Affetto digitale

lunedì 26 gennaio 2026


Una sera, Triumph motorcycles mi ricorda che è il mio compleanno. Lo fa a mezzanotte in punto, battendo di una minuscola frazione di secondo Italo treno e di quasi un quarto di minuto chi mi vuole bene.

Questi sentitissimi auguri automatici fanno rivalutare quelli social, l’illusione di non essere dimenticati dal mondo. Sulla tua pagina trovi messaggi e facciotti sorridenti di nomi improbabili, gente di cui avevi accettato l’amicizia per l’illusione tronfietta di essere al centro di un impero di bit. Così ringrazi esseri eterei e vai a letto nella solitudine dei numeri finti

Dalla pietra a oggi, ogni generazione diffida dei cambiamenti, così sono ancora tanti quelli che ululano nel non trovare il telefono per contattare la società di telefoni, e vorrebbero strangolare gli odiosi sadichetti che, nella loro bottega, per erogarti un banale servizio, pretendono che tu lo richieda online. Ma tu sei lì, e vuoi solo un panino, (cazzo!).

I meccanismi sono irreversibili, ed è inevitabile che anche il nostro modo di pensare e persino i nostri istinti si adeguino a questa viscida modulistica che incasella le nostre vite. Però la natura, dio per chi è credente, non ci ha dotato di sentimenti prefabbricati, ma di un generatore di emozioni che il web può eccitare, non sostituire. Mai. Nei secoli dei secoli.

I bigliettini, le tenerezze cartoncinate, le banalità che sembrano irrinunciabili sono sempre stati un tributo alla stanchezza mentale di massa e un invito alla desistenza rivolto ai meno fantasiosi tentati da goffe originalità. Ma tutto questo è sempre esistito, e l’online è un passo successivo che muta solo la tecnologia di trasmissione, non la sostanza.

Quella che sta cambiando è la libertà dei sentimenti, sempre più veicolati, sempre più standardizzati, globalizzati, plastificati, unificati, fino a convincerci che basta il modulo, e che il modulo è fornito da uno sponsor, forse cinese, più spesso misterioso.

Magari da quello che mentre pagavi la padella nel centro commerciale ti ha chiesto se eri iscritto sorvolando sul fatto che non avresti avuto comunque nessuna agevolazione. E che mentre lo compilavi ti sembrava normale farti imporre come obbligatorie risposte che interessano solo chi riceve i tuoi soldi e guadagnerà utilizzando i tuoi dati.

Prezzi in salita, servizi in discesa, faidate che ci fa credere di essere padroni del mondo di cui siamo schiavi paganti. Ma noi abbiamo infinite consapevolezze, leggiamo Fanpage e il Corriere, ma solo online perché ci rassicura sui gusti culinari di Mahmood.

Per azzardare una telefonata l’annunciamo con il dovuto anticipo chiedendo il permesso via whatsapp, ma non a un potente, a un fantozzi qualunque. E con la stessa timidezza facciamo pure gli auguri, quasi temendo che la nostra voce vìoli non si sa quale concetto di privacy, invece di testimoniare amicizia e affetto con un tono naturale, quello che il festeggiato conosce, se ancora lo ricorda.

In tutto questo ci sentiamo importanti e irraggiungibili oppure solo, sempre più isolati? Nelle grandi città il campanello lo suonano solo i rider, a meno che non preferiamo i locker per evitare anche questi residui e fulminei contatti umani.

Una cena al ristorante, senza tanti auguri a te: la torta è servita corredata da un minuscolo box cinese che gracchia happy birthday to you. Ma meglio sarebbe spegnere la candelina prima di cena, perché spesso ci sono gli slot, due ore per mangiare, chiacchierare e ricordare i tempi andati, non si sa mai che si faccia tardi.  E se il vissuto è una bella favola, arriviamo ai felici e contenti solo nel parcheggio, dopo un’ora di ricordi congelati.

Sfidando il progresso alcuni amici hanno voluto festeggiarmi di persona personalmente, concetto ormai quasi solo catarelliano. Nessuno ha definito la cena iconica, nessuno ha citato l’acido ialuronico, che sembra essere componente fondamentale del corpo umano, nessuno ha fatto il digital creator davanti a spaghettoni artigianali.

Mi amano, li amo: difendiamo questo concetto.


di Gian Stefano Spoto