Addio a Camillo Ruini, ultimo cardinale interventista

mercoledì 17 giugno 2026


Camillo Ruini, porporato tra i più influenti e importanti dell’ultimo decennio, è morto ieri a 95 anni. Nato a Sassuolo nel 1931 e formatosi alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, riceve l’ordinazione sacerdotale nel 1954. I primi decenni del sacerdozio li ha spesi come docente di filosofia e teologia dogmatica a Reggio Emilia, città di cui sarà vescovo dal 1983 al 1986. Un breve periodo, intenso e importante per la diocesi emiliana, che vedrà il suo pastore, al termine del triennio, diventare segretario generale della Conferenza episcopale italiana per volontà del papa polacco. Ruini ha avuto incarichi anche per la Diocesi di Roma, di cui è stato pro-vicario e per un breve periodo pro-arciprete della Basilica lateranense.

Il grande salto (politico) arriva nel 1991, quando viene nominato presidente della Cei ed elevato alla porpora cardinalizia: un incarico mantenuto dal prelato emiliano fino al 2007. Un mandato lunghissimo che ha permesso l’alternarsi di momenti complessi e situazioni distese, non solo con il clero nazionale, ma anche con le istituzioni e i governi, in un periodo dominato da nuove apparizioni politiche, cambi di paradigmi ideologici e sfide sociali e culturali immense. Con il crollo della Democrazia cristiana Ruini riesce ad intuire il tramonto dell’unità politica dei cristiani; con la formulazione della “presenza trasversale” evidenzia non più il legame della Chiesa con un partito, ma il dialogo costante con tutte le istituzioni e le interpretazioni partitiche. Legato, almeno in termini estetici, alla sinistra di Prodi (di cui celebra le nozze), Ruini è però legato all’area del presidente Silvio Berlusconi, naturalmente più aperta a recepire l’intonazione cattolica sui temi etici. Da parte del porporato c'è stata sempre la difesa assoluta dell’idea di famiglia tradizionale, del dono della vita e del ruolo dell’educazione. Nel 2005 boicotta – astenendosi – il referendum sulla fecondazione assistita (legge 40) e l’anno successivo nega i funerali religiosi a Piergiorgio Welby, imponendo la sua posizione contraria al suicidio assistito. Nel 2007 mobilita il primo Family Day contro i primi Dico (sulle unioni di fatto).

Il ruolo di Ruini non si può leggere soltanto in una chiave politica interna, fatta di legami con il centro-destra e con la difesa etica dei principi del cattolicesimo sociale. In seguito agli attentati alle torri gemelle del 2001, il cardinale ha mantenuto una dura linea antropologica, auspicando nuove prospettive di dialogo interreligioso ma al tempo stesso esprimendo forte preoccupazione per la difesa delle radici cristiane in Occidente, in un tempo dominato dalla riduzione dell’appeal della religione e del sacro. L’ultimo incarico, certamente meno politico e più teologico, arriva nel 2010 con la nomina a presidente della Commissione internazionale di inchiesta su Medjugorje. La salute di Ruini precipita nel settembre dello scorso anno a causa di un blocco renale, che evidenzia la gravità delle condizioni del porporato, deceduto ieri a Roma

Camillo Ruini ha segnato per decenni la politica e il dialogo culturale e sociale italiano, imponendosi come voce forte e al tempo stesso aperta alle trasformazioni naturali della società. La fede, per Ruini, non era un oggetto privato, ma una pratica culturale da compiere apertamente e pubblicamente. Con lui se ne va l’ultimo interventista, l’ultimo prelato della curia italiana ad aver rappresentato milioni di cattolici interessati alla difesa delle questioni fondamentali della vita. Apprendendo della sua morte, la Santa sede esprime profonda riconoscenza per una vita spesa a servizio del Vangelo e del cardinale ricorda “l’intelligenza nell’interpretare la presenza dei cristiani nelle città”. La celebrazione delle esequie avverrà domani, 18 giugno, alle ore 16.30 nella Basilica di San Pietro, e sarà presieduta da Papa Leone XIV.


di Enrico Laurito