sabato 18 aprile 2026
Sicurezza diffusa e sostenibile per ricucire il Paese
La microcriminalità non è soltanto una questione di ordine pubblico: è il termometro della qualità della vita democratica. Quando furti, vandalismi, spaccio minuto e violenze quotidiane si concentrano nelle aree periferiche, si crea una frattura silenziosa tra centro e margine, tra cittadini protetti e cittadini esposti. È su questa linea di frattura che lo Stato deve tornare visibile, presente, credibile. E lo può fare con una misura chiara, concreta e politicamente sostenibile: un piano straordinario di assunzione e redistribuzione dei Arma dei Carabinieri.
UNA STRATEGIA NAZIONALE PER LA SICUREZZA DI PROSSIMITÀ
L’Italia dispone già di un sistema di sicurezza articolato, ma spesso disperso. La proposta è quella di un piano triennale straordinario che preveda l’immissione di nuove unità nell’Arma, con una destinazione prioritaria alle periferie urbane e alle aree a più alta incidenza di microcriminalità. Non si tratta solo di aumentare i numeri, ma di ridefinire la funzione:
1) Rafforzare la presenza territoriale stabile, con pattugliamenti a piedi e in prossimità dei luoghi sensibili;
2) Sviluppare una logica di “carabiniere di quartiere evoluto”, capace di interagire con cittadini, scuole e realtà associative;
3) Integrare l’azione con i sistemi di polizia locale e servizi sociali, per un approccio preventivo e non solo repressivo.
La sicurezza, in questo quadro, diventa infrastruttura civile.
PERIFERIE COME PRIORITÀ POLITICA
Le periferie italiane non sono solo spazi geografici, ma luoghi sociali complessi, spesso segnati da marginalità economica e fragilità istituzionale. Qui la microcriminalità prospera perché si alimenta di assenza: assenza di servizi, di opportunità, di Stato. Un rafforzamento mirato dei Carabinieri in queste aree può produrre effetti immediati: aumento della percezione di sicurezza; riduzione dei reati predatori; disincentivo alle economie illegali di bassa intensità (spaccio, ricettazione, abusivismo). Ma soprattutto restituisce fiducia istituzionale, un capitale immateriale senza il quale ogni politica pubblica è destinata a fallire.
SOSTENIBILITÀ FINANZIARIA: COME EVITARE L’IMPATTO SUI CONTI PUBBLICI
La questione cruciale è nota: come finanziare un piano straordinario senza aggravare in modo eccessivo i bilanci dello Stato? La risposta sta in una combinazione di strumenti già disponibili, se coordinati con intelligenza politica. Per prima cosa occorre razionalizzare la spesa pubblica interna alla sicurezza. Esistono margini di efficientamento tra duplicazioni amministrative, funzioni sovrapposte e strutture logistiche. Una revisione mirata può liberare risorse significative. C’è poi il tema dell’utilizzo dei fondi europei, in particolare attraverso programmi come il Next Generation Eu e il Fondo Sociale Europeo Plus, per finanziare formazione, digitalizzazione e innovazione operativa delle forze dell’ordine. Non per pagare stipendi in modo diretto, ma per abbattere i costi indiretti e aumentare l’efficienza complessiva del sistema. Una terza azione potrebbe essere l’introduzione di un modello di reclutamento progressivo, con ingresso iniziale in forme contrattuali flessibili e successiva stabilizzazione, in linea con i fabbisogni effettivi. Una soluzione già sperimentata in altri comparti pubblici. Da ultimo, la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata, il cui utilizzo può contribuire, anche simbolicamente, al finanziamento di strutture e presidi territoriali.
RICADUTE SISTEMICHE: SICUREZZA, ECONOMIA, COESIONE
Un investimento nella sicurezza di prossimità non è un costo, ma un moltiplicatore. Le ricadute sono evidenti su più livelli. Sul piano economico, la riduzione della microcriminalità favorisce gli investimenti locali, la vitalità commerciale e il turismo urbano. Sul piano sociale, rafforza la coesione e riduce il senso di abbandono. Sul piano politico, restituisce credibilità alle istituzioni, in un momento storico in cui la distanza tra cittadini e Stato appare crescente. Infine, vi è una dimensione culturale: la presenza quotidiana dello Stato nelle periferie contribuisce a costruire una pedagogia civica implicita, fondata sul rispetto delle regole e sulla tutela dei diritti.
UNA SCELTA DI PRIORITÀ
In un tempo in cui il dibattito pubblico è spesso dominato da emergenze globali e scenari internazionali, la sicurezza quotidiana rischia di essere sottovalutata. Eppure, è lì, nella vita di tutti i giorni, che si misura la qualità della democrazia. Assumere più Carabinieri, distribuirli meglio, integrarli con il territorio: non è solo una scelta tecnica, ma una scelta politica di fondo. Significa dire che nessuna periferia è marginale, che nessun cittadino è di serie B, che lo Stato c’è e si vede.
Perché la sicurezza non è un privilegio. È un diritto.
di Leonardo Raito