sabato 9 maggio 2026
Leggo una nota, inviatami da Sante Blasi, sulla grafologia, negli aspetti giuridici dell’utilizzazione sociale, negli aspetti d’identificazione personale mediante la grafologia. La docente Carmensita Furlano precisa sia l’aspetto dell’utilizzazione giuridica, sia come “scienza” veritiera d’identificazione delle personalità e individuazione. Auspica la regolarizzazione: un albo che definisca con precisione i requisiti univoci per la titolarità di grafologo. Vi è la promessa, ma ancora non l’attuazione. Leggendo le appropriate considerazioni che Furlano svolge sulle caratterizzazioni della grafologia tornavo a un lontano passato, quando, ragazzo, giovane esploravo tutto quasi potessi conoscere tutto. In ogni modo dilagavo, e mi interessai di un testo che stabiliva relazione tra il lettore e personaggi celebri mediante la valutazione dello scritto manuale. Un libro importante, di un francescano, Girolamo Moretti, reputato fondatore della grafologia italiana e di un metodo universalizzato: mediante i caratteri e gli impulsi grafici ascendere alla personalità. In realtà la scrittura manuale trasmette alla pagina la nostra pulsione. Con un inciso: vale soprattutto per la scrittura con pennino o penna stilografica, meno con penna Biro, suppongo, di certo non mediante il computer. Fondamentale.
La trasmissione pulsionale abbisogna di una presa mobile che riceve e attua l’impulso. Ciò che non avviene con scrittura a Biro, la quale rivela i caratteri.ma non la grossezza secondo la pressione. Sembra faccenda irrilevante. No. Fa perdere un contributo alla decifrazione della personalità: la grossezza dei caratteri, dicevo, secondo la pressione. Al tempo di Girolamo Moretti vi era il pennino, penna stilografica. Sarebbe da precisare se la Biro limita l’analisi grafologica. Moretti concepì sterminate modalità investigative, innanzitutto la spartizione tra intelligenza profonda e intelligenza acuta, il mantenimento del rigo, o ascendente, o discendente, la spaziatura tra le parole, tra le righe, il mutamento della calibratura delle singole vocali e consonanti, l’apertura ad esempio della “A”, il taglio nella “T”, un ulteriore vasto insieme di criteri per capire, ogni elemento conta e riceve intendimento.
Per Moretti, il soggetto scrivente imprime nei caratteri e nelle modalità energetiche, rapidità, lentezza che siano, la personalità. La considerazione di Moretti vale al di sopra dell’individuazione. Una scrittura a penna tutela la vibrazione emotiva. In questi in giorni, la Svezia ha reintrodotto la scrittura manuale appunto come salvezza delle movenze interiori. Scrivere a penna comporta un maggiore contributo emozionale. Specie nelle scritture espressive (poesia, narrativa, missive affettive). La scrittura a penna mantiene maggiore e diretta consistenza emozionale-espressiva. Moretti nel suo trattato offre esempi, planetari e visibilmente si nota la differenza delle personalità. Ricordo nettamente. La grandiosa grafia di Ludwig van Beethoven (nove decimi di intelligenza profonda), la dinamicissima grafia di Giuseppe Verdi, “musico nato”, dichiarava Moretti; la scrittura carezzevole, contemplativa, quasi uno sguardo che si ferma ad ammirare la parola, il verso, in Giacomo Leopardi, otto decimi d’intelligenza profonda, lo stesso nella scrittura di Raffaello ma come se dipingesse la parola. Talvolta sorprese, Alessandro Manzoni, quattro decimi di acutezza mentale, niente di superiore, però con molteplici disposizioni accrescitive, al pari di Sigmund Freud, quattro decimi di acutezza mentale, niente di superiore, ma una personalità “patologica” che gli forniva sconfinato materiale analitico.
Non conta esclusivamente l’intelligenza, la grafologia individua in modo capillare la totalità individuale. A quel che conosco è una scienza sicura. Non so a quale metodologia si riferisce Carmensita Furlano per essere, la grafologia, riconosciuta univocamente. In Italia ha rilievo il metodo interpretativo del Moretti. Ignoro se la grafologia da riconoscere, “per esigenze di verità giudiziaria e di supporto alla crescita evolutiva” (Furlano) attinge a Moretti. La ritengo ben fondata. Ma ignoro gli ammodernamenti. E discutendo di individuazione, nel periodo che mi interessai alla grafologia mi interessarono la chiromanzia e la fisiognomica. Quest’ultima da me poco approfondita. La chiromanzia è una scienza, inspiegabile ma sperimentabile. Stupefacente come le mani palesano non soltanto la personalità ma le vicende. Ed è “scienza” complessa, dita, monti, linee, segni (stelle, croci, punte di lancia, isole), con un’avvertenza cruciale, non sono elementi fermi, fatali, destino, cambiano al cambiamento della vita, determinano la personalità, non il futuro. Attraversi un periodo fortunato, e ti sorge una stella sotto il dito medio o l’indice, Monte di Apollo, Monte di Giove, declini, e la stella sparisce. Per altri aspetti, come individuazione della personalità, infallibile.
Le mani ed i segni sono sicuri almeno quanto la grafologia. Decisivo il dito pollice, determina il tutto. Esemplifico, Adolf Hitler aveva un pollice eccessivo, da personalità disposta a ogni estremismo delittuoso nella volontà di imporsi, del resto lo confermava la grafologia, la modalità della sua “T” era degli iracondi senza freno. Invece Charles De Gaulle, con un pollice sovrastante aveva tutt’altra inclinazione dovuta alle altre linee e alla conformazione della mano: nobiltà, coraggio, fermezza di propositi. Personalmente, dicevo, ho attestato la veridicità della chiromanzia. Una sera a via dell’Oca, 27, Roma, Alberto Moravia era più mesto del solito, quantunque si animasse facilmente e vivamente. Non ricordo perché, discorso sulla chiromanzia. Moravia, le sue mani erano rudi, forti, nodose le dita. Gli avevo notato la linea della fortuna, che va dal palmo al Monte, di Apollo, (anulare). Glielo dissi. Ma non si giudicava “fortunato”. Prese la Treccani, aprì: chiromanzia. L’immagine della mano con la linea della fortuna. Non cambiò umore. Però la “fortuna” restava nelle sue mani. Renato Guttuso non aveva soltanto la linea della fortuna, aveva anche una stella alla sommità, notorietà, ricchezza; mentre Giorgio de Chirico una mano enorme con il pollice di chi vuole primeggiare ma qualitativamente. Tristissima invece la mano di Vasco Pratolini, pollice volitivo, ma nella linea dell’intelligenza gli apparve un gonfiamento (isola), ne restai sgomento. Fu la crisi nervosa che lo annientò. Al tempo in cui ci vedevamo spesso, non aveva segni di tragedia nella linea della vita, Pier Paolo Pasolini.
Dicevo della fisiognomica, Johann Kaspar Lavater, ovviamente, mi interessò Nicola Pende, non fisiognomico, fu endocrinologo, ma classificò gli esseri umani in relazione al sistema ghiandolare, anche nell’aspetto. Il “corpo” rivela chi sei: purché non venga suscitata una “razza”. Chiromanzia, grafologia, criteri di individuazione. L’individuo, il vertice della natura. Gli enti non umani non sono individui, non detengono soggettività, non hanno segni nelle mani, personali, esclusivi, nessuna esclusività, niente che non sia replicabile. L’uomo è unico, irreplicabile, libero essendo diverso. La libertà risiede nella soggettività. L’individuo sociale restando individuo. Altrimenti non è neanche sociale perché non ha identità. Queste scienze dell’individuazione vanno comprese, coltivate. Sono radici dell’io sono io. La libertà? È libero chi resta individuo pur vivendo socialmente! Di recente, un “manifesto” dell’amico Tommaso Romano percepisce questo rischio dell’eclissi dell’individuazione. E riceve molte notazioni. Bene. Avvertire la catastrofe come catastrofe significa evitarla.
di Antonio Saccà