Scuola e aggressioni: l’analisi del criminologo Mendola (Video)

martedì 14 aprile 2026


Un episodio di estrema violenza tra giovanissimi riaccende il dibattito sulla sicurezza e sulla responsabilità all’interno delle scuole. Una ragazza di 12 anni, in una scuola della provincia di Pisa, ha attirato una compagna nel bagno dell’istituto durante l’ora di educazione fisica e l’ha colpita al collo con un paio di forbici. Un fatto che scuote profondamente l’opinione pubblica e che impone una riflessione che va oltre la cronaca, coinvolgendo il piano educativo, familiare e giuridico.
Secondo il dottor Umberto Mendola, criminologo forense investigativo, ausiliario di Polizia Giudiziaria per le attività tecniche e perito balistico, episodi di questo tipo, per quanto estremi, raramente sono del tutto improvvisi. Spesso sono preceduti da segnali di disagio, difficoltà relazionali, isolamento o conflitti che non vengono intercettati in tempo. È proprio su questo terreno che si gioca la partita più importante: quella della prevenzione, che richiede una collaborazione reale tra scuola e famiglia.
Sul piano giuridico, il caso solleva interrogativi rilevanti. In Italia, infatti, la responsabilità penale cambia radicalmente con l’età. Sotto i 14 anni il minore non è imputabile: non può essere sottoposto a processo penale, ma possono essere attivati interventi in sede civile e percorsi di tutela e recupero. Dai 14 ai 18 anni, invece, scatta l’imputabilità, seppur all’interno del sistema di giustizia minorile, che dovrebbe privilegiare finalità educative e rieducative rispetto a quelle punitive. Nel caso specifico della 12enne, dunque, non si procede penalmente, ma restano aperte altre forme di responsabilità.
Tra queste, quella dei genitori, che sul piano civile possono essere chiamati a rispondere dei danni causati dai figli minori. La legge prevede infatti che essi debbano dimostrare di aver impartito un’adeguata educazione e di aver esercitato una vigilanza idonea. In mancanza di tali elementi, possono essere condannati al risarcimento dei danni nei confronti della vittima.
Ma il punto più delicato riguarda il ruolo della scuola. L’istituzione scolastica ha un preciso obbligo di vigilanza sugli studenti durante tutto il tempo in cui sono affidati alla sua custodia. Se emergono carenze nella sorveglianza o nell’organizzazione, la responsabilità può ricadere anche sull’istituto. In questo senso, i genitori della vittima possono rivalersi non solo sulla famiglia dell’aggressore, ma anche sulla scuola, qualora venga accertata una responsabilità per omessa o inadeguata vigilanza.
Il tema della responsabilità si intreccia inevitabilmente con quello della prevenzione. Il criminologo sottolinea come sia fondamentale saper leggere i segnali di disagio prima che degenerino in atti violenti. La scuola, in quanto luogo privilegiato di osservazione, ha un ruolo centrale, ma non può essere lasciata sola: serve un’alleanza educativa forte con le famiglie e con il territorio.
In questo contesto si inserisce l’iniziativa del Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ha annunciato un progetto nazionale dedicato all’educazione al rispetto, rivolto a studenti, dirigenti, docenti e personale Ata. Il piano sarà sviluppato in collaborazione con Indire e punta a rafforzare la cultura del rispetto all’interno delle scuole, promuovendo comportamenti responsabili e prevenendo fenomeni di violenza.
Il caso della 12enne nel Pisano, dunque, non può essere liquidato come un episodio isolato, ma rappresenta un campanello d’allarme. La risposta non può limitarsi alla ricerca di colpe, ma deve tradursi in un impegno condiviso per costruire ambienti educativi più attenti, capaci di intercettare il disagio e di trasformarlo in occasione di crescita. Solo così sarà possibile prevenire tragedie simili e restituire alla scuola il suo ruolo fondamentale di luogo sicuro e formativo. 


di Vanessa Seffer