Bari sotto scacco: il male oscuro che divora la città

martedì 3 febbraio 2026


Mentre il lungomare di Bari si riflette nelle luci rassicuranti della movida e il porto continua a essere il “ponte verso l’Oriente” per il commercio legale, nelle vene della città scorre un veleno silenzioso che non risparmia nessuno. Non è più solo una questione di quartieri difficili o di periferie dimenticate. Oggi Bari è l’epicentro di una tempesta perfetta: una crescita esponenziale del traffico di stupefacenti che ha trasformato il capoluogo pugliese in una delle piazze più dinamiche e feroci d’Italia.

L’INVASIONE DEL CRACK: LA DROGA CHE “MASTICA” I GIOVANI

Se fino a pochi anni fa la cocaina era il demone principale, oggi il vero protagonista dell’orrore è il crack. Più economico, devastante e capace di creare una dipendenza immediata, ha invaso le piazze di spaccio storiche ‒ da Japigia a Libertà, fino a Bari Vecchia ‒ ma con una novità inquietante: la sua diffusione capillare negli ambienti dell’alta borghesia. Non è raro vedere il professionista affermato o lo studente della “Bari bene” frequentare le “cupe” (i depositi e i luoghi di consumo nascosti) per cercare quella dose da pochi euro che promette un’estasi fulminea e lascia dietro di sé un vuoto incolmabile. I dati più recenti parlano chiaro: le persone in carico ai servizi per dipendenza da crack sono aumentate quasi del 100 per cento nell’ultimo decennio a livello regionale, e Bari detiene il primato di questa macabra classifica.

IL PORTO DI BARI L’HUB DEL NARCOTRAFFICO TRANSNAZIONALE

Il ruolo di Bari come snodo logistico è la chiave di questo assedio. Le inchieste del 2025 e l’ultimo bilancio della Polizia di Stato (con oltre 170 kg di droga sequestrati e centinaia di arresti solo nell'ultimo anno) confermano che il porto è un varco cruciale.

L’asse italo-albanese: i clan baresi, storicamente legati alla criminalità d’oltre Adriatico, hanno perfezionato un sistema di approvvigionamento che vede tonnellate di marijuana, eroina e cocaina transitare per le banchine cittadine.

Il salto di qualità dei clan: organizzazioni come gli Strisciuglio o i Parisi non si limitano più a gestire lo spaccio, ma operano come vere multinazionali del crimine, reinvestendo i proventi in attività legali, inquinando l’economia sana della città.

UNA REALTÀ CHE MOLTI NON VOGLIONO VEDERE

C’è un muro di ipocrisia che circonda il consumo di droga a Bari. Se lo spaccio nei quartieri popolari è un fatto di cronaca nera quotidiana, il consumo nelle “case bene” è un segreto di Pulcinella. La droga oggi è diventata socialmente accettata, quasi un accessorio di uno stile di vita frenetico. Ma dietro questa normalizzazione si nasconde il dramma di famiglie distrutte, debiti insormontabili e una violenza latente che esplode in regolamenti di conti sempre più frequenti. A Bari la droga non è più un’emergenza, è diventata un’abitudine. Il problema è che le istituzioni e la società civile sembrano aver abbassato la guardia, quasi rassegnate a questo fiume di veleno che attraversa le nostre strade.

UNA CITTÀ IN GINOCCHIO O PRONTA A REAGIRE?

Le analisi giornalistiche e le operazioni delle forze dell’ordine dipingono un quadro di una gravità inaudita. Non basta più la sola repressione. Serve un’analisi profonda che parta dalle scuole e arrivi ai salotti della borghesia, rompendo l’omertà di chi vede e tace. Bari è a un bivio: continuare a fingere che il problema riguardi solo “gli altri” o ammettere che la città è sotto scacco. Il rischio è che, continuando a voltarsi dall'altra parte, il “fiume” di droga finisca per sommergere definitivamente l’anima stessa del capoluogo pugliese.


di Alessandro Cucciolla