lunedì 3 agosto 2026
Medicina a km 0. Il contratto è un segnale importante, ma il rilancio del Servizio sanitario nazionale richiede riforme strutturali
La firma all’Aran del nuovo Contratto Collettivo Nazionale del Comparto Sanità 2025-2027 rappresenta un passaggio importante per circa 590 mila dipendenti del Servizio sanitario nazionale tra infermieri, tecnici, operatori sociosanitari, ostetriche, fisioterapisti e personale amministrativo.
L’intesa prevede aumenti retributivi, il pagamento degli arretrati, nuove tutele normative, una revisione di alcune indennità e introduce anche innovazioni organizzative, come la regolamentazione dell'utilizzo dell'intelligenza artificiale in ambito lavorativo e nuove figure professionali dedicate alla cybersicurezza e all'inclusione. Un risultato atteso da tempo che, tuttavia, rappresenta soltanto uno dei tasselli necessari per affrontare le criticità della sanità pubblica italiana.
Ne è convinto il professor Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei Medici di Roma, che in questa intervista sottolinea come il vero rilancio del Servizio sanitario nazionale passi soprattutto dalla valorizzazione del personale, dal rafforzamento dell’assistenza territoriale e da una programmazione capace di fermare la fuga dei professionisti.
Secondo Magi, il problema non riguarda esclusivamente gli stipendi, ma un sistema che negli ultimi anni ha progressivamente perso attrattività. Molti giovani medici scelgono il settore privato o l’estero, mentre negli ospedali continuano a mancare specialisti in discipline fondamentali. Per invertire questa tendenza occorre investire maggiormente sulle professioni sanitarie, migliorare le condizioni di lavoro, valorizzare il merito e creare percorsi di crescita professionale che non siano legati esclusivamente alla carriera gerarchica.
Tra le priorità indicate dal presidente dell’Ordine vi è anche una revisione dell’organizzazione del lavoro, con la possibilità di superare temporaneamente alcune incompatibilità per consentire ai professionisti di offrire un contributo maggiore al Servizio sanitario nazionale.
Grande attenzione viene dedicata anche alle Case di Comunità, uno dei pilastri della riforma dell’assistenza territoriale. Per Magi non devono essere considerate semplici poliambulatori, ma strutture pensate per la presa in carico dei pazienti cronici e complessi attraverso équipe multidisciplinari nelle quali il medico di medicina generale lavori in stretta integrazione con gli specialisti quando necessario. Il rischio, però, è quello di realizzare edifici senza avere personale sufficiente per renderli realmente operativi. “Le Case di Comunità ˗ sottolinea Magi ˗ non sono un’alternativa agli ospedali, ma uno strumento per evitare ricoveri non necessari e ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso, oggi spesso congestionati proprio dalla carenza di servizi territoriali”.
Tra i temi affrontati anche quello dei medici gettonisti, fenomeno che Magi considera il sintomo delle difficoltà strutturali del sistema. Il ricorso alle cooperative nasce dalla mancanza di personale e dalla scarsa attrattività del lavoro nel Servizio sanitario nazionale. Per ridurne la diffusione non bastano interventi normativi: servono programmazione, assunzioni stabili e condizioni economiche e professionali competitive.
Nel corso dell’intervista si è parlato anche del reintegro dei medici sospesi durante la pandemia per il mancato adempimento dell’obbligo vaccinale. Magi ha ricordato che si trattò di sospensioni amministrative previste dalla normativa vigente e non di provvedimenti disciplinari adottati dagli Ordini professionali. A suo giudizio, la lezione più importante lasciata da quella stagione riguarda soprattutto la comunicazione: una gestione non sempre efficace dell’informazione ha alimentato dubbi e sfiducia in una parte della popolazione.
Pur riconoscendo il valore fondamentale delle vaccinazioni nella prevenzione delle malattie infettive, il presidente dell’Ordine ritiene che in futuro sarà indispensabile investire maggiormente in una comunicazione scientifica chiara, trasparente e autorevole per ricostruire il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni sanitarie. Il presidente dell'Ordine ha ricordato anche il ruolo dell'Enpam (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza dei Medici e degli Odontoiatri), definendolo un sistema previdenziale solido che si finanzia con i contributi dei medici senza gravare sulla fiscalità generale e che, oltre alle pensioni, garantisce numerose forme di assistenza e sostegno ai professionisti durante tutta la vita lavorativa. Sul tema della violenza contro il personale sanitario, Magi riconosce i passi avanti compiuti grazie a una maggiore attenzione istituzionale, ma ritiene che la prevenzione passi anche dal miglioramento del rapporto tra medico e paziente. La crescente pressione sui servizi sanitari e il poco tempo disponibile per la comunicazione possono infatti alimentare tensioni con i pazienti e le famiglie.
Infine, guardando al futuro del Servizio sanitario nazionale, Magi individua tre priorità fondamentali: investire nella formazione interdisciplinare di tutte le professioni sanitarie, rendere nuovamente attrattive le carriere nel servizio pubblico e garantire condizioni economiche e organizzative adeguate a medici, infermieri e operatori.
“Il Servizio sanitario nazionale resta uno dei pilastri del Paese, ma per preservarlo servono scelte coraggiose, investimenti e una visione di lungo periodo”, questo è il messaggio politico del presidente Magi.
(*) Nella foto Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei Medici di Roma
di Vanessa Seffer