Perché ricordiamo Lorenzo Infantino

martedì 27 gennaio 2026


Lorenzo Infantino è stato tante cose, ma soprattutto un professore universitario. Aveva fatto dell’insegnamento la sua missione, ricoprendo vari corsi alla Luiss per oltre quattro decenni. Agli studenti dava tutto il suo sapere e il suo entusiasmo, tanto da meritare un’ammirazione che proseguiva anche oltre gli anni dell’università.

Infantino è anche stato uno studioso rigoroso. Grande conoscitore dei classici del pensiero filosofico, economico e sociologico, aveva una prospettiva a giro d’orizzonte delle scienze sociali. La sua produzione è vasta. Il libro che gli ha dato più fama è L’ordine senza piano. Le ragioni dell’individualismo metodologico, pubblicato per la prima volta nel 1995 e riproposto in terza edizione da Rubbettino nel 2025. Il volume ha avuto una traduzione inglese (presso la prestigiosa Routledge) e una spagnola. Anche Potere. La dimensione politica dell’azione umana (2013) ha avuto entrambe le versioni. Suo fiore all’occhiello la Biblioteca austriaca, presso lo stesso editore calabrese, dove hanno trovato collocazione la gran parte delle opere di Carl Menger, Ludwig von Mises, Friedrich Hayek tradotte in italiano e curate spesso dallo stesso Infantino.

Da ultimo, aveva distillato il suo sapere in alcuni volumi in cui metteva a frutto la prospettiva della Scuola austriaca per indagare aspetti specifici del campo del sapere: Alle origini delle scienze sociali (2022), Conoscenza, governo degli uomini e governo della legge (2024), e La reazione totalitaria (postumo, 2026).

Infantino era apprezzato anche a livello internazionale. Membro del Linacre College di Oxford, è stato visiting scholar alla Universidad Rey Juan Carlos di Madrid; ha tenuto una lezione all’Austrian Colloquium della New York University, dove Israel Kirzner venne ad ascoltarlo, e la Hayek Memorial Lecture presso il Mises Institute di Auburn, in Alabama.

Infantino è intervenuto nel dibattito pubblico, scrivendo anche sui giornali, come il Corriere della SeraIl Sole24 Oreil Giornale di Montanelli. Nel suo studio teneva incorniciato uno scambio di colpi di fioretto proprio con Montanelli sull’uso del termine liberale, che tante vicissitudini ha avuto in Italia, ma al quale Infantino restava legato.

Infantino era anche un appassionato di cinema e di letteratura.  Uno dei suoi scrittori preferiti, lo spagnolo Vicente Blasco Ibañez, nel suo I quattro cavalieri dell’Apocalisse, dà questa definizione di civiltà: “Civiltà è raffinatezza dello spirito, rispetto del prossimo, tolleranza delle opinioni altrui, cortesia dei modi”. E questo era Lorenzo Infantino.

(*) Senior fellow dell’Istituto Bruno Leoni

(**) Tratto da Istituto Bruno Leoni


di Nicola Iannello (*)