venerdì 7 agosto 2026
In occasione dell’evento internazionale “Go! Franciscan Youth Meeting 2026” Papa Leone XIV si è recato ieri ad Assisi, dove ha incontrato giovani provenienti da tutto il mondo e radunati per celebrare l'ottavo centenario della morte del santo patrono d’Italia, Francesco, avvenuta nel 1226. Appena arrivato ad Assisi Prevost ha incontrato, sul sagrato della Basilica, circa 2.500 ragazzi, rispondendo alle loro domande sulle sfide attuali e i problemi vocazionali. Una giovane croata, Karolina, ha parlato al pontefice della sua crescita avvenuta con i frati francescani, che le ha permesso di vivere la grandezza della fede fuori dalla chiesa, in strada. Ha chiesto al pontefice consigli su come vivere la fede in modo autentico in un mondo che cambia rapidamente.
Leone, evocando “il pericoloso intreccio tra religione e nazionalismo” avvenuto decenni prima in quella zona dell’Europa, ha ricordato il contributo dei francescani che per secoli “hanno ispirato il dialogo e aiutato la convivenza pacifica tra cattolici, ortodossi e musulmani. Oggi, essere fedeli a questa tradizione di prossimità significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione”. Leone, tenendo a mente l’esperienza di fede e di crescita spirituale della ragazza di Zagabria, riflette sul ruolo del cristiano nel mondo del cambiamento, fatto di potere e polarizzazione: “Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità. Essere testimoni di Cristo rimane quindi affascinante e impegnativo, perché allarga la mente e il cuore oltre confini artificiali, cioè al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio. Sottrarsi alla cultura della potenza e costruire la civiltà dell’amore non è subito compreso e accettato”.
Nel rispondere ad un’altra domanda sulle difficoltà del percorso vocazionale e sulle sfide spirituali nel tempo dell’incertezza, Leone afferma che “siamo portati oggi a parlare negativamente del provvisorio. Una volta era invece la Chiesa a educare con insistenza al senso del provvisorio: passa questo mondo, il tempo corre, le cose terrene sono mutevoli. Dio solo rimane, Dio è eterno” e ancora: “Oggi, invece, con una lettura a volte confusa della libertà, ci illudiamo che la vita non si risolva mai una volta per tutte, perché il contesto che abitiamo muta rapidamente e cambiamo parecchio anche noi. Con ciò, però, aumentano anche la paura e la possibilità di perdersi. In questo contesto, il coraggio di compiere una scelta definitiva è forse l’atto più rivoluzionario”.
La visita di Papa Leone XIV è continuata con un evento straordinario: per la prima volta un successore di Pietro ha celebrato la Messa nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove è custodita la Porziuncola di San Francesco. I pontefici hanno spesso visitato Assisi e celebrato all’interno della Basilica francescana (superiore e inferiore) ma mai nessuno, sino a Prevost, l’aveva fatto nella chiesa che ospita la Porziuncola, che è un luogo più intimo e di raccoglimento. Le celebrazioni dei papi hanno sempre avuto luogo nella Basilica principale del paese, più grande e avente lo status di Chiesa papale. Durante l’omelia, pronunciata nella Festa della Trasfigurazione del Signore, Prevost ha anzitutto ricordato la solennità del luogo, in cui “tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo”. Richiamando la domanda sulla situazione spirituale in Europa, Leone ha esortato a credere nella parola del Vangelo perché “l’Europa e il mondo cercano nuovi santi. Abbracciate sorella povertà”. Il pontefice, citando la Evangelii Gaudium del predecessore, ha chiesto ai giovani di non allontanarsi dei drammi dell’umanità, esortandoli a “toccare la carne sofferenti degli altri”. Parlando delle difficoltà vissute da chi va controcorrente, il papa afferma che “si può non essere compresi, persino da quelli di casa, come avvenne a San Francesco. Eppure, sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine”.
Dopo la celebrazione Papa Leone XIV ha incontrato i rappresentanti della Famiglia Francescana e i vescovi. Richiamando i religiosi a creare una Chiesa aperta e accogliente, ha affermato che l’istituzione deve essere simile alla Porziuncola, “un’assemblea di fratelli e sorelle a cui tutti sono invitati dove si sperimenta il perdono di Dio”. Concluso l’incontro con i religiosi e i pastori diocesani, Leone ha pranzato nel refettorio del convento di Santa Maria degli Angeli e prima di ripartire per Roma ha fatto visita al Serafico, istituto specializzato nella riabilitazione di ragazzi disabili, dai quali ha ricevuto in dono degli oggetti realizzati nel laboratorio. Alcuni di loro erano presenti anche alla celebrazione in Basilica: al termine della messa Prevost è sceso dal presbiterio, rompendo il protocollo liturgico, per abbracciare i giovani disabili in prima fila. Alle 15 il Papa ha salutato le autorità, tra cui il sottosegretario Alfredo Mantovano, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e il sindaco di Assisi Valter Stoppini, per poi fare ritorno in Vaticano.
di Enrico Laurito