giovedì 7 maggio 2026
Venezia non è mai, come in questi giorni, al centro delle polemiche culturali e politiche, anche con una grande confusione, a detta di chi scrive, tra concetti estetici e di utile economico-politico: la Biennale Arte e la questione del padiglione della Federazione russa; la direzione dell’orchestra del Teatro la Fenice e l’ostruzionismo politico alla bacchetta di Beatrice Venezi. Vivacità polemica che meriterebbe un’informazione accorta e colta dall’ente televisivo di Stato, il cui compito non dovrebbe essere l’inseguimento dell’indice d’ascolto con le televisioni commerciali, ma l’arricchimento spirituale degli italiani.
Questa è l’unica cosa a legittimare la richiesta di un canone. L’ente possiede in città una sede di prestigio: Palazzo Labia, l’ideale sede di iniziative di prestigio. Invece, al momento, nulla di tutto ciò, ma la richiesta di menti ottuse romane di venderlo per fare cassa. Per cosa? Per avere i soldi per pagare nuovi stipendi a personale politicante, in realtà sovrabbondante e per lo più inutile. Invece, anche lì, di procurarsi giovani trentenni in loco, artisti, critici o filosofi dell’arte, in grado di rappresentare quel che vi accade in modo meno insulso.
di Riccado Scarpa