Notte di fuoco nel Tavoliere: smantellata la multinazionale dei blindati

venerdì 10 luglio 2026


​Un commando militare e una precisione chirurgica da guerriglia urbana. La Puglia si è svegliata questa mattina con l’eco dell’ennesimo colpo inferto a quella che è, a tutti gli effetti, la più temibile industria del crimine stradale d’Italia: l’assalto ai furgoni portavalori.
​Nelle prime ore della notte, un imponente blitz coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Bari ha squarciato il silenzio nelle roccaforti storiche del malaffare foggiano e barese. Il bilancio è pesante: 7 arresti e 15 indagati a piede libero, un reticolo di basisti, menti logistiche e bracci armati stanati nel sonno.

IL BLITZ NELLA NOTTE: LO SQUADRONE CACCIATORI DI PUGLIA STRINGE LA MORSA
​L’operazione è scattata contemporaneamente nei punti nevralgici del fenomeno: Cerignola come epicentro e poi Andria.
Città che le indagini descrivono non solo come centri di reclutamento, ma come veri e propri laboratori di ingegneria criminale.
​Per penetrare in contesti così impermeabili e ad alta densità criminale, la Procura ha schierato il meglio delle forze in campo.
Accanto ai Carabinieri dei comandi territoriali, hanno operato gli uomini dello Squadrone Eliportato Carabinieri “Cacciatori di Puglia” comandati dal Maggiore Trocino. Gli specialisti delle infiltrazioni e delle catture in aree impervie hanno setacciato casolari, perquisito masserie e blindato i quartieri chiave dei tre Comuni, non lasciando alcuna via di fuga ai destinatari delle misure cautelari.
​I numeri dell’operazione: ​7 ordinanze di custodia cautelare eseguite, ​15 persone denunciate in stato di libertà, ​3 le città chiave dell’operazione (Cerignola, Andria, Bitonto).

LE PAROLE DEL PROCURATORE ROBERTO ROSSI: “UN FENOMENO CHE NON CONOSCE CRISI
​Durante la conferenza stampa tenutasi in mattinata, il Procuratore Capo di Bari, Roberto Rossi, ha tracciato un quadro lucido e a tratti inquietante della situazione. L’analisi di Rossi non si è limitata ai dettagli tecnici degli arresti, ma ha scoperchiato la natura “imprenditoriale” di queste bande.
​“I gruppi pugliesi si confermano i più temibili d’Italia in questo specifico settore.
Parliamo di organizzazioni che non conoscono crisi, capaci di investire capitali enormi in tecnologia, armi da guerra (come i fucili d’assalto AK-47) e sistemi di sabotaggio stradale”.
​Il Procuratore ha poi sottolineato la complessità logistica sradicata dall’inchiesta: “Non si tratta di criminali improvvisati, ma di una filiera strutturata. C’è chi studia i tragitti, chi monitora i sistemi radio delle forze dell’ordine, chi si occupa del furto e della blindatura dei mezzi pesanti usati per bloccare le autostrade, e chi – infine – spara per uccidere. Il ruolo dei basisti locali, ramificati tra Cerignola e Bitonto, era fondamentale per garantire l’impunità e la fuga dopo i colpi”.

IL TRISTE PRIMATO PUGLIESE E LA TECNICA “MILITARE”
​La Puglia detiene da anni il triste primato nazionale per questo genere di reati.
Le rapine ai portavalori lungo l’asse della A14 e delle statali pugliesi vengono studiate nei manuali di criminologia di tutta Europa.
​La tecnica è standardizzata ma letale.
​Il blocco: catene di chiodi a tre punte sull’asfalto e tir messi di traverso alle carreggiate, spesso dati alle fiamme per bloccare l’arrivo delle forze dell’ordine.
​L’assalto: uso di ruspe o fiamme ossidriche per squarciare la lamiera dei blindati, mentre i complici tengono sotto scacco i passanti con raffiche di Kalashnikov AK47.
​La ritirata: auto di grossa cilindrata modificate, pronte a dileguarsi nelle campagne del Tavoliere o della Murgia, scomparendo in pochi minuti.

LA REAZIONE DEI SINDACATI: “SODDISFAZIONE, MA LA VITA DELLE GUARDIE VA DIFESA PRIMA
​Se da un lato l’operazione della DDA raccoglie il plauso unanime delle istituzioni e dei rappresentanti dei lavoratori della sicurezza privata, dall’altro si riaccende il dibattito sulla sicurezza preventiva.
​I rappresentanti sindacali dei vigilanti hanno espresso una moderata soddisfazione, che lascia subito spazio a una denuncia ferma e accorata: prevenzione, non solo repressione. I sindacati ribadiscono che non si può intervenire sempre dopo che l’assalto è avvenuto, contando i danni e, troppo spesso, i feriti o i traumi psicologici indelebili delle guardie giurate.

L’appello per l’Esercito: viene rilanciata con forza la richiesta di impiegare i contingenti dell’Esercito Italiano (magari nell’ambito dell’operazione Strade Sicure) per vigilare sulle tratte autostradali più a rischio e sui nodi logistici sensibili, affiancando Polizia e Carabinieri.

Dotazioni inadeguate: resta il nodo della disparità di fuoco. Le guardie giurate, armate di pistole d’ordinanza e protette da giubbotti antiproiettile standard, si trovano a fare i conti con commando che utilizzano armamenti pesanti da scenario bellico.
​“La dignità e la vita delle guardie giurate devono essere difese prima che il sangue scorra sull’asfalto”, concludono i sindacati, chiedendo un tavolo tecnico urgente al Ministero dell’Interno. Il blitz di stanotte dimostra che lo Stato c’è e sa colpire duro, ma la guerra lungo le strade della Puglia è tutt’altro che finita. 


di A. C.