Fedele alla vita!

giovedì 23 aprile 2026


Il corpo-spirito, mai separarli, è misteriosissimo, attinge a realtà che non controlliamo, ma determinano se stesse e determinano noi. Può non essere così. Non sappiamo, ripeto. Le manifestazioni sono stupefacenti. Ho “superato” un coma profondo di venti giorni al grandioso ospedale Spallanzani di Roma, apprendendo successivamente che le infermiere pregavano per me considerandomi “trapassante” e i medici concordavano. Mi sono “svegliato”, con stupore e felicità di medici e infermiere.

Ultimamente, disturbi meno gravi mi hanno invalidato massimamente e ho rinnovato le peripezie ospedaliere. Ospedale Sandro Pertini, Villa Tiberia, San Carlo di Nancy. La condizione ospedaliera ormai la conosco. Vedere gli altri afflitti, vivere io stesso l’afflizione. È un mondo. Noi sconosciamo questo mondo, se non lo sperimentiamo. Ma è proprio un mondo popolatissimo. Io credo che a considerare quante persone “abitano” gli ospedali, le cliniche o i luoghi di cura che siano, vi è una vera e propria popolazione. Ciascuno con la sua malattia, la preoccupazione, la voglia di sapere e di non sapere e infine sapere!

Sapere: questo è il problema. Che uscirà dal sangue che ti viene continuamente preso, dalla pressione che ti viene continuamente misurata, dall’ossigenazione, dal battito cardiaco e dai profondi scrutamenti della tua mente, del tuo petto, dei tuoi visceri, delle tue gambe? Te ne stai sotto apparecchiature gigantesche con l’ago infilzato nella vena, o un’apparecchiatura che ti irrora il sangue, vedi gli infermieri camminare e tu non puoi muoverti, chiuso, sbarrato. E pensi. E che pensi? Ciascuno pensa quel che pensa personalmente. La salute? Il corpo? Certo, certo, certo! E pensa che il corpo e la salute sono “filosofia”. Che bisogna fare come gli antichi.

Non si tratta della solita banalità della cultura classica, ma della filosofia classica, della visione della vita degli antichi, i quali non separavano il corpo dallo spirito, errore madornale della civiltà successiva. Non sempre, ovviamente, ma errore. Il corpo e lo spirito sono un’unità assoluta. Bisogna vivere il corpo come spirito e lo spirito come corpo, per dare un risultato essenziale: la salute!

“Salute” che non è lo stare bene, ma “vivere”! La coscienza vitale del vivere, il sentire la vita nei sensi e prenderne coscienza. I suoni, i colori, le sensazioni varie, riunirli nel proprio io, impossessarsene e trasformarle in amore per la vita. Non soltanto la salute, ma la coscienza di vivere pienamente. Camminare non è soltanto camminare, respirare non è soltanto respirare, odorare non è soltanto odorare; sono vita, sentirsi vivo. Sentirsi, questo è il punto, avere coscienza del valore della vita attraverso i sensi e la coscienza dei sensi.

Bisogna ridare questa coscienza ai giovani. Non l’attività sportiva, ma la filosofia della salute.

Ma i pensieri si estendevano ad altro, anche. Come mai viviamo per morire? Perché la vita è mortale? E come mai esiste la vita? Ma soprattutto, come mai esiste l’Essere (essere)? Quante assurdità sono state dette! Equiparare “essere” a Dio, pensiero assurdo, giacché l’essere è impersonale e Dio è personale! Altra assurdità: concepire l’essere e non dare spiegazione di come mai esiste.

Davvero: come mai esiste l’essere? È una questione che ho trattato in tutti i miei libri, rilevando con sbalordimento che pressoché tutti i filosofi hanno indagato sull’identità dell’essere, ma non su come mai esiste l’essere. Incredibile, davvero incredibile. Tranne qualche accenno e pensiero vedico e nel coraggioso Giacomo Leopardi, zero assoluto, a proposito.

Sicché, mentre nel letto vedevo giovani attivissimi andare, tornare ed io me ne stavo relegato, veniva in mente una semplice verità: non ci resta che vivere, coscienti che non sappiamo come mai c’è l’essere, non sappiamo come mai viviamo per morire e dover morire amando la vita che volevamo continuare a vivere.

Fedeli alla Vita, questo sì! Ciascuno a suo modo. Io? Fedelissimo alla Vita! Perché? Anche perché ho vissuto la (quasi) morte! È in tali circostanze che si riconosce il valore della individualità. Unica, mortale, insostituibile!

Karl Marx riteneva che l’individuo è un intreccio di relazioni. Incredibile. L’individuo è “un” io. Un “io”, “un io”. Uno, singolo, assoluto, non un coagulo di altri.


di Antonio Saccà