martedì 25 agosto 2026
A Rimini la sfida di rimettere la persona al centro
Che cosa accade quando l’economia smette di guardare alla persona e comincia a considerare soltanto numeri, produttività e profitto? È una domanda tutt’altro che teorica quella che attraversa il confronto promosso da Ucid (Unione cristiana imprenditori dirigenti) e Uniapac al Meeting per l’amicizia tra i popoli di Rimini, dedicato al tema “Umanesimo integrale ed economia civile”. Perché parlare di economia significa, prima di tutto, parlare di uomini e donne. Significa parlare del lavoro che dà dignità, dell’impresa che crea opportunità, delle relazioni che costruiscono fiducia, delle comunità che non lasciano indietro nessuno.
In una fase storica segnata da trasformazioni profonde, dalla rivoluzione digitale all’Intelligenza artificiale, dalla crisi dei modelli tradizionali di lavoro alle nuove disuguaglianze, la domanda non può essere soltanto quanto siamo capaci di produrre. Dobbiamo chiederci anche per chi produciamo, quale società stiamo costruendo e quale posto vogliamo riservare alla persona. È questo il valore del confronto di Rimini: non fermarsi alla diagnosi, ma provare a indicare una direzione.
A guidare la riflessione sarà anche il cardinale Angelo Bagnasco, consulente ecclesiastico Ucid Nazionale, con una lectio magistralis dedicata a una domanda fondamentale: che cosa significa concretamente costruire un’economia al servizio dell’uomo? A moderare le due giornate sarà Claudia Conte, giornalista, conduttrice e attivista, da anni impegnata nella promozione di iniziative culturali e sociali dedicate alla responsabilità, alla dignità della persona e alla costruzione del bene comune. Il suo percorso, sviluppato attraverso il giornalismo, la televisione e numerosi progetti nel campo della responsabilità sociale, si intreccia naturalmente con il tema dell’incontro: riportare l’essere umano al centro del dibattito pubblico e trasformare i grandi principi in attenzione concreta alle persone.
Una domanda che chiama in causa direttamente il mondo dell’impresa. Perché un’impresa può essere efficiente e, nello stesso tempo, essere anche un luogo di promozione umana? È possibile coniugare competitività e responsabilità, innovazione e dignità, profitto e bene comune? La risposta non può essere una contrapposizione ideologica tra economia e persona. Al contrario, la vera sfida è dimostrare che la persona non è un costo dell’economia, ma la sua ragione più profonda.
Da qui il confronto tra protagonisti dell’impresa, dell’economia, dell’università e dell’associazionismo: Paolo Porrino, presidente Ucid Nazionale; il cavaliere del lavoro Fabio Storchi, presidente del comitato tecnico scientifico Ucid Nazionale e presidente Ucid Reggio Emilia; Sigrid Marz, presidente Uniapac; Riccardo Ghidella, board member di Uniapac Europe; Andrea Della Bianca, presidente Compagnia delle opere; Valentina Rotondi, professor of Care economics, Social sciences and public health presso Supsi e fondazione economy of francesco; Leonardo Becchetti, professore ordinario alla facoltà di Economia dell’Università di Roma Tor Vergata ed esponente della Scuola di economia civile; Paolo Garonna, presidente della Fondazione centesimus annus e professore di Politica economica alla Luiss Guido Carli; Aldo Fumagalli, vice-presidente Ucid Nazionale, Presidente del Gruppo Lombardo e presidente Ucid Monza; Benedetto Delle Site, presidente Ucid Movimento giovani.
Il tema degli indicatori economici diventa allora decisivo. Perché ciò che conta davvero non sempre entra in un bilancio: la qualità delle relazioni, la fiducia, la cura, la partecipazione, la possibilità per una persona di sentirsi parte di una comunità. È qui che l’economia civile offre una prospettiva preziosa: ricordarci che il valore non coincide esclusivamente con il prezzo e che lo sviluppo non può essere separato dalla dimensione relazionale e sociale.
E c’è un altro tema che rende questa riflessione particolarmente urgente: l’Intelligenza artificiale. Le macchine potranno sostituire molte attività, modificare professioni e aumentare la produttività. Ma potranno sostituire la capacità umana di prendersi cura, di creare fiducia, di assumersi responsabilità, di riconoscere nell’altro una persona? Forse proprio mentre la tecnologia diventa sempre più potente dobbiamo riscoprire ciò che ci rende irriducibilmente umani. L’impresa, in questa prospettiva, non è soltanto un’organizzazione che produce beni e servizi. È una comunità di persone. Può diventare un luogo nel quale si costruisce futuro, si trasmette competenza, si genera responsabilità e si restituisce valore al territorio. Il richiamo a Marcello Candia, alla sua esperienza di imprenditore vissuta come servizio, restituisce concretezza a questa visione: la responsabilità economica può diventare una forma autentica di responsabilità verso l’uomo.
Ma la sfida non riguarda soltanto gli imprenditori. Riguarda la politica, le Istituzioni, l’Europa, il mondo del lavoro, la società civile e soprattutto i giovani. Perché mettere la persona al centro non può essere uno slogan da pronunciare nei convegni. Deve diventare un criterio con cui orientare le decisioni. Quale economia vogliamo? Ma soprattutto: quale società vogliamo diventare? È questa, in fondo, la domanda più radicale che arriva da Rimini. Un’economia che considera l’uomo soltanto come consumatore, lavoratore o contribuente rischia di perdere di vista ciò che rende possibile ogni autentico sviluppo. Un’economia che riconosce nella persona il proprio centro può invece generare non soltanto ricchezza, ma anche fiducia, comunità, responsabilità e speranza. Perché il vero progresso non si misura soltanto da quanto produciamo. Si misura anche da quanto siamo capaci di prenderci cura delle persone mentre costruiamo il futuro.
Ed è forse questa la sfida più importante dell’umanesimo integrale: non mettere l’economia contro l’uomo, ma restituire all’economia la sua finalità più alta. Il futuro, infatti, non è qualcosa che semplicemente ci aspetta. È qualcosa che siamo chiamati, insieme, a costruire.
di Redazione