“Tavolo dell’Iftar”: i vertici dei monoteismi per la pace

lunedì 16 marzo 2026


In una Roma da sempre grande crocevia di interscambi religiosi, culturali, economici, in un momento internazionale senz’altro difficile, i massimi esponenti di Cristianesimo, Islam ed Ebraismo hanno lanciato un messaggio univoco: la religione deve rappresentare un ponte tra i popoli, mai un muro. La fede religiosa non deve mai essere oggetto di strumentalizzazioni politiche. Una serata, il “Tavolo dellIftar-Ramadan 2026”, promossa all’hotel St. Regis di Roma centro dalle ambasciate della Repubblica dellAzerbaigian e del Regno del Marocco presso la Santa Sede, e organizzata dal Media international communication club (Micc) col supporto della direzione dei musulmani del Caucaso, ha visto la partecipazione straordinaria di oltre 130 fra ambasciatori, accademici e figure istituzionali, culturali e religiose: in un marzo che, quest’anno, ha visto intrecciarsi il Ramadan, l’Annunciazione e la festività di Purim.

Il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha sottolineato che la convivialità è da sempre uno strumento politico di pace: “Sedersi a questo tavolo non è un semplice gesto di cortesia, ma un atto di resistenza spirituale alla violenza”, ha dichiarato, aggiungendo che “la diplomazia della Santa sede sostiene con forza ogni spazio di incontro dove la parola prevale sulle armi. Da Roma, ribadiamo che la pace non è un’utopia, ma una costruzione quotidiana che richiede il coraggio del perdono e la lungimiranza del dialogo interreligioso”. Dello stesso parere il gran mufti del Caucaso, Sheikh Allahshukur Pashazade, giunto a Roma alla testa di una delegazione di religiosi di varie appartenenze, per testimoniare la volontà di pace: “Il digiuno ci insegna la disciplina del cuore e l’empatia verso chi soffre. Portiamo qui la voce dei popoli che desiderano la fine delle ostilità. Questo incontro dimostra che quando le fedi dialogano, i muri cadono. Siamo qui per dire che nessuna religione può mai giustificare l’odio o la distruzione dell’altro”. L’Azerbaigian, ha detto, da parte sua, Ilgar Mukhtarov, ambasciatore azero presso la Santa sede “è tradizionalmente un Paese dove convivono pacificamente etnie, culture e religioni differenti. In questo momento storico, diventa specialmente significativo portare intorno allo stesso tavolo rappresentanti di religioni, culture e tradizioni diverse”.

Molto importante l'intervento del rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, che ha evidenziato la potenza dei simboli condivisi, plaudendo all’iniziativa: “In una stagione di profonde tensioni, il valore della convivialità assume un significato profetico. Celebrare la gioia del Purim e rispettare la sacralità del Ramadan nello stesso spazio fisico e spirituale è il segno che le nostre tradizioni attingono alla medesima sorgente di umanità. La sapienza antica deve servire oggi a guarire le ferite del presente”.

Sono stati inoltre consegnati, a persone meritevoli, sei titoli della serie “i volti nascosti del dialogo”. Precisamente, al gran mufti del Caucaso, Sheikh Allahshukur Pashazade (dal cardinale Pietro Parolin); all’ambasciatore del Kuwait presso l’Italia, Nasser Sanhat Alqahtani; all’ambasciatrice della Turchia presso l’Italia, Elif Çomoğlu Ülgen; a Brian Burch, ambasciatore Usa presso la Santa sede, e a Rashad Aslanov ambasciatore della Repubblica dell’Azerbaigian presso l’Italia. L’editore italo-libanese Nizar Ramadan, direttore organizzativo, ha tracciato un bilancio dell’evento: “Il successo di questa serata conferma che il Belpaese è il baricentro naturale per il dialogo nel Mediterraneo. Il Tavolo dell’Iftar – ha sottolineato Ramadan – non è più solo un evento, è un cantiere aperto per costruire quel grande palazzo chiamato vita. Rimettiamo quindi, con coraggio e fiducia, l’uomo, con la sua complessità, al suo posto di custode dell’universo. Solo così potremo superare le sfide che il nostro pianeta è chiamato ad affrontare”.


di Fabrizio Federici