Il Made in Italy di Veronica Parwin

martedì 26 maggio 2026


Nel mondo della moda italiana, Veronica Parwin si sta facendo notare per uno stile elegante, riconoscibile e legato ai valori del Made in Italy. Giovane stilista e imprenditrice, in questa intervista ci racconta il suo percorso, la sua idea di lusso contemporaneo, il legame tra moda, arte e heritage italiano, e il valore sociale che oggi una donna può trasmettere attraverso il proprio lavoro e la propria presenza pubblica.

Sei appena rientrata da Top Marques Monaco, uno degli appuntamenti più esclusivi dedicati al lusso, all’innovazione e all’eccellenza internazionale: che esperienza è stata rappresentare il Made in Italy in un contesto così prestigioso e internazionale?

Non è stato semplicemente un momento professionale, ma un contesto naturale, uno spazio in cui mi riconosco pienamente, dove eccellenza, ricerca e visione internazionale fanno parte di un linguaggio che sento profondamente mio.

Rappresentare il Made in Italy in un ambiente così selettivo significa portare con sé una cultura fatta di qualità, artigianalità e senso della misura, che per me non è solo estetica ma identità, storia e consapevolezza. La mia ispirazione è proprio questa: portare avanti il potere della nostra bellezza, che nel mondo del lusso ha un significato molto più profondo di ciò che appare.

In un panorama spesso orientato all’eccesso, credo in un lusso più consapevole, fatto di educazione, autenticità e coerenza. Tutto questo per me non è costruito, ma naturale, il risultato di un percorso vissuto e radicato nel tempo. È proprio in contesti come questo che si rafforza la mia visione: non seguire il rumore, ma costruire valore che resti.

Hai partecipato a eventi iconici come il Festival del Cinema di Venezia e il Festival del Cinema di Roma: quanto sono importanti oggi i red carpet come vetrina di stile, identità e comunicazione per una stilista?

Eventi come la Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia e il Festival del Cinema di Roma restano sicuramente vetrine molto importanti, ma oggi il red carpet è diventato molto più diffuso e accessibile, e spesso rischia di trasformarsi in una dimensione di sola esposizione, più che di reale espressione.

Per me non è importante esserci, ma come esserci. Cerco sempre sostanza: un abito deve raccontare una visione, portare un’identità precisa e avere coerenza con ciò che rappresenta. Non mi interessa l’effetto immediato, ma la costruzione di un linguaggio riconoscibile e duraturo nel tempo.

La moda è profondità e sensibilità che prendono forma visiva e questo si percepisce immediatamente, anche senza bisogno di spiegazioni. Anche questo approccio per me è naturale, non costruito, perché nasce da un’esigenza autentica di esprimere valore e non semplice immagine.

Il tuo percorso unisce creatività, eleganza e imprenditorialità: qual è la sfida più grande per una giovane donna che vuole affermarsi nel mondo della moda mantenendo forte la propria identità artistica?

La sfida più grande è rimanere fedeli a se stesse in un sistema che tende spesso all’omologazione. Oggi è facile essere visibili, ma molto più difficile essere davvero riconoscibili.

Servono competenze solide, disciplina e visione imprenditoriale, ma soprattutto la capacità di proteggere la propria identità artistica nel tempo. L’autenticità non è una scelta estetica, ma una posizione chiara. E mantenerla richiede rigore, coerenza e continuità.

Il Premio Callas, ospitato nella splendida cornice di Palazzo Colonna, celebra arte, cultura ed eccellenza italiana: che significato ha avuto per te prendere parte a un evento così simbolico?

Prendere parte al Premio Callas, nella cornice di Palazzo Colonna, ha avuto per me un significato profondamente simbolico, perché è un contesto in cui arte e storia si incontrano in modo naturale e autentico.

La figura di Maria Callas rappresenta molto più di un’icona artistica: è il simbolo della forza, della disciplina e dell’identità di una donna che ha saputo affermarsi attraverso il talento, il rigore e la propria unicità.

Essere parte di un evento che porta il suo nome significa riconoscere e condividere questo messaggio: che la vera eleganza nasce dalla consapevolezza e dalla determinazione. E anche questo, per me, è stato un passaggio naturale, perché riflette una visione che mi appartiene profondamente.

Hai creato degli abiti per la Principessa Olimpia Colonna: quanto è importante, nel tuo lavoro, creare connessioni tra moda, heritage italiano e mondi legati all’arte e all’alta cultura?

Per me è fondamentale costruire connessioni con mondi che custodiscono storia, arte e cultura, perché la moda non può esistere isolata, ma deve dialogare, contaminarsi e crescere attraverso questi incontri. È proprio da questo tipo di relazioni che nasce un linguaggio più profondo, lontano dalla superficialità e vicino all’essenza.

Oggi si parla sempre più del ruolo sociale delle donne anche nel mondo della moda e dell’imprenditoria: quanto ritieni importante la battaglia contro la violenza sulle donne e, attraverso il tuo lavoro e la tua visibilità, quale contributo senti di poter dare concretamente?

Credo che oggi sia imprescindibile affrontare con serietà e continuità il tema della violenza sulle donne, partendo non solo da un riconoscimento formale delle pari opportunità, ma dal desiderio reale e concreto che venga finalmente riconosciuta l’importanza del ruolo femminile in ogni ambito della società.

Questo impegno non può restare sul piano delle parole: deve tradursi in azioni concrete, in percorsi reali e continui, capaci di generare risultati tangibili e non semplici dichiarazioni di principio che si esauriscono nel tempo.

Nel mio lavoro sono tutti i giorni a contatto con le donne, ascolto le loro storie, le loro esigenze, le loro fragilità e la loro forza. Questo contatto quotidiano mi ricorda costantemente quanto sia fondamentale dare valore alla donna non solo a parole, ma attraverso gesti concreti e una presenza reale, continua e responsabile.

Cerco di portare avanti un’idea molto precisa di donna: una donna che non è solo immagine, ma identità, presenza e forza interiore. Una donna che conosce il proprio valore e lo esprime con eleganza, dove l’eleganza non è mai superficialità, ma educazione, misura e consapevolezza.

Attraverso la mia visibilità sento di poter contribuire in modo concreto proprio a questo: diffondere un messaggio di rispetto, di autenticità e di coerenza e naturalezza, senza costruzioni forzate o retorica. Anche la moda, quando è autentica, può diventare un linguaggio che educa, che rappresenta e che ricorda che la bellezza vera ha sempre a che fare con la dignità e con il modo in cui si sta al mondo.


di Claudia Conte