venerdì 28 agosto 2026
Non ci sono più le mezze stagioni e usiamo il condizionatore da aprile a settembre; abbiamo, nella maggior parte dei casi, un’unità esterna sul balcone e una o più unità interne nelle stanze o negli ambienti di lavoro. È una scelta pratica, apparentemente economica e di veloce realizzazione e manutenzione, ma è la scelta ottima? Non sempre, anzi presenta almeno queste criticità.
L’unità esterna, per quanto qualcuno cerchi di nasconderla, è spesso visibile imbruttendo la facciata. Attenzione: il degradamento estetico di una facciata a volte è immediato, e in questo caso subito scattano le contromisure (reclami, denunce, eccetera) ma in molti casi è quasi silente, semi invisibile, perdonabile. Ed è così che si pensa “un condizionatore, che c’è di male, sono poveri anziani e fa tanto caldo” o qualcosa del genere. In parte è anche vero ma poi iniziano le disordinate repliche: chi su un balcone in alto a destra, chi in alto a sinistra, chi sulla facciata di qua e chi di là. Negli anni purtroppo non c’è dubbio cresce un obbrobrio che danneggia esteticamente la facciata. Per rendersene conto basta confrontare una foto della facciata ormai deturpata con la facciata originale: criticità estetica.
Ma non è solo questo: c’è il tema del rumore. È facile verificare che di notte, in assenza di traffico o con traffico limitato, il rumore delle unità esterne dei condizionatori è presente e purtroppo, a volte, è fastidioso. Magari si potrebbe desiderare stare sul balcone a guardare le stelle in silenzio e in pace o a scambiare quattro chiacchiere invece no, c’è sempre il sottofondo dei ventilatori che brusiscono: criticità rumorosa.
Poi, c’è un altro fenomeno completamente trascurato: l’effetto isola di calore. Il condizionatore toglie il calore dell’appartamento o dall’ufficio e lo spedisce intorno all’unità esterna. Quindi intorno all’unità esterna, banalmente fa più caldo, anche fastidioso perché un caldo ventilato. Fenomeno amplificato nel caso di negozi sempre aperti con condizionatori sempre accesi. Inoltre è doveroso sottolineare che il calore immesso in atmosfera non è soltanto quello prelevato dall’appartamento ma anche quello del lavoro elettrico che dipende dalla potenza elettrica assorbita e quindi dall’Eer (Energy efficiency ratio), l’indice di efficienza energetica: criticità termica. L’Eer è il rapporto tra la potenza frigorifera e la potenza elettrica assorbita: dipende dalla realizzazione dell’impianto, dalla tecnologia del sistema e dalla temperatura esterna. Più la temperatura esterna è bassa e più l’Eer è alto e quindi la potenza elettrica assorbita dalla rete e bassa.
La soluzione purtroppo non sempre applicabile ma, laddove applicabile, è molto interessante. Mi riferisco all’impianto geotermico a bassa entalpia che riduce drasticamente la differenza di temperatura tra la stanza da raffreddare e “l’ambiente da riscaldare”. In un caso c’è l’aria calda estiva cocente del solleone, nel caso dell’impianto geotermico o di una falda c’è del materiale (terreno o acqua) a 15 °C; ecco che il salto termico si riduce drasticamente. Va con sé che la potenza elettrica e quindi la bolletta si abbassa. Non solo, non essendoci scambio di calore con l’aria ma con l’acqua (o con il terreno) non c’è bisogno dei fastidiosi ventilatori riducendo anche l’impatto architettonico e rumoroso. Attenzione: gli stessi vantaggi sono presenti d’inverno perché la temperatura del terreno o della falda è maggiore della temperatura dell’aria fredda. La soluzione geotermica a bassa entalpia pertanto, laddove possibile, è vincente sia d’estate che d’inverno.
di Fabrizio Pini