La scuola? Una vecchia conoscenza che non invecchia

giovedì 30 aprile 2026


Qualcosa conosco, posso dirlo, ho cominciato ad insegnare non ancora laureato, studenti pressoché coetanei, a Firenze; mi trasferii dalla Sicilia. Quando gli studenti si alzarono al mio ingresso, “sbarruai”(in siciliano), sgomentai. Laureato, mi stabili a Roma. Istituto privato, insegnamento di Storia e Filosofia. Vicino Piazza Fiume, Via Piave. Accadde un fenomeno improprio: ignorando i programmi, completai il primo corso di Filosofia dopo cinque mesi. A febbraio non sapevo che aggiungere. Come mai tale rapidità? Nessuna rapidità. Era la mia ignoranza dei programmi. Insegnavo secondo passione ed i ragazzi seguivano appassionati. Se dicevo di Eraclito, Empedocle, Anassimandro, Gorgia, mi coinvolgevo a tu per tu, i ragazzi “sentivano” l’immedesimazione e si immedesimavano nella immedesimazione, al punto che presa confidenza non stavano nei banchi ma intorno alla cattedra, allora alta e alquanto solenne.

E chi ci frenava e fermava! Platone? Due ore di passione(critica) ed era fatta! Aristotele, lo stesso. Ammirazione e giudizi. Venni a sapere, dopo, che Schopenhauer e pure Nietzsche avevano dichiarato che la Scuola ha quale compito decisivo suscitare l’ammirazione per il Genio degli uomini geniali. Perfetto. Ammirare ciò che innalza. Perfetto. Innalzarci guardando in alto. Attratto da chi attraeva ed i ragazzi attratti per la mia attrazione.

Al di fuori da tutte le determinazioni programmatiche, spesso discutibili, riportare l’insegnamento alla passione cognitiva. Espressiva. Cognitiva-espressiva. Vale a dire: conoscenza ed arte. E l’Arte non è soltanto conoscenza ma “espressione”. Ridurre l’arte a conoscenza dell’epoca la ucciderebbe. E le biografie degli Autori sono fondamentali, stabiliscono rapporti con le persone. Io lessi tutte le biografie di Beethoven che raccapezzai, ed ascoltai e ascolto tutto il Beethoven che riesco. Che stravaganza non sapere dell’Autore di cui si conosce ed ama l’opera! Ma che è questa negazione dei personaggi!? E la Geografia deve essere accomunata alla Storia. La Geografia in sé è luogo estraneo. E deve avere posto la musica ed il canto. Sono coltivazione della sensibilità interiorizzata ed espressiva. Ed i contemporanei valgono se valgono non perché sono contemporanei. E gli “antichi” che valgono non sono trapassati!

Appassionandoci, appassionare. La Scuola. Quando insegnai ai Licei, all’Università, alla Terza Età, ho sempre distinto la conoscenza dall’espressione, in questo senso: l’arte è conoscenza però in modo espressivo. Sicché, esempio, “I promessi sposi”, non vale perché e soltanto perché fa conoscere la società del tempo, ma perché la fa “vivere”. Se la fa “vivere” è viva anche oggi. Renzo, Lucia, Prassede, Abbondio, Innominato, il lago di Como, la peste sono vivi anche oggi perché sono espressivi. Arte!

Un giorno, narrando del Risorgimento, su di una maestosa cattedra, altissima, di botto mi alzai e cantai il “Va pensiero”, dell’amatissimo Giuseppe Verdi, sappiamo. Un cautissimo movimento alla porta, qualcuno apriva timidamente. Era il Preside, esterrefatto. Allargò gli occhi e li disorbitò. E chiuse. Cautissimo. I ragazzi mi applaudivano a stadio sportivo, mi aspettavano il mattino ed entravano con me. Scuola.

Ricordi. Amore sublimato. Più di cinquant’anni. Mi chiamano ancora. Li ricordo ancora. Insegnare? Passione, Autori(!), Persone! Conoscenza. Arte. Arte!


di Antonio Saccà