Il vero solo amico fedele

martedì 20 gennaio 2026


Beati i grandi poeti e fortunate le società che li generano. Già Omero, oggi diremmo: anche animalista! a quell’epoca! tramanda un episodio degno della massima attenzione e commozione: ci racconta che Ulisse dopo un’assenza di 20 anni dalla sua isola, quando ritorna, travestito da mendicante per certe ragioni che gli avevano riferito, nessuno lo riconosce, nemmeno la moglie: solo Argo, il suo cane, ormai vecchio e cieco. Ancora vivo, dalla voce capisce chi ha di fronte, dopo tanti anni e gli manifesta e conferma il proprio amore e devozione, come sogliono fare i cani coi loro amati padroni. Il poeta rivela che Ulisse è commosso nel rivedere Argo e le sue effusioni e una lacrima, pare, scende giù per la gota: Argo ormai dopo la lunga attesa, ha rivisto il padrone e ora può anche andarsene, e gli muore ai piedi!

Sono infiniti questi episodi di fedeltà e di amore – possiamo usare il termine – che la vita e la letteratura ci richiamano alla mente: quegli occhi, quelle espressioni indescrivibili del volto di un cane quando ti osserva, suppliscono alle parole che non possono esprimere quando vorrebbe parlare al padrone. Pur se da allora fino ad oggi sono trascorsi oltre 3.500 anni e chissà quante altre vicende si potrebbero richiamare alla memoria, l’episodio di Ulisse mi obbliga a citare un altro grande poeta, ma dei nostri giorni, che pure ebbe una profonda esperienza d’amore con i suoi cani. Totò, sì, l’attore, il grande poeta, chi l’avrebbe immaginato? “Il cane è quella cosa a metà strada tra un angelo e un bambino”,”un cane vale più di un cristiano”, “il cane è un signore, tutto il contrario di un uomo”, “io mangio più volentieri con un cane che con un uomo”. Parole quasi incredibili. Verso la fine della esistenza di attore, diede impronta visibile al suo rispetto e considerazione verso i cani, allorché a Roma, racconta la cronaca, in via di Boccea, impiantò un canile per i randagi che lui, il poeta, chiamò “Ospizio dei trovatelli”: ce n’erano 220! Rimase attivo, pare, solo due anni perché poi tutto finì con la sua morte. Il cane amico di Totò, ma anche di Adolf Hitler, che nutriva una vera passione per i pastori tedeschi e l’ultimo morì con lui nel bunker di Berlino: cioè il cane non è razzista, cerca solo affetto e protezione e un tozzo di pane e la possibilità di esprimersi e manifestare la propria devozione e affetto.

Il cane umile e dolce quadrupede, ha una sola sventura, da sempre: di essere la creatura più vicina all’uomo, dagli inizi della storia, cioè vicino all’essere più crudele e più spietato della terra. E ne ha seguito le vicende, soprattutto ne ha subito le perversioni e le infinite crudeltà che non vogliamo ricordare. C’è un film del 1962, Mondo Cane, di Gualtiero Jacopetti, un giornalista, che è una specie di cronaca delle perversioni e ferocie dell’uomo specie verso gli animali, un film forse troppo impressionante per gli esempi di crudeltà e cattiveria ma non più di tanti altri film, epperò alla televisione questo film non appare mai, mentre si vedono fino alla indigestione quelli di Stanlio e Ollio! I cani sono le creature più amorevoli e leali di questo pianeta e amano incondizionatamente, fino alla morte. Anche quando vengono maltrattati o feriti, continuano ad amare. Quale umano conosci che ha la metà di queste meravigliose caratteristiche?

Eppure la loro è vita da cani, solo come un cane, mondo cane, cane rognoso; una prostituta? cagna! cane randagio, cane senza padrone: Pier Paolo Pasolini in una sua poesia scriveva: Vago come un pazzo, come un cane senza padrone. Nemmeno vogliamo richiamare alla memoria gli infiniti torti, maltrattamenti e sofferenze che tanti padroni riservano ai loro cani, tanto che ci si chiede: come mai alla gente, ai vigili, ai Carabinieri che assistono e vedono normalmente tante scene di cattiveria e di maltrattamento, non intervengono o denunciano l’autore? Una domanda è lecita: quale particolare facoltà possiede il bipede per ritenere normale e giusto il suo comportamento di terrore verso il proprio cane? Oppure: che cosa gli fa credere di sentirsi superiore e migliore del proprio cane? In realtà si può essere certi che un individuo di tal fatta sarà crudele anche con la propria famiglia, perché un malato di mente lo è con tutti.

E qui si pongono questioni determinanti: vigilanza e controllo serio degli uomini e dell’ambiente – la famiglia, la scuola, la televisione – Se si pensa a certi genitori, si può non perdonare ma escludere sì, solamente poveri figli, ma la televisione e la scuola sono da sempre e imperdonabilmente i veri autentici colpevoli di quanto stiamo descrivendo: il fatto che a scuola ancora normalmente si parla e si illustra il maltrattamento e l’ammazzamento degli animali da parte dei bipedi anche per mangiarli. Il fatto che quasi mai viene attirata l’attenzione, sugli episodi deprecabili di violenza e cattiveria verso gli animali e verso l’umanità. Bisognerebbe, per esempio, proibire a taluni soggetti di possedere animali, anziché mostrare quelle orribili pubblicità di quelle bocche enormi che addentano hamburger enormi, o tutta quella gente a tavola che azzanna brandelli di polli o carne di pesce.

Si mostrino con il soccorso di un pizzico di sensibilità scene ed episodi che possibilmente edificanti, o quanto meno rientrino nella normalità, differente, che stiamo illustrando. Come può accettarsi di ammazzare e poi mangiare un capretto o un agnellino, simbolo di Gesù Cristo, o un vitellino o un coniglio o un galletto? Come può un bambino che vede certe scene o sente certi commenti impedirsi di ripeterli, mancando la guida saggia e matura che sensibilizza e ammaestra? Già 50 anni fa qualcuno che se ne intendeva, scriveva ripetutamente: tale televisione bisogna abolirla. Torneremo ancora sull’unico vero amico fedele del bipede.

“Anche se di nobile aspetto, colui che sevizia gli animali è senza anima e privo della grazia divina: non gli si dovrebbe mai dare fiducia” – Johann Wolfgang von Goethe.


di Michele Santulli