venerdì 16 gennaio 2026
“Almeno 1.000 militari a presidio delle carceri italiane con servizi mirati di controllo, pattugliamento e sorveglianza”: è la proposta avanzata da Aldo Di Giacomo, segretario del Fsa-Cnpp-Spp (Sindacato polizia penitenziaria), con l’obiettivo dichiarato di “ristabilire legalità nei penitenziari e tutelare il personale”. Secondo il sindacato, le prime due settimane del nuovo anno hanno già confermato un quadro allarmante, in linea con il “copione” del 2025 e anzi ulteriormente aggravato. I tentativi, riusciti o sventati, di introdurre dall’esterno droga, telefoni cellulari e persino armi rudimentali si susseguono con preoccupante regolarità. L’ultimo episodio segnalato riguarda un lancio di pacco all’Itm di Roma, ma i casi più frequenti restano quelli legati all’uso dei droni, ormai impiegati per trasportare di tutto all’interno degli istituti.
Una situazione che, sottolinea Di Giacomo, si innesta su una cronica carenza di organico. Il personale, nonostante gli annunci di nuove assunzioni – che richiedono tempi lunghi e sono programmate fino al 2028 – risulta fortemente sottodimensionato e non è nelle condizioni di garantire un controllo efficace né all’interno né all’esterno delle strutture. A ciò si aggiunge la mancanza di strumenti adeguati e il ripetersi, già in questo primo scorcio d’anno, di turni di lavoro estenuanti, con servizi che arrivano anche a 10-12 ore consecutive. Da qui l’appello ad “allentare la pressione anche psicologica degli agenti” e a rafforzare le misure di prevenzione contro evasioni, rivolte e violenze che hanno segnato il 2025, anno in cui si sono registrate 2.400 aggressioni a danno di poliziotti penitenziari, molti dei quali costretti a ricorrere alle cure sanitarie. In questo contesto, l’impiego di militari all’esterno degli istituti viene indicato come “uno strumento necessario”.
Una proposta che, secondo il segretario del Fsa-Cnpp-Spp, potrebbe trovare immediata applicazione anche alla luce dell’operazione “Strade sicure”, che già impegna 6.800 militari nelle principali città italiane e che potrebbe essere estesa al controllo e al pattugliamento delle aree e dei quartieri in cui sorgono le carceri. Di Giacomo prende le distanze dalle polemiche politiche di questi giorni sul numero di militari da impiegare: “Non ci interessa la polemica scatenata in questi giorni tra Ministro alla Difesa e Lega sul numero di militari da impiegare e se sono pochi e occorrono altri, a noi – afferma – stanno a cuore le condizioni di lavoro dei poliziotti e mettere fine ai mercati di droga e telefonini con tutto ciò che comporta in termini di minacce per la comunità fuori dal carcere”. Il sindacato chiede interventi immediati e concreti: “Oggi e non domani c’è bisogno di uomini e donne e di strumenti adeguati (altro che spray al peperoncino) per la difesa del personale”. Sul piano strutturale, la richiesta è netta: servono almeno 7.000 nuove unità per compensare pensionamenti, prepensionamenti e dimissioni, se si vuole ripristinare il controllo dello Stato all’interno dei penitenziari e stroncare definitivamente i traffici di droga e telefoni cellulari.
di Redazione