“Ambiente, salute e lavoro violati dall’amianto”

martedì 9 giugno 2026


Trentaquattro anni dopo il bando dell’amianto introdotto dalla legge n. 257 del 1992, l’Italia continua a convivere con una delle più gravi emergenze ambientali e sanitarie della propria storia repubblicana.

Una minaccia che molti ritengono confinata al passato industriale del Paese, ma che continua invece a insinuarsi nei luoghi di lavoro, negli edifici pubblici, nelle scuole, negli ospedali e persino nelle abitazioni private.

Inoltre, secondo le stime più accreditate, sul territorio nazionale sarebbero ancora presenti oltre 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto.

Una quantità impressionante che restituisce la dimensione di un problema tutt’altro che risolto e che continua a produrre conseguenze devastanti sulla salute pubblica. Proprio per affrontare questa realtà, il prossimo 23 giugno 2026, dalle ore 15 alle 19, la Sala Carroccio del Palazzo Senatorio in Campidoglio ospiterà il convegno “Ambiente, salute e lavoro violati dall’amianto”, promosso dagli avvocati Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno e Daniela Lobefalo, fondatori dello Studio Legale LEX BSL e da anni impegnati nella tutela delle vittime dell’esposizione ad amianto e dei danni derivanti dall’inquinamento ambientale.

L’iniziativa si annuncia come uno degli appuntamenti più significativi dell’anno sul tema della prevenzione sanitaria e della tutela dei diritti fondamentali, grazie alla partecipazione di autorevoli rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della medicina legale, dell’avvocatura e delle organizzazioni sindacali.

L’amianto rappresenta una delle più drammatiche contraddizioni dello sviluppo industriale del Novecento.

Per decenni considerato un materiale strategico per le sue proprietà isolanti e ignifughe, si è successivamente rivelato un potente agente cancerogeno.

Le fibre microscopiche che si liberano dai manufatti deteriorati possono essere inalate e penetrare nell’organismo, provocando patologie gravissime come il mesotelioma pleurico, l’asbestosi, il tumore del polmone e altre forme neoplastiche caratterizzate da elevati tassi di mortalità.

Il dato più inquietante riguarda la latenza delle malattie asbesto-correlate e in molti casi possono trascorrere venti, trenta o persino quarant’anni tra l’esposizione e la manifestazione della patologia.

Una circostanza che rende il fenomeno ancora attuale e che continua a generare nuove vittime nonostante il divieto di utilizzo sia in vigore da oltre tre decenni, a essere colpiti non sono stati soltanto gli operai degli stabilimenti industriali.

Nel corso degli anni la contaminazione ha interessato personale ferroviario, militari, vigili del fuoco, operatori sanitari, dipendenti pubblici, studenti e cittadini residenti in aree contaminate.

La questione amianto, dunque, non riguarda esclusivamente il mondo del lavoro, ma investe direttamente la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dell’intera collettività e non è un caso che il convegno romano abbia scelto di collocare al centro della riflessione il rapporto tra ambiente e salute.

L’articolo 32 della Costituzione definisce infatti la salute come “fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”, attribuendole una posizione di assoluta centralità nell’ordinamento repubblicano.

La progressiva evoluzione della giurisprudenza costituzionale e sovranazionale ha rafforzato ulteriormente questo principio, evidenziando come la tutela dell’ambiente costituisca oggi una componente essenziale della protezione della persona umana.

In tale prospettiva, l’amianto diventa il simbolo di un conflitto che ha segnato la storia industriale italiana: quello tra esigenze produttive e diritti fondamentali.

Un conflitto che continua a interrogare istituzioni, imprese e amministrazioni pubbliche sulla capacità di garantire effettivi livelli di prevenzione e sicurezza e uno degli aspetti più interessanti dell’iniziativa promossa al Campidoglio è l’approccio interdisciplinare.

Tra i saluti istituzionali sono previsti gli interventi della Consigliera Capitolina Maria Cristina Masi, del Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma Alessandro Graziani.

Accanto ai rappresentanti delle istituzioni forensi e politiche prenderanno la parola autorevoli studiosi ed esperti del settore medico-legale e criminologico, tra i quali il Professor Matteo Villanova, il Professor Giorgio Bolino, la Dottoressa Mariastella Giorlandino, il Dottor Fabio Massimo Gallo e il Dottor Omero Negrisolo, nonché il Vicepresidente Vicario del medesimo Ordine Gaetano Parrello.

La presenza congiunta di giuristi, medici, tecnici della prevenzione e rappresentanti del mondo sindacale consentirà di affrontare la problematica da molteplici prospettive: dalla responsabilità civile e penale alla tutela previdenziale, dalla sicurezza sul lavoro alle bonifiche ambientali, fino ai profili risarcitori e alle strategie di prevenzione sanitaria.

Negli ultimi anni il contenzioso relativo alle patologie asbesto-correlate ha contribuito a definire importanti principi giurisprudenziali in materia di responsabilità datoriale, danno biologico e tutela previdenziale.

In questo contesto si inserisce l’attività dello Studio Legale LEX BSL, che attraverso gli avvocati Fabrizio Valerio Bonanni Saraceno e Daniela Lobefalo ha sviluppato un modello di assistenza integrata fondato sulla collaborazione tra competenze giuridiche, medico-legali e tecnico-scientifiche.

Una metodologia sempre più necessaria in procedimenti particolarmente complessi, nei quali occorre ricostruire esposizioni professionali risalenti nel tempo, accertare nessi causali e quantificare danni che incidono profondamente sulla vita delle persone e delle loro famiglie.

L’aspetto forse più significativo del convegno riguarda il messaggio culturale che esso intende lanciare: la presenza di milioni di tonnellate di amianto ancora diffuse sul territorio nazionale dimostra che la questione non può essere relegata a una problematica specialistica o settoriale.

Invero, essa coinvolge direttamente la qualità della vita, la sicurezza degli ambienti di lavoro, la protezione delle nuove generazioni e il futuro delle politiche ambientali del Paese.

Pertanto, servono programmi straordinari di bonifica, monitoraggi epidemiologici costanti, investimenti nella prevenzione e una maggiore consapevolezza collettiva del rischio.

Per questa ragione il confronto che si terrà il 23 giugno al Campidoglio assume un significato che va oltre il dibattito tecnico.

L’evento in oggetto rappresenta un’occasione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su una delle emergenze più persistenti e meno visibili dell’Italia contemporanea: l’amianto continua a uccidere in silenzio.

Quindi, parlare di ambiente, salute e lavoro significa allora parlare di diritti fondamentali, di legalità e di responsabilità collettiva e significa anche significa ricordare che la prevenzione resta, ancora oggi, la più efficace forma di giustizia.


di Redazione