Tutto è un complotto? Riflessioni sulla disinformazione

lunedì 30 marzo 2026


Un confronto partecipato, attento e ricco di spunti quello promosso dall’Associazione Ex Allievi delle Scuole Ebraiche di Torino (Asset), che ha organizzato l’incontro online Tutto è un complotto? Decifrare i labirinti della disinformazione, coinvolgendo relatori e pubblico in una riflessione quanto mai attuale.

Protagonisti dell’incontro i giornalisti Claudia Conte e Klaus Davi, insieme al professor Massimo Rostagno, autore del volume Dizionario minimo dei complottismi. Un dialogo articolato che ha permesso di esplorare non solo il fenomeno delle fake news, ma anche le dinamiche più profonde che rendono il complottismo così diffuso e radicato.

Asset si conferma così uno spazio vivo di confronto culturale, capace di affrontare temi complessi con uno sguardo aperto e plurale. Un impegno che si inserisce in un percorso consolidato negli ultimi anni – e in particolare dopo il 7 ottobre 2023 – attraverso incontri e dibattiti che hanno coinvolto studiosi, esperti e testimoni su questioni cruciali del nostro tempo.

Nel suo intervento, Rostagno ha illustrato la genesi del suo libro, nato – come ha sottolineato – da un’esigenza profondamente civile: offrire un contributo alla salute della democrazia, oggi spesso compromessa da narrazioni tossiche e semplificazioni fuorvianti. Il complottismo, ha spiegato, non è soltanto un insieme di teorie infondate, ma una vera e propria modalità di lettura della realtà, che tende a ridurre la complessità a schemi lineari e rassicuranti, costruendo trame nascoste difficilmente confutabili.

Più che da un deficit di conoscenza, il complottismo sembra nascere da un bisogno: quello di trovare ordine e senso in un contesto percepito come incerto e frammentato.

Su questa linea si è inserito l’intervento di Claudia Conte, che ha posto l’accento sulla dimensione culturale ed emotiva del fenomeno. Il complottismo, ha osservato, intercetta paure diffuse e bisogni identitari, offrendo narrazioni coerenti e rassicuranti in un mondo sempre più difficile da interpretare.

Particolarmente significativo il passaggio dedicato al rapporto tra complottismo e antisemitismo. Il confronto ha evidenziato come alcune narrazioni contemporanee, pur evitando riferimenti espliciti, possano riprodurre schemi antichi, rendendo più complesso il riconoscimento di queste dinamiche e aumentando il rischio della loro diffusione.

Klaus Davi ha invece richiamato l’attenzione su uno degli elementi più ricorrenti nel linguaggio contemporaneo: il riferimento alle “élite”. Espressioni come “poteri forti” o “finanza globale”, ha sottolineato, funzionano oggi come categorie apparentemente neutre, ma capaci di attivare immaginari profondi e sedimentati.

In un ecosistema mediatico dominato dalla velocità e dalla semplificazione, queste formule diventano scorciatoie interpretative particolarmente efficaci: individuano un responsabile, semplificano la realtà e rendono il racconto immediatamente condivisibile. Proprio per questo, il rischio non riguarda soltanto la disinformazione esplicita, ma anche la diffusione di codici narrativi che possono riprendere – talvolta inconsapevolmente – schemi storicamente legati alla costruzione del nemico, tra cui quelli dell’antisemitismo.

La serata si è conclusa con numerosi interventi del pubblico, che ha posto domande articolate e dimostrato grande interesse, confermando un’esigenza diffusa di comprensione e confronto su questi temi.

Un’esigenza che Asset continua a intercettare e accompagnare, offrendo occasioni di approfondimento e dialogo capaci di rafforzare la consapevolezza critica e la responsabilità civile.


di Redazione