Incontri ravvicinati del terzo tipo

giovedì 11 giugno 2026


A quanto pare Robert Francis Prevost e Bad Bunny si sono incontrati. Il Leone e il Coniglio. Un leader religioso, inizialmente un po’ ingessato ma che col tempo si sta aprendo a gesti davvero curiosi e simpatici (come la sua presenza in cabina di pilotaggio durante il volo per Barcellona, oppure la frequente ‘‘pratica’’ del trend six-seven); dall’altra un giovane musicista portoricano, artista sempre più noto e amato a livello internazionale, dichiaratamente anti-Trump e pseudo-attivista di qualcosa che a quanto pare lo rende simpatico a molti. In occasione dei Grammy Award il cantante ha tenuto un duro discorso contro il presidente Usa, accusato di trattare i migranti latino-americani come ‘‘selvaggi e animali’’, e ha criticato le politiche discriminatorie e coloniali in atto a Porto Rico. Ha quanto pare gli è bastato poco per diventare un paladino degli indifesi. Ovviamente il teatrino messo in scena ai Grammy ha attirato da una parte le critiche dello stesso Donald Trump, che ha definito il comizio come ‘‘uno schiaffo al paese’’ e ‘‘un affronto alla grandezza dell’America’’, dall’altra è stato apprezzato dalle organizzazioni per i diritti umani. In occasione dei Grammy, all’inizio dello scorso febbraio, l’artista ha ottenuto sei premi ed è diventato velocemente una sorta di icona sbiadita di qualche gruppetto subordinato che non aspettava altro di trovare un complice così influente.

Pochi giorni dopo, in occasione dello show di metà partita del Super Bowl, ha tenuto un discorso in spagnolo – senza mire specifiche su Trump – ma ha parlato di inclusione, rispondendo quindi alle parole ricevute del presidente poche ore prima. Bad Bunny spinge inoltre contro lo smantellamento del cattivo maschio tradizionale latino, provando a definire la nuova identità maschile in chiave più fluida e inclusiva. Usa lo smalto e veste gender fluid. Insomma, abbiamo una caricatura di tutto quello che da qualche anno a questa parte sta provando a ridisegnare gli schemi di genere, a partire della critica alla mascolinità tossica sino a tutte quelle altre favole 2.0 sull’uomo bianco cattivo. In poche parole, Bad Bunny è tutto questo. Le canzoni che scrive parlano di questa roba, per cui si può anche saltare la critica musicale, che certamente non mi compete. Così come non devo in questa occasione presentare Papa Leone XIV e quello che fa. È però interessante riflettere sull’incontro di queste due figure. Pochi giorni fa, quando il pontefice stava raggiungendo in volo Madrid per il suo viaggio apostolico spagnolo, i giornalisti gli hanno chiesto cosa pensasse della coincidenza del suo viaggio con le date del tour dell’artista portoricano. Prevost ha risposto così: ‘‘Se i giovani si trovassero di fronte alla domanda: Vuoi andare a vedere Bad Bunny o il Papa?, penso che molti andrebbero a vedere Bad Bunny. Ma penso che ci sarà anche qualcuno qui per vedere il Papa, e questo significa qualcosa’’. Il papa ha messo a confronto l’attrazione esercitata da un anziano leader religioso, comunque con risvolti politici ed istituzionali, e un giovane artista, anch’egli con la frequente tendenza a fare politica, o attivismo.

Chi attrae più giovani, e perché? La sera stessa Papa Leone è stato in silenzio, in adorazione eucaristica (per la solennità del Corpus Domini) con oltre 600mila giovani, un numero assolutamente straordinario e non certamente previsto. Bad Bunny riempie gli stadi, è seguito sui social e sulle piattaforme musicali, e ogni volta che parla di qualcosa è destinato a saziare il suo sfrenato desiderio di indirizzare le masse di giovani verso qualche tema sociale. Forse è su questo che si devono mettere a confronto Leone e Bad Bunny: chi dei due attrae con più consapevolezza? E soprattutto: chi va da uno o va dall’altro, lo fa per qualche profonda necessità di appartenere ad un gruppo, ad una combriccola, oppure perché trae davvero qualcosa di profondo da quella scelta? C’è anche qualcuno che si avvicina al papa perché fa tendenza mettere un suo video su TikTok, magari intrattenendolo con qualche battuta o proponendogli di fare 6, 7. Siamo arrivati a ‘‘usare’’ letteralmente un’autorità spirituale a nostro piacimento, come fosse una macchina del luna park, a gettone. Ci si avvicina al papa non più per una parola di conforto, per una benedizione, ma per fare qualcosa di spendibile sui social o per generare qualche meme. La stessa irriverenza, mascherata da idee come quella dello ‘‘svecchiamento’’ della figura papale, non può funzionare con un artista che trascina folle, dentro e fuori dagli stadi. L’incontro tra il papa e questo artista non è come un qualunque incontro, ma è qualcosa che ha più i connotati di una resa dei conti, certamente non armata o violenta, tra due generazioni di influencer.

Da una parte il rappresentante di una istituzione da riformare e rendere più attraente (evitando di trasformare una messa in una live social), dall’altra l’emblema di cosa debba fare oggi un artista per tirare a compare, dovendo necessariamente cavalcare l’onda dei temi caldi come il gender, l’accoglienza, la cattiveria di Trump (che non voglio certamente incensare) e cose di questo genere (battuta a parte). La Chiesa deve essere attraente, ma nel senso più spirituale. Non deve ridursi ad una multinazionale che organizza eventi religiosi, dove arriva il santone americano di turno a ricevere l’acclamazione di giovani deliranti. Così come si deve evitare di trasformare un artista qualunque in un messia laico reincarnato. Prevost e Bad Banny si sono incontrati lunedì, allo stadio Santiago Bernabéu, dopo che il pontefice aveva incontrato per un evento di preghiera la comunità diocesana di Madrid. Non ci sono foto dell’incontro. Un saluto clandestino tra i due, che certamente deve alimentare quel clima inutile di misticismo che a molti piace. Così come non si sa nulla di cosa si siano detti. I due hanno in comune, e questo certamente non aiuta, le tensioni con il presidente Trump. Resto in attesa che qualcuno generi foto dell’incontro o che si pubblichi qualche meme dei due. Non capisco comunque che senso abbia avuto non fotografare l’incontro: a questo punto non si dovevano fotografare nemmeno Trump e il presidente ucraino della Basilica di San Pietro. Al di là del luogo e dell’occasione (il funerale di Papa Francesco), non si è trattato certamente di un evento storico o straordinario, come invece è stato quello tra Leone e Bad Bunny. Da una parte, un politico che influenza milioni di giovani, dall’altra, il papa.


di Enrico Laurito