mercoledì 28 gennaio 2026
Mi dispiace molto apprendere la notizia della scomparsa di Paolo Cendon, uno studioso brillante e intelligente. Ho scritto a lungo nella sua rivista giuridica Persona e danno occupandomi di rendere umano e aderente alla vita il diritto privato italiano. Dopo tanta produzione, dopo tanto scrivere un giorno mi ha chiamato per parlarmi. Mi leggeva e, in un crescendo di ammirazione e approvazione per quanto scrivevo, aveva alzato il telefono per cercarmi e parlami. Era un fiume in piena, un caos di parole dette in maniera velocissima, un po’ alla veneziana. Ricordo di essere riuscita a malapena a pronunciare le seguenti parole: “Grazie professore, sono contenta lei mi abbia chiamato perché lei è il padre del danno esistenziale”. Non mi sembrava gli interessasse molto il complimento e l’apprezzamento, badava al sodo, mi chiedeva di cosa mi stessi occupando. Per chi non lo sa, faccio un brevissimo cenno a cosa è il “danno esistenziale”. Il diritto in generale è una struttura convenzionale creata da una società per accordarsi su alcune regole di buon senso comune. Poi, a scendere, ci sono le varie regole che si fanno, nei codici, civili, penali, amministrative.
Con Cendon siamo nel diritto civile. All’interno del diritto civile ci sono varie branche tra cui il privato che regola – giuridicamente – i rapporti tra privati. Le norme (regole) dei codici – civile, penale e amministrativo – sono da noi scritte appunto nei codici. C’è poi una loro – diciamo – “attualizzazione” o meglio un loro ammodernamento via via che la realtà e le sensibilità delle collettività evolvono. Nei sistemi cosiddetti di “Common law” come in Inghilterra, ad esempio, ci si basa sui principi anziché sui codici per cui i principi vengono adattati rivisti ammodernati ed “evolvono” via via che vengono espressi. Mentre da noi, in Italia, cioè nei Paesi come il nostro cosiddetto di “Civil law”, il diritto per cambiare ed evolvere ha la legge del Parlamento, o spesso una mal interpretata cosiddetta nomofilachia della Corte di Cassazione i cui giudici della cosiddetta assemblea o riunione “a sezioni riunite” si arrogano il potere di “creare” la legge, precisamente il diritto come pare a loro scimmiottando cioè i sistemi di “Common law”. Ma mal ce ne incolse, perché mentre i Parlamenti sono eletti dalle popolazioni e dunque legittimati a “creare” le leggi aventi quindi dietro se il voto della maggioranza degli italiani, la Corte e i suoi giudici non sono eletti da nessuno degli italiani quindi non sono legittimati a creare la legge per noi tutti. Il diritto essendo come detto una convenzione nostra sociale è sempre stato un po’ “duretto”, rigido, in quanto inquadrato nelle figure specificate e descritte nei codici. Soprattutto nel sistema di “Civil law” quale è il nostro. Avere inserito un danno che è come una sorta di ritratto o specchio di una “sfaccettatura” della realtà, non era poco.
Non è poco. Sono i sentimenti e le emozioni, la propria percezione, la propria soggettività che è entrata, grazie a Cendon che sembrava anche di persona molto sensibile, nel nostro diritto privato e civile italiano. Siccome vedeva che nei miei scritti mi immergevo nella sostanza e nella materializzazione dei pensieri e sentire delle persone, li scandagliavo nelle profondità, ecco che per lui ero diventata importante. Il mio lavoro è diventato importante. Nel tempo non so se ha poi seguito e letto i miei attuali libri di indagine e studio della energia quantistica. Superato il diritto infatti, sono andata alla vera realtà, quella non convenzionale ma sostanziale. Dove materia e energia coincidono, facce della stessa medaglia. Molto più che la mera esteriorizzazione di danni pur coinvolgenti la propria esistenza.
(*) La foto è tratta dal profilo ufficiale di Facebook di Paolo Cendon
di Francesca Romana Fantetti