lunedì 13 luglio 2026
Senza fare nomi, non per timore di querele ma in quanto il lettore può trovarli da sé, nelle prime pagine dei giornali italiani molte vicende ricordano quelle sapide di certi storiografi della Roma antica. Lì, in genere, se la prendevano con i fattacci di imperatori o morti o defenestrati, adulati, oltre ogni decenza, fino a quando furono al potere. Costume atavico?
Forse, ma vi è una differenza: i leccapiedi antichi scrissero d’un potere imperante sul mondo, in un’urbe alla quale condussero tutte le strade dell’orbe d’allora, dritte per essere percorse in fretta da legioni, mercanti e passeggeri.
In questi giorni, invece, l’egemonia sul mondo se la giocano un’aquila nordamericana col nido in una città neoclassica, scimmiottante Roma; un’aquila un poco spennacchiata, perché si beccano tra loro due teste, cioè una terza Roma con quell’emblema preso dalla seconda sul Bosforo, della quale vorrebbe essere erede; un dragone asiatico; i soliti persiani, sempre da fermare a qualche Termopili.
Invece nella vecchia Roma, in cui vennero firmati trattati dai quali prese vita quel blocco europeo che pur potrebbe giocare nella partita, i gazzettieri, inseguendo lettori in fuga, spettegolano su scandali rionali, senza rilievo nel modo. In antico si dicevano “acta diurna”, adesso sono tuttalpiù “acta nocturna”.
di Riccardo Scarpa