mercoledì 6 maggio 2026
Medicina a km 0
Nel 2026 il mercato delle droghe sintetiche in Italia è diventato un sistema fluido, veloce e difficile da intercettare. Ogni anno vengono identificate tra le 70 e le 80 nuove sostanze psicoattive (NPS), molecole create in laboratorio che sfuggono ai controlli e si diffondono rapidamente tra i più giovani.
Ne abbiamo parlato con il dottor Alessandro Vento, psichiatra, lavora presso il Dipartimento di Salute Mentale della Asl Roma 2 ed è presidente dell’Osservatorio sulle dipendenze e sui disturbi psichici sotto soglia.
Non si tratta più solo di droghe “tradizionali”. Oggi il fenomeno è radicalmente cambiato: le sostanze si acquistano online, si pagano in criptovalute e arrivano direttamente a casa. I canali principali? Telegram e dark web. Un mercato parallelo che rende l’accesso semplice, discreto e, soprattutto, estremamente pericoloso.
Le nuove droghe sintetiche si muovono in un’area grigia tra chimica e illegalità. Appena una sostanza viene vietata, ne compare subito un’altra con una formula leggermente modificata. Questo rende quasi impossibile stare al passo.
Il dottor Vento ci ha raccontato che oggi l’Osservatorio ha accertato 4500 molecole diverse.
Tra le più diffuse nel 2026 ci sono i catinoni sintetici, stimolanti che imitano cocaina e anfetamine. Molecole come 2-MMC, NEP o N-ethylhexedrone vengono vendute come alternative “legali”, ma hanno effetti intensi e imprevedibili, come i comportamenti sessuali a rischio o psicosi acute fino al suicidio, come ha dichiarato il dottor Vento.
Accanto a queste, i cannabinoidi sintetici rappresentano una delle minacce più sottovalutate. Non hanno nulla di naturale: sono composti chimici spruzzati su materiale vegetale o inseriti in liquidi per sigarette elettroniche. Il loro effetto è molto più potente del Thc e può provocare psicosi, crisi d’ansia e perdita di controllo.
Ancora più preoccupanti sono i nuovi oppioidi sintetici, come i nitazeni, che possono essere potenti quanto o più del fentanyl. Il rischio principale è l’overdose: bastano quantità minime, spesso assunte inconsapevolmente perché mescolate ad altre sostanze.
Chiude il quadro una nuova generazione di benzodiazepine sintetiche, copie illegali e potenziate di farmaci ansiolitici, facilmente acquistabili online e percepite erroneamente come “sicure”.
Uno degli aspetti più pericolosi del fenomeno è la mancanza di trasparenza. Molte sostanze vengono vendute sotto falso nome: cocaina tagliata, pasticche contraffatte, mix come la cosiddetta “cocaina rosa” (tusi), che può contenere MDMA, ketamina e altri composti.
Chi consuma spesso non sa cosa sta assumendo. Questo aumenta in modo esponenziale il rischio di intossicazioni gravi e rende difficile anche l’intervento medico: nei pronto soccorso, identificare la sostanza è sempre più complicato.
Tra i 15 e i 19 anni sta emergendo un comportamento sempre più diffuso: il policonsumo. Non una sola droga, ma combinazioni di sostanze: cannabis, alcol, psicofarmaci e Nps (Nuove Sostanze Psicoattive), assunte contemporaneamente.
Un mix che moltiplica i rischi e rende gli effetti ancora più imprevedibili.
A questo si aggiunge un altro elemento critico, la percezione del rischio. Molti giovani considerano alcune sostanze, soprattutto la cannabis, come innocue. Ma anche qui il panorama è cambiato.
La cannabis di oggi è molto più potente rispetto a quella di 30 o 40 anni fa. Le concentrazioni di Thc possono superare il 20-30 per cento, per rendere il consumatore immediatamente dipendente.
Parallelamente, è diminuita la presenza di Cbd (cannabidiolo), che aveva un effetto mitigante. Il risultato è una sostanza più aggressiva sul sistema nervoso, associata a un aumento di ansia, dipendenza e disturbi psicotici, soprattutto nei più giovani.
La droga lascia segni profondi su giovani e adolescenti, colpendo persone ancora in crescita e cervelli in formazione. La loro tolleranza è bassissima, la dipendenza arriva in un attimo e, se l’abuso continua, i danni al cervello possono essere importanti e/o irreversibili. Attenzione, memoria, capacità di apprendere e coordinazione motoria sono tra le prime a crollare sotto il peso di queste sostanze. Se uno studente, all’improvviso, inizia a perdere concentrazione o fatica a stare al passo con gli studi, è il momento di accendere un campanello d’allarme. Il problema potrebbe nascondersi nell’uso di droghe sintetiche o in cocktail pericolosi di psicofarmaci e altre sostanze psicotrope. Ignorare questi segnali significa lasciare spazio a un nemico che si insinua silenziosamente. Affidarsi a un centro specializzato può fare la differenza.
Nel frattempo, le droghe sintetiche si stanno adattando ai linguaggi e alle abitudini delle nuove generazioni. Non solo polveri o pasticche, ma anche liquidi per sigarette elettroniche, caramelle edibili, prodotti facili da nascondere e spray.
Una trasformazione che rende il consumo più discreto e difficile da intercettare da parte di famiglie e scuole.
Di fronte a un fenomeno così dinamico, la prevenzione fatica a tenere il passo. Le campagne tradizionali spesso non riescono a parlare il linguaggio dei giovani, mentre le istituzioni si trovano a inseguire un mercato che cambia continuamente.
Anche dal punto di vista sanitario, la sfida è enorme: la continua evoluzione delle molecole rende difficile sviluppare protocolli di cura specifici, ma i medici fanno tanto. Il consumo di droghe sintetiche tra gli adolescenti non è più un fenomeno marginale. È una realtà che coinvolge famiglie, scuole, servizi sanitari e comunità. I segnali possono essere sottili: calo dell’attenzione, difficoltà nello studio, cambiamenti comportamentali. Ignorarli significa lasciare spazio a un problema che cresce in silenzio.
Intervenire è possibile, ma serve un approccio nuovo: più informazione sin dalle scuole elementari “dalle prime classi”, più ascolto, più strumenti concreti. Perché di fronte a sostanze sempre più potenti e accessibili, l’unica vera difesa resta la consapevolezza.
di Vanessa Seffer