martedì 5 maggio 2026
Non è solo una questione di soldi, anche se 369 milioni di euro sono una cifra pesante per i cittadini pugliesi. L’intervista di Tommaso Fiore (ex assessore alla Sanità) a Repubblica Bari solleva un problema concreto: la mancanza di trasparenza. La sua richiesta è chiara: “Se dobbiamo pagare, diteci per colpa di chi”. Non è una questione di vendetta, ma di responsabilità.
DAL RISANAMENTO AL DEBITO
Qualche anno fa la Puglia mostrava un disavanzo quasi azzerato e dati prestazionali migliorati. Poi, in poco tempo, il debito è cresciuto fino a costringere il governo regionale ad imporre l’addizionale Irpef (per la quale, peraltro, mancano dettagli non da poco: su chi graverà?). “Da cittadino sono disposto a pagare, ma voglio capire”, dice Fiore. Cosa è successo nell’ultimo anno? Perché i costi di beni e servizi sono aumentati?
NESSUN RESPONSABILE E NESSUN DETTAGLIO.
Il punto centrale: per un buco simile in un’azienda privata, i responsabili verrebbero licenziati. Nella sanità pugliese, invece, non si individua nessuno. Andrebbe aggiunto che va capito anche dove si è formato il buco: in quale Azienda ospedaliera o Asl, e quando esattamente è avvenuta la maggiore lievitazione del debito. Fiore chiede nomi e cognomi: chi ha autorizzato le spese? Chi non ha controllato le Asl? Quali direttori generali hanno sforato il budget? Senza nomi, la politica si limita a parlare di “sistema”, evitando le responsabilità individuali.
PERCHÉ RIGUARDA TUTTI
La questione va oltre la Puglia. Non si può chiedere ai cittadini tasse più alte per coprire l’inefficienza. Un buco finanziario significa meno servizi (tac, liste d’attesa, medici). Se chi sbaglia non paga, chi lavora bene viene penalizzato. Serve trasparenza, non segreti.
Fiore chiede di sapere come e dove sono stati spesi i soldi pubblici. La politica deve rispondere. Se risponde con silenzio o burocrazia, il problema non è solo economico, è etico.
di Alessandro Cucciolla