Il nuovo stoicismo algoritmico

lunedì 27 luglio 2026


Karl Popper nell’era dell’Intelligenza artificiale

Nel 1945, mentre l’Europa usciva dalle macerie della Seconda guerra mondiale, Karl Popper pubblicava, La società aperta e i suoi nemici, uno dei grandi classici del pensiero politico del Novecento. Scritto negli anni del conflitto, l’opera rappresenta una vigorosa difesa del liberalismo contro ogni forma di totalitarismo e di dogmatismo.

Popper coglie un aspetto fondamentale della democrazia liberale, ovvero che essa entra in crisi ogniqualvolta un’ideologia, una religione, uno Stato o un leader pretendono di incarnare una verità assoluta. Una società libera, al contrario, vive di confronto delle idee, della possibilità di criticare il potere, nonché della consapevolezza che ogni conoscenza è, per sua natura, provvisoria e perfettibile.

A distanza di oltre ottant’anni dalla sua pubblicazione, quel testo offre una chiave di lettura efficace per comprendere una delle trasformazioni più profonde - e piena d’incognite - del nostro tempo: l’ascesa dell’intelligenza artificiale.

L’AI sta cambiando il modo in cui produciamo conoscenza, facciamo delle scelte e interpretiamo la realtà. Di qui, una domanda inevitabile: essa renderà la società più aperta o contribuirà, invece, a renderla più chiusa?

Per Popper una società è davvero aperta, quando nessuna affermazione può sottrarsi alla critica e nessuna autorità può proclamarsi titolare di certezze immutabili. Si tratta di una lezione che conserva tutta la sua attualità nell’epoca degli algoritmi. Il filosofo austriaco critica lo storicismo e la convinzione che la storia segua leggi necessarie e inevitabili al punto da permettere di prevederne il corso. Secondo questa visione solo pochi individui o gruppi, ritenuti particolarmente illuminati e competenti, sarebbero in grado di conoscere tali presunte leggi e di interpretare il destino storico dell’umanità. Oggi potrebbe emergere una nuova forma di determinismo storicista imperniata sull’idea che gli algoritmi possano individuare regolarità a tal punto affidabili da prevedere gli eventi futuri ed orientare, in tal modo, le decisioni pubbliche. Analogamente a quanto avviene nello storicismo classico aggredito da Popper, un sapere ritenuto privilegiato pretende di stabilire la direzione della società, relegando la politica a un ruolo meramente esecutivo e privandola della sua autentica funzione deliberativa.

Ogni epoca sembra avere bisogno di un’autorità sottratta al dubbio. Nel Novecento furono le ideologie, oggi potrebbero svolgere questo ruolo gli algoritmi. Il vero tradimento della società aperta non sarebbe l’avvento dell’intelligenza artificiale in sé, bensì la rinuncia degli esseri umani alla propria capacità di dubitare, discutere e scegliere.

Una società aperta vive, infatti, del confronto critico e non della delega a un’autorità ritenuta infallibile sia essa politica, scientifica o algoritmica. Su tale terreno si giocherà, nei prossimi anni, la grande sfida tra l’intelligenza artificiale e la democrazia liberale.


di Francesco Carella