Papa Leone: “La guerra, uno scandalo per la famiglia umana”

martedì 24 marzo 2026


Come di consueto, anche al termine della recita dell’Angelus di domenica 22 marzo (V di Quaresima), Papa Leone XIV è tornato a condannare la brutalità del conflitto che si sta perpetrando in Medio Oriente. “Non possiamo rimanere in silenzio difronte alla sofferenza di così tante vittime inermi”, ha detto il pontefice, rivolgendo un nuovo appello affinché cessino le ostilità. Leone ha definito “uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio” l’attuale situazione conflittuale, con riferimento non soltanto agli scenari medio-orientali ma a tutti i teatri di guerra sparsi nel mondo. Nel salutare i partecipanti alla Maratona di Roma, ha parlato dello sport come uno strumento per “tracciare sentieri di pace e inclusione sociale”. In una lettera inviata al quotidiano L’Avvenire, in particolare all’inserto Popotus (dedicato ai bambini, che quest’anno compie trent’anni), il pontefice ha rivolto la sua attenzione all’impatto della guerra sui più piccoli: “In questi giorni di grande preoccupazione per le guerre che minacciano il futuro dell’umanità, bisogna guardare ai bambini perché i loro occhi smarriti portino a una vera conversione”.

Il papa mette in guardia dall’uso sbagliato dell’Ia e dai pericoli del digitale: “Tutti, specialmente oggi, nell’era digitale e dell’Intelligenza artificiale, abbiamo bisogno di un’educazione permanente. E per rimanere umani abbiamo bisogno di preservare uno sguardo bambino sulla realtà”. Il monito del papa è quello di diffidare alle chat con l’Ia e dai rapporti virtuali, affinché i bambini non “finiscano con il credere di poter trovare nei chatbot della Ia i loro migliori amici o l’oracolo di ogni sapere, impigrendo il loro intelletto e la loro capacità relazionale, intorpidendo la loro creatività e i loro pensieri. Dobbiamo custodire la loro infanzia e guidare la loro crescita perché siano protagonisti di un mondo rinnovato”. Il papa, per sua formazione, non è certamente un uomo contrario alla scienza, che vede nel progresso tecnologico il male da evitare. Nelle parole del papa si deve piuttosto ricercare lo stimolo a vivere anche al di fuori degli scenari digitali, senza diventare schiavi di rapporti a senso unico, dove dall’altra parte della chat non c’è un individuo ma un sistema.

Al termine della lettera Leone chiede a tutti noi lo sforzo di guardare alle situazioni gravi e catastrofiche con gli occhi dei più piccoli, e di leggere nel loro sguardo il pericolo per la guerra e la violenza: “Forse solo guardando gli occhi smarriti dei bambini di fronte alla barbarie della guerra possiamo convertirci. Reimparare a guardarci negli occhi e a guardare il mondo con occhi puri”. I bambini e i ragazzi non conoscono le implicazioni politiche dei conflitti, non sanno cosa sia la diplomazia e soprattutto non hanno come gli adulti la percezione del rischio nucleare: vedono, anche se non è poco, soltanto il risvolto materiale del conflitto. Vedono le loro case crollate, le scuole distrutte, le amicizie spezzate, i sogni messi in pausa, e chiedono spiegazioni ai grandi. Lo sguardo di un adolescente o di un bambino probabilmente è “incompleto” e limitato rispetto al nostro: è qui che trovano efficacia le parole del papa, che chiede di filtrare le emozioni della guerra attraverso gli occhi dei più piccoli.


di Enrico Laurito