Addio a Valentino, l’ultimo imperatore della moda italiana nel mondo

martedì 20 gennaio 2026


Valentino, al secolo Valentino Ludovico Clemente Garavani, è stato l’ultimo imperatore della moda italiana nel mondo. Il grande stilista è scomparso ieri a 93 anni a Roma, nella serenità della sua residenza sull’Appia Antica, circondato dall’affetto dei suoi cari. I funerali si terranno alle 11 del 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La camera ardente sarà allestita domani e giovedì, dalle 11 alle 18 in Piazza Mignanelli, storica sede della maison, appena dietro Piazza di Spagna. È lì che Valentino apre l’atelier nei primi anni Sessanta, il più frequentato dalle lady del jet set internazionale. Un punto fermo almeno quello, rispetto ai passaggi di proprietà del marchio, venduto nel 1998 alla casa tedesca Hdp, rilevato nel 2002 dal Gruppo Marzotto, passato al fondo Permira e infine nel 2007, alla moglie dell’emiro del Qatar, la potente sceicca Sheikha Mozah. Ultimo passaggio di mano nel 2023 con il gruppo Kering che ha acquisito il 30 per cento del capitale per 1,7 miliardi di euro, con l’opzione di raggiungere la totalità dell’acquisizione entro il 2029. Ed è sempre al civico 23 di Piazza Mignanelli che Valentino e il suo socio Giancarlo Giammetti hanno aperto nel febbraio 2025 la Fondazione Garavani Giammetti, con lo scopo di ospitare mostre di arte e moda e dare sostegno alla formazione di giovani stilisti. L’ultima mostra quella inaugurata il 18 gennaio, Venus-Valentino visto dagli occhi dell’artista portoghese Joana Vasconcelos.

“Valentino disegna abiti anche la notte”

Valentino non ha mai lasciato il suo lavoro di stilista. “Disegna abiti anche la notte” confidava nel 2007 Giancarlo Giammetti, suo socio ed ex compagno di vita. “Non mi piace la gente che ostenta i propri gusti sessuali. Inorridisco a vedere due uomini baciarsi in strada. Io e Giancarlo non ci siamo mai neppure sfiorati una mano in pubblico. È una questione di stile”, diceva. Il suo addio alla moda a Roma durò tre giorni. Fu una festa faraonica, l’evento più glamour mai progettato nel mondo della moda. Furono invitati principi, dive di Hollywood, principesse e capi di Stato. A Roma il 45° di Valentino è ricordato ancora come tre giorni di feste sfarzose, comprensive di una retrospettiva di abiti d’archivio all’Ara Pacis, di una sfilata di alta moda nel complesso di Santo Spirito in Sassia, di un galà tra le colonne del Tempio di Venere, mai concesso prima di allora, con il Colosseo sullo sfondo e il premio Oscar Dante Ferretti a curare la scenografia. Infine, di un galà con ballo e concerto live di Annie Lennox in una finta pagoda cinese nei toni oro, nero e rosso (il suo colore preferito, un incrocio fra carminio, porpora e cadmio) allestita nel Parco dei Daini, nel cuore nobile di Villa Borghese. Mille invitati vi ballarono fino all’alba. Valentino ballava circondato da Caroline di Monaco, Claudia Schiffer, Mick Jagger e altre celebrità. Una festa kolossal, che gli fece meritare appieno il soprannome di ultimo imperatore della moda. Stesso epiteto che diede in seguito il titolo al docufilm, The Last Emperor, diretto dal regista Matt Tyrnauer, pellicola sugli ultimi due anni di attività dello stilista, girata tra passerelle, backstage e interviste.

Valentino: rendere le donne eleganti e sempre perfette

“Sono sempre andato avanti per la mia strada. Mai seguito il minimalismo, il grunge, un’offesa alle donne vedere come le conciano” rispondeva a chi gli chiedeva di commentare le mode del momento. Lui le donne le voleva rendere eleganti e sempre perfette. Dopo un breve periodo di direzione della Valentino da parte di Alessandra Facchinetti, la maison è stata diretta dai due stilisti che avevano affiancato Valentino negli ultimi anni, Pierpaolo Piccioli, attuale direttore creativo, e Maria Grazia Chiuri, passata nel 2016 a dirigere come prima donna, la maison Christian Dior. Piccioli ha diretto la maison da solo dal 2016 al 2024. Al couturier che ora disegna Balenciaga è subentrato subito Alessandro Michele che ancora è in carica. Il giovane Valentino aveva frequentato una Scuola di figurino a Milano e studiato francese alla Berlitz School. A Parigi aveva seguito un corso di stilismo all’École de La Chambre Syndicale de la Couture. Negli anni Cinquanta aveva collaborato con la maison Jean Dessès e con l’atelier di Guy Laroche. Nel 1957 aveva fondato la Valentino assieme al padre. Ma gli alti costi di gestione avevano messo in crisi l’attività. Fu risolutivo l’ingresso in società di Giancarlo Giammetti, allora studente di architettura con cui Garavani avviò una nuova maison occupandosi solo dell’aspetto creativo e lasciando a lui quello finanziario. Nel 1959 Valentino aprì il suo atelier a Roma in Via dei Condotti e nel 1960 iniziò la collaborazione con Giammetti. Nel 1962 dopo il trionfo della sua prima collezione a Pitti Moda di Firenze, Valentino divenne uno dei più popolari couturiers del mondo. Nel 1967 presentò la prima collezione maschile. Nel 1968 iniziò ad usare come logo la lettera V e creò l’abito da sposa di Jacqueline Bouvier per le nozze con Onassis. Dagli anni Settanta aprì boutique nelle più importanti città del pianeta. Il profumo che porta il suo nome nacque nel 1991. Nel 1990 diede vita all’Associazione Life, con Giammetti, a supporto della ricerca per l’Aids.

L’impero economico di Valentino

Un moderno polo del lusso, capace di portare la sua eleganza senza tempo “oltre le nostre persone” grazie ad “alleanze con gruppi che garantiscano importanti sinergie”. È così che Valentino Garavani aveva immaginato il futuro del marchio creato negli anni Sessanta e negli ultimi decenni al centro di una complessa sequenza di passaggi di mano. Dal controllo diretto del fondatore a quello di investitori internazionali, sempre con lo stesso obiettivo: continuare ad essere sinonimo nel mondo dello stile e della bellezza del Made in Italy. Il marchio, oggi, è controllato da Mayhoola for Investments, fondo qatariota a capo della storica casa di moda romana. Riccardo Bellini, managing director della società del Qatar, è dal primo settembre il ceo di Valentino. Scelto come successore di Jacopo Venturini, che era alla guida della griffe dal 2020 e si è dimesso dopo un periodo di congedo, è andato ad affiancare il direttore creativo Alessandro Michele, nominato nel marzo 2024 dopo l’addio di Pierpaolo Piccioli. I due avevano già lavorato insieme da Gucci, di cui lo stilista era stato direttore creativo per sette anni, dal 2015 al 2022. Scopo della nomina di Bellini, in piena crisi del lusso, quello di affrontare il rallentamento delle vendite del marchio, che ha chiuso il 2024 con ricavi pari a 1,31 miliardi di euro, in diminuzione del 2 per cento rispetto all’anno prima, e con un Ebitda sceso del 22 per cento a 246 milioni di euro.

Oltre a dover gestire i rapporti con il gruppo del lusso francese Kering, che nel 2023 ha acquisito una partecipazione del 30 per cento nella storica maison per 1,7 miliardi di dollari, con l’impegno di acquistarne il restante 70 per cento. Un assetto che non cambierà però prima del 2028, come ha assicurato nei mesi scorsi lo stesso gruppo francese rendendo nota una modifica dell’accordo fra gli azionisti in base alla quale le opzioni di vendita della quota del 70 per cento, esercitabili nel 2026 e nel 2027, sono state rinviate rispettivamente al 2028 e al 2029. Rinviata invece al 2029 l’opzione call in mano al gruppo francese di Francois-Henri Pinault per acquisire la quota da Mayhoola inizialmente nel 2028. Quello dal fondo del Qatar ai francesi sarà soltanto l’ultimo di una serie di passaggio di proprietà. Il primo nel 1998, quando la maison venne ceduta al gruppo Hdp, partecipato anche da Gianni Agnelli, per circa 500 miliardi di lire. Nel 2002 subentrò il Gruppo Marzotto, che rilevò Valentino da Hdp per 240 milioni di euro. Dallo scorporo delle attività Marzotto, nel 2005, è nato il Valentino Fashion Group. Due anni dopo, nel 2007, il fondo Permira acquisisce la maggioranza, insieme a membri della famiglia Marzotto. Altra svolta nel 2012, quando Mayhoola for Investments rilevò l’intero gruppo per un valore stimato tra i 700 e i 720 milioni di euro, includendo anche la licenza M Missoni. Nel 2023 l’entrata in scena di Kering e, lo scorso settembre, la decisione di rinviare l’esercizio delle opzioni. Resta invece dal 2016, anno della sua fondazione, nelle mani salde di Giancarlo Giammetti, partner storico dell’Imperatore della Moda, la Fondazione Valentino, che custodisce e promuove l’eredità del celebre stilista, con missioni di educazione, promozione della bellezza e beneficenza.

L’omaggio del mondo del cinema e della tivù

È un legame nato oltre 60 anni fa quello di Valentino Garavani e il cinema. Da Elizabeth Taylor a Sophia Loren, con un susseguirsi di star e protagonisti del grande schermo sono stati vestiti con le sue creazioni in alcuni dei momenti più importanti della loro carriera. Un elenco infinito con decine di nomi che comprende Monica Bellucci, Jane Fonda, Jessica Lange, Robert Redford, Julia Roberts, Sharon Stone, Halle Berry, Steven Spielberg, James Cameron. Reese Witherspoon, Anne Hathaway Jennifer Lopez, fino a Florence Pugh, Zendaya, Dakota Johnson, Elle Fanning, Pedro Pascal. Senza contare due esilaranti cameo, nel ruolo di sé stesso, in Il diavolo veste Prada a Zoolander 2. La prima star hollywoodiana che ha legato il suo nome allo stilista è Elizabeth Taylor, all’inizio degli anni Sessanta, con un abito bianco bordato di piume che la diva ha indossato per l’anteprima romana di Spartacus. È stato l’inizio di una grande amicizia, nata, raccontava Valentino, quando lo stilista dopo averle chiesto una foto insieme la ottenne, con in cambio la promessa di un abito gratis. Garavani ha creato per la diva, fra gli altri, l’intero guardaroba del film Ad un’ora della notte (Night Watch) di Brian G. Hutton. L’ha vestita per il matrimonio con l’ex muratore Larry Fortensky nel 1991 e per molte sue apparizioni agli Oscar. Importantissimo anche il legame con quella che è diventata un’altra grande amica, Audrey Hepburn, che sul grande schermo, ad esempio, aveva un completo après-ski firmato dallo stilista in Sciarada (1963).

In quegli anni, fra le altre, anche Monica Vitti ha portato un suo abito in un film: il vestito da cocktail nero di La notte diretto da Michelangelo Antonioni (1961). Un’altra amicizia lunga una vita quella con Sophia Loren, che era in un suo abito anche sul palco degli Oscar nel 1991, per la statuetta alla carriera. La diva lo ha ricordato a LaPresse. “Mio caro Valentino, la notizia della tua scomparsa mi addolora profondamente. Con te ho condiviso momenti di grande affetto e di sincera stima reciproca. Avevi un animo gentile, ricco di umanità. Sei stato un amico e la tua arte e la tua passione resteranno per sempre fonte di ispirazione. È stato un privilegio conoscerti e ti porterò sempre con me”. Jane Fonda lo ha scelto quando ha ritirato nel 1981 l’Oscar vinto dal padre, Henry Fonda, e Jessica Lange era in un suo abito verde menta nel 1983 quando ha ottenuto la statuetta come miglior attrice non protagonista per Tootsie, Anche tantissime star delle successive generazioni hanno continuato a volere la sua haute couture: particolarmente memorabile Julia Roberts, che era nel 2001 in un vintage Valentino del 1992 (modello che era stato indossato anche da Lorella Cuccarini a Sanremo nel 1993) quando ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista per Erin Brockovich. Cate Blanchett era in un abito giallo Valentino nel 2005, alla vittoria del primo Academy Award della sua carriera per The Aviator. Fra le altre, Sharon Stone ha sfilato, con un Valentino color oro, sulla Montée des Marches di Cannes nel 2005 per la prima di Pronti a morire. Jennifer Lopez ha voluto un vestito da sposa dello stilista nel 2001 per il suo matrimonio con Chris Judd e ha indossato agli Oscar nel 2003 una sua creazione vintage che era già stata portata nel 1967 per Jacqueline Onassis. Tra le attrici più amate negli ultimi anni, Halle Berry che ha vestito anche per la sua vittoria agli Emmy del 2000 e soprattutto Anne Hathaway, che ha indossato, fra gli altri, un rosso Valentino agli Oscar 2011 e ha voluto un suo abito da sposa per il matrimonio nel 2012 con Adam Schulman.

Valentino si è (raramente) concesso pure per due divertenti cameo, nei panni di sé stesso: quello in Il diavolo veste Prada del 2006, dove ha creato anche l’abito per Meryl Streep in scena con lui, e in Zoolander 2, nel 2016, a fianco di Ben Stiller. Il legame tra Valentino e Hollywood, infine, è passato anche l’Opera di Roma: quando per La traviata diretta da Sofia Coppola ha disegnato i costumi principali. Due icone del cinema e della tivù statunitense ricordano con affetto Valentino. “Tanti ricordi. Così felice di rievocarli – scrive l’attrice di Sex and the City Sarah Jessica Parker sui social – certo, avrei voluto averne di più. Per il tuo talento straordinario, la tua generosità squisita e il tuo amore per tutto ciò che è bello, siamo tutti più fortunati per i grandi gesti che hai condiviso con il mondo. Buon viaggio, Valentino Garavani”. Ad accompagnare il post un’immagine nera con la scritta in rosso: “Rip Vava”. L’attrice Premio Oscar Gwyneth Paltrow ha omaggiato lo stilista su Instagram. “Sono stata così fortunata ad aver conosciuto e amato Valentino, ad aver conosciuto l’uomo vero, nella sua vita privata. L’uomo che amava la bellezza, la sua famiglia, le sue muse, i suoi amici. I suoi cani, i suoi giardini e una bella storia hollywoodiana. Lo amavo tantissimo. Amavo il modo in cui mi assillava sempre dicendomi ‘metti almeno un po’ di mascara quando andavo a cena da lui. Amavo la sua risata maliziosa. Sembra la fine di un’era. Mancherà profondamente a me e a tutti coloro che lo hanno amato. Riposa in pace, Vava”.

Il cordoglio della politica e delle istituzioni

La scomparsa di Valentino ha suscitato il cordoglio della politica e delle istituzioni. La premier Giorgia Meloni affida il suo ricordo ai social, dove pubblica una foto del “maestro indiscusso di stile ed eleganza e simbolo eterno dell’alta moda italiana”. “Oggi – scrive la presidente del Consiglio – l’Italia perde una leggenda, ma la sua eredità continuerà a ispirare generazioni. Grazie di tutto”. Alle parole di Meloni, giunte a qualche minuto dalla notizia della morte dello stilista, si affiancano quelle del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Con la scomparsa di Valentino – afferma il capo dello Stato – l’Italia perde uno stilista di successo, capace di guardare oltre le tendenze e le convenzioni. Il mondo della moda gli deve grandi intuizioni e splendide creazioni”. Al cordoglio alla vicinanza espressi da Mattarella a familiari e collaboratori, si aggiungono le condoglianze dei presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. “Ha contribuito in modo decisivo a portare l’eleganza e l’identità italiana nel mondo”, scrive la seconda carica dello Stato. E l’omaggio allo stilista arriva anche da vicepremier, ministri e leader di partito di tutto l’arco parlamentare. “Ci ha lasciato un’icona del Made in Italy, che ha reso il nostro Paese un’eccellenza mondiale e la cui visione e la creatività hanno illuminato le sfilate in tutte le città”, dichiara il ministro degli Esteri e leader di Forza Italia Antonio Tajani.

“Maestro di eleganza – scrive il segretario della Lega Matteo Salvini – simbolo del genio italiano conosciuto in tutto il mondo. Il nostro Paese perde un protagonista assoluto dello stile e della creatività, inimitabile e insostituibile. Una preghiera”. “Dire Valentino significa dire stile, classe e raffinatezza”, sintetizza il leader di Noi moderati Maurizio Lupi. Il presidente della Commissione Cultura della Camera – Federico Mollicone di Fratelli d’Italia – propone che “Roma Capitale proceda subito con l’intitolazione di una via per chiara fama”. Dalle file delle opposizioni, il cordoglio dei leader Elly Schlein e Giuseppe Conte. “Valentino – afferma la segretaria dem – ha contribuito a rendere grande la creatività italiana nel mondo, interpretando, con il suo lavoro, l’eleganza e la cultura del nostro Paese in modo unico e irripetibile”. “Se ne va una vera leggenda, – scrive sui social il presidente pentastellato – la storia del nostro stile e dell’eccellenza italiana che ha conquistato il mondo”. E mentre la capogruppo dem Chiara Braga non manca di ricordare come Valentino abbia vestito “donne di molte generazioni, rendendole inconfondibili con il suo rosso”.


di Silvia Alter