Il costo di diventare adulti

mercoledì 2 settembre 2026


In Italia si diventa adulti tardi. O almeno così abbiamo raccontato per anni. Eurostat dice che nel 2024 i giovani italiani hanno lasciato la casa dei genitori mediamente a 30,1 anni, quasi quattro anni dopo la media europea di 26,2. Il dato sembra prestarsi facilmente a un giudizio. Giovani poco autonomi, famiglie troppo protettive, una generazione che fatica a separarsi. Abbiamo persino inventato parole per definirla. Ma forse abbiamo cercato nella psicologia una spiegazione che sta, almeno in parte, nei conti correnti.

Nel 2022, secondo elaborazioni Eures su dati Inps, un dipendente del settore privato non agricolo tra i 25 e i 34 anni percepiva mediamente 18.447 euro lordi nell’anno. È un dato annuo che riflette anche la discontinuità dei percorsi lavorativi e non può essere trasformato meccanicamente in uno stipendio mensile. Nel 2025, inoltre, secondo Istat oltre il 30 per cento degli occupati tra 15 e 34 anni era ancora a termine e/o in part-time involontario. E nelle imprese con almeno dieci dipendenti, i dati retributivi del 2022 mostrano che gli under 30 avevano una retribuzione oraria media del 36,4 per cento inferiore a quella degli over 50.

Poi c’è la casa. Alla fine del 2025, prendendo come riferimento un appartamento di 50 metri quadrati e i canoni richiesti negli annunci, l’affitto significava circa 710 euro al mese nella media nazionale. A Milano si arrivava a circa 1.140 euro, a Roma a 935 euro, a Bologna a 855 euro. Non è corretto sovrapporre meccanicamente questi numeri. Il dato retributivo è nazionale e precedente, mentre il costo dell’abitazione varia enormemente tra città e territori. Ma gli ordini di grandezza bastano a porre una domanda. Quanto rimane, dopo l’affitto, per mangiare, pagare le bollette, muoversi, vestirsi, vivere?

Diventare adulti, però, non significa semplicemente lasciare una casa. Significa poter prendere una decisione e sostenerne le conseguenze. Andarsene, rimanere, cambiare lavoro, avere un figlio, interrompere una relazione, ricominciare. Persino sbagliare. Ma anche sbagliare ha un costo. E quando il margine economico scompare, diminuisce insieme a esso lo spazio nel quale una persona può scegliere. Se rimanere nella casa dei genitori è il solo modo per far tornare i conti, quella permanenza smette almeno in parte di essere una scelta.

È qui che la famiglia italiana assume una funzione della quale parliamo poco. Non offre soltanto affetto e protezione. Offre metri quadrati. Paga bollette, mette a disposizione automobili, prepara pasti, anticipa denaro, qualche volta permette di accettare un lavoro sottopagato perché assorbe la differenza tra ciò che quel lavoro paga e ciò che vivere realmente costa. Una parte della precarietà italiana non esplode semplicemente perché viene accolta dentro le case. Il costo dellautonomia non scompare. Cambia il soggetto che lo paga.

C’è persino un paradosso nei dati europei. L’Italia presenta un sovraccarico dei costi abitativi giovanili relativamente contenuto, ma è contemporaneamente uno dei Paesi nei quali si lascia più tardi la famiglia dorigine. Eurostat segnala che i due fenomeni tendono ad accompagnarsi. La spiegazione non può essere ridotta a un rapporto automatico di causa ed effetto, ma la domanda rimane. Forse una parte dei giovani italiani non risulta schiacciata dal costo della casa perché non può ancora permettersi di averne una propria.

Poi c’è chi parte. Secondo elaborazioni Unioncamere su dati Eurostat, nell’ultimo decennio i giovani tra i 20 e i 34 anni che hanno lasciato l’Italia sono quasi raddoppiati, passando da circa 37mila a 70mila lanno. Sarebbe scorretto sostenere che lascino l’Italia perché non riescono a pagare un affitto. I dati non lo dimostrano. Ma possiamo mettere le due fotografie una accanto all’altra. In una vediamo giovani che rimangono nella famiglia dorigine fino a 30 anni. Nell’altra, giovani che cercano altrove lavoro, reddito, possibilità. Forse allora la parola decisiva non è indipendenza. È separazione.

Diventare adulti significa potersi separare senza necessariamente rompere. Uscire dalla casa dei propri genitori senza dover uscire dalla propria città. Costruire una vita senza essere costretti a scegliere tra la protezione familiare e la partenza. La famiglia può essere un luogo nel quale tornare. Diventa altro quando è il luogo dal quale economicamente non possiamo andare via.

Abbiamo discusso molto di una generazione incapace di diventare adulta. Abbiamo discusso meno di una società capace di consentirglielo. Forse la domanda, allora, non è più perché i giovani italiani lascino così tardi la casa dei genitori. È molto meno rassicurante. Quanto costa, oggi, il diritto di separarsi?


di Fabio Cavallari