Un anno con Papa Leone XIV

venerdì 8 maggio 2026


Esattamente un anno fa, in un tiepido pomeriggio della primavera romana, Robert Francis Prevost è stato eletto pontefice al quarto scrutinio: uno dei Conclavi più brevi degli ultimi 150 anni, che ha dato alla Chiesa Cattolica il 267° successore di Pietro. Prevost ha accettato l’elezione e ha scelto il nome di Leone: inizialmente ha trasmesso in molti quasi un brivido, poiché si è trattato di un nome pontificale non utilizzato da più di un secolo, e legato ad un papa – Leone XIII – tra i più importanti della storia contemporanea. Prevost, l’agostiniano, metà americano – nato a Chicago, metropoli emblematica degli States – e metà peruviano: è proprio nel Paese latino che il futuro Leone XIV ha esercitato gran parte del suo ministero missionario ed episcopale. Al momento dell’elezione Prevost aveva 69 anni ed era cardinale da pochissimo tempo: infatti aveva ricevuto la porpora da Jorge Mario Bergoglio il 30 settembre 2023, pochi mesi dopo la nomina a Prefetto del Dicastero per i vescovi. I cardinali convocati a Roma, pochi giorni dopo la Pasqua, non avevano certamente un compito facile: eleggere una persona che potesse guidare la barca di Pietro dopo il pontificato travolgente del papa argentino. Quello di Jorge Mario Bergoglio, il primo Francesco, è stato certamente un pontificato divisivo, ma comunque inedito sotto diversi aspetti, che ha fornito una rappresentazione nuova del vicario di Cristo e ha accorciato le distanza tra i fedeli e la figura del papa.

Il collegio cardinalizio ha visto in Prevost, il missionario e il priore generale degli agostiniani, poi vescovo e prefetto, la persona giusta: un profilo umano che manifesta empatia e al tempo stesso riservatezza, un’ampia conoscenza della geografia della Chiesa nel mondo, unita ad un ruolo recente – ma comunque di grande influenza – nella curia romana. E poi Prevost è americano, e la stranezza di vedere un papa a stelle e strisce a quanto pare non aveva motivo di sopravvivere; è anche cittadino peruviano, quindi nuovamente un papa che viene da quella che Bergoglio aveva chiamato “la fine del mondo”: non soltanto l’Argentina, ma tutto il Sud America. L’8 maggio dell’anno scorso, alle 7 di sera, Leone si è presentato al mondo ricordando le parole del Cristo Risorto: “Pace a voi!”. Una stima parla del fatto che Prevost abbia pronunciato la parola “pace” oltre 400 volte in questo primo anno sul trono di Pietro. Una parola che ha avuto un ruolo delicato nelle ultime settimane, da quando all’instabilità medio-orientale del conflitto israelo-palestinese si è aggiunta anche la tensione in Iran.

L’invocazione a cessare i conflitti, il monito contro la “manciata di tiranni”, il rimprovero contro chi utilizza il nome di Dio per insanguinare il mondo. Appelli che hanno portato ad una rottura – almeno sul piano comunicativo – con il suo paese, gli Usa: le offese rivolte da Donald Trump diverse volte (le ultime proprio in questi giorni) e il suo convinto grido contro la crudeltà dei conflitti. Papa Leone, in molti, l’hanno conosciuto proprio in questi ultimi mesi: il pontificato è partito in modo tiepido. Prevost è stato percepito, alcune volte, come un po’ impacciato, soprattutto con stola e mozzetta rossa. Si parlava di lui come di un papa più freddo, almeno rispetto a Francesco; alcune dichiarazioni lo hanno fatto passare per tradizionalista (cosa che anche il predecessore è stato). Ancora Leone non ha pubblicato nessuna enciclica, ma è semplice da intuire il contenuto che potrà avere, ma ha scritto un’esortazione apostolica, la Dilexi Te, che continua l’impegno iniziato da Bergoglio verso i sofferenti e gli ultimi, legandosi all’enciclica Dilexit no del papa argentino. Leone ha compiuto il primo viaggio in Turchia e Libano, territori delicati, ricchi nella loro storia di aspetti religioni e culturali straordinari.

Poche settimane fa il viaggio in Africa: 11 giorni, 4 Paesi visitati e più di 18mila chilometri percorsi in aereo nel continente dalle grandi risorse e dalle immense fragilità. Oggi, un anno dopo il “si” alla chiamata dello Spirito Santo, Leone visiterà Pompei, di cui ricorre la solennità mariana, e Napoli, che pochi giorni fa ha visto ripetersi il miracolo di San Gennaro. La seconda settimana di giugno Prevost invece andrà in Spagna. L’elezione di Papa Leone mi ricorda quella di Pio XII nel 1939. Al momento della domanda relativa all’accettazione dell’esito del voto, il cardinale Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli disse di accettare il compito “in crucem”, “come una croce”: parole terribilmente profetiche, a pochi mesi dall’inizio del secondo conflitto mondiale. Speriamo tutti che in questo caso non si vada verso una terza guerra mondiale, e che il pontificato di Leone possa continuare in un mondo di pace, quella che lui ha definito “disarmata e disarmante”.


di Enrico Laurito