“Corriere” e “Repubblica”, come superare la crisi

martedì 20 gennaio 2026


La tiratura di sabato 17 gennaio è stata di 183.129 copie ma c’era il settimanale “Io donna”. Quella di giovedì era stata di 154.927 copie. Il prossimo 5 marzo il Corriere della Sera compirà 150 anni. Uscirono allora 15 mila copie, a 4 fogli con un costo di 5 centesimi a Milano e 7 negli altri pochi centri in cui venne distribuito.

Si trattava di un’avventura guidata da Eugenio Torelli Viollier con appena 30 mila lire di capitale sociale e 3 redattori. L’idea era quella di essere la voce dell’opinione pubblica moderata, in particolare della nascente società industriale e quindi della borghesia lombarda. La scelta iniziale ebbe successo tanto da raggiungere fino a 100 mila copie al giorno, per diventare un’impresa dall’era di Luigi Albertini che guidò il giornale per circa 20 anni. Poco prima della fine del secolo si aggiunse “La domenica del Corriere” e nel 1904 venne inaugurata la nuova sede di via Solferino, l’edificio progettato dall’architetto Luca Beltrami, che comprendeva uno scalone d’onore, la sala delle riunioni e l’ufficio del direttore. Generazioni di giornalisti, scrittori, poeti di fama nazionale e internazionale sono passati o hanno lavorato in quel palazzo milanese.

Negli ultimi anni con il passaggio della proprietà all’editore Urbano Cairo il Corriere si è impegnato in una sfida moderna: quella di coniugare globalizzazione e tradizione. L’utilizzo delle nuove tecnologie hanno permesso di far fronte alla crisi del sistema cartaceo con il digitale. E, infatti, alle copie vendute nelle sempre meno edicole si aggiungono i consistenti abbonamenti digitali. Il Corriere resta così il quotidiano italiano più diffuso. L’informazione del gruppo si è allargata a tutto il mondo dello sport con la Gazzetta dello sport, nata nell’aprile del 1896, inventando il Giro d’Italia.

Lettrici e lettori seguono con interesse le vicende italiane ed estere, ma i quotidiani devono fare i conti con i cambiamenti della società: soprattutto con il fatto che in Italia si legge sempre meno e che le nuove generazioni s’informano quasi esclusivamente tramite smartphone. In 150 anni di vita quasi tutte le vicende che hanno segnato la storia italiana e mondiale sono passate per le pagine del quotidiano. E come ha scritto il presidente della Fondazione, Ferruccio de Bortoli, le vicende di via Solferino vanno narrate “con onestà, senza nascondere gli anni difficili e nemmeno le pagine più nere”.

Uno dei momenti più travagliati dell’editoria lo sta trascorrendo il gruppo Gedi e in particolare La Repubblica e La Stampa. I giornalisti hanno protestato a Roma all’inaugurazione della mostra sui 50 anni del giornale diretto da Eugenio Scalfari. L’editore John Elkann, erede della famiglia Agnelli, è stato contestato per la decisione di vendere il gruppo all’armatore greco Kyriakou, proprietario di un gruppo radio-tv.

“Elkann, non è la tua festa” era scritto i due striscioni, prima che arrivasse il Presidente Mattarella.


di Sergio Menicucci