche perché colpisce in Italia tra il 10 per cento e il 15 per cento delle donne, dati dell’Istituto superiore di sanità alla mano. Alcune stime internazionali, addirittura, indicano che, considerando tutte le forme di disagio psicologico perinatale (inclusa l’ansia e i disturbi dell’umore sottosoglia), la percentuale può raggiungere il 20–25 per cento delle neo-mamme. “Il programma pone quindi al centro un’assistenza post-partum strutturata e continuativa, attraverso screening sistematici con strumenti validati come la Edinburgh postnatal depression scale (Epds), la formazione degli operatori sanitari al riconoscimento precoce dei segnali di disagio e la creazione di percorsi di presa in carico integrata sul territorio”, ha aggiunto Sbai.

La forza del programma per il prossimo quinquennio risiede “nell’integrazione e nella messa in rete intersettoriale tra setting sanitario, sociale, educativo e terzo settore che riconosce come la salute non sia soltanto una questione di assistenza medica, ma il risultato diretto dell’interazione tra ambiente, condizioni economico-sociali, alimentazione e qualità degli spazi di vita”, ha chiosato la responsabile della Lega.


di Redazione