giovedì 16 luglio 2026
Non era una semplice banda di rapinatori. Era un esercito. Trenta uomini addestrati, armati fino ai denti, pronti a trasformare la zona industriale di Bari in uno scenario di guerra mediorientale. Obiettivo: il caveau dell’istituto di vigilanza Battistolli. Un piano paramilitare studiato nei minimi dettagli, sventato solo grazie a un miracoloso tempismo della Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari.
L’ultima operazione della DDA ha squarciato il velo su un’alleanza criminale spaventosa: un asse di ferro tra Cerignola e il triangolo Andria-Bitonto, strutturato come una vera e propria associazione a delinquere di stampo mafioso. Il bilancio della retata parla chiaro: 7 arresti e 15 denunce a piede libero. Ma i numeri non bastano a raccontare il brivido che scorre lungo la schiena degli inquirenti.
“SE SERVE, SPARIAMO ANCHE AI POLIZIOTTI”
Durante una drammatica conferenza stampa, il procuratore capo di Bari Roberto Rossi e il procuratore della DDA Francesco Giannella hanno svelato i dettagli di intercettazioni ambientali da brivido. Nelle registrazioni, i membri del commando non mostravano alcuna esitazione all’idea di ingaggiare un conflitto a fuoco mortale con lo Stato.
“Non dobbiamo guardare in faccia a nessuno. Se arrivano i poliziotti, si spara pure a loro”, queste le parole pronunciate con agghiacciante freddezza da professionisti del crimine che avevano già alle spalle diversi assalti a furgoni portavalori e che stavano preparando il “colpo della vita” per la fine di luglio.
La preoccupazione del procuratore Rossi è apparsa tangibile, quasi fisica: l’incolumità pubblica è stata a un passo dal baratro. Se quel commando di trenta uomini fosse entrato in azione, Bari avrebbe vissuto un massacro che avrebbe coinvolto non solo le guardie giurate e le forze dell'ordine, ma chiunque si fosse trovato a passare in quella traiettoria di fuoco.
IL “GIUDA” IN DIVISA: LA PRIMA VOLTA DI UN PENTITO
C’è un elemento di novità assoluta in questa indagine, una crepa che rischia di far crollare l’intero sistema dell'omertà foggiana e barese: per la prima volta, l’inchiesta si è avvalsa delle rivelazioni di un pentito. Grazie alle sue confessioni, gli inquirenti hanno scoperto il segreto più sporco dell’organizzazione: la talpa. Un insider, un dipendente infedele dello stesso istituto di vigilanza Battistolli, che aveva venduto i suoi colleghi e la sicurezza dell'azienda per una fetta del bottino.
La talpa non si era limitata a consegnare le mappe del caveau da assaltare a fine luglio, ma aveva fornito dettagli chirurgici: i tragitti esatti dei furgoni blindati, le vulnerabilità stradali dei singoli percorsi e la mappatura precisa dei furgoni che trasportavano i carichi di denaro più ingenti.
IL VASO DI PANDORA E LA “BORGHESIA MAFIOSA”
La cattura del commando ha scoperchiato un vero e proprio vaso di Pandora, ma la sensazione degli inquirenti è che si sia solo grattata la superficie. Quante profondità sono ancora nascoste nell’ombra? Chi altro protegge, finanzia o agevola queste bande?
La risposta, inquietante, risiede nella cosiddetta “zona grigia”, quella fetta di società civile che strizza l’occhio ai clan. L’esempio più emblematico emerso dalle indagini è la vicenda di un noto medico di Cerignola. Un professionista insospettabile, eppure accusato di essere un fiancheggiatore della banda, pronto a fornire cure mediche “sicure” e clandestine per evitare che eventuali membri del commando feriti negli assalti dovessero recarsi al pronto soccorso, facendo scattare le segnalazioni alle forze dell’ordine.
LA PUGLIA COME IL “FAR WEST” D’ITALIA: L’APPELLO ALLO STATO
I dati sono spietati: la Puglia si conferma regione leader in Italia per gli assalti ai portavalori. Le tecniche usate ‒ ruspe per sventrare i blindati, catene chiodate sull'asfalto, furgoni messi di traverso e dati alle fiamme per bloccare le vie di fuga ‒ ricordano vere e proprie azioni di guerriglia urbana.
La magistratura barese ha lanciato un grido d’allarme che non può rimanere inascoltato: la sola magistratura, con le forze dell’ordine sul territorio, non può fare miracoli a lungo. Serve un intervento massiccio, straordinario e strutturale da parte dello Stato.
L’allerta oggi resta ai massimi livelli. Sebbene l’assalto di fine luglio sia stato sventato, l’organizzazione non è del tutto smantellata. Ci sono fiancheggiatori ancora liberi, armi mai ritrovate e un flusso di denaro sporco che continua a girare. In Puglia, il trasporto valori rimane un obiettivo strategico per una mafia efferata, moderna e militarmente pronta a tutto.
La tregua è armata, e il tempo stringe.
di Alessandro Cucciolla