Conoscere per giudicare, vedere per condannare

venerdì 16 gennaio 2026


Un’iniziativa di legge per rendere più consapevoli i magistrati. L’incontro “Conoscere per giudicare, vedere per condannare” – nell’ottica del progetto di legge Sciascia-Tortora – è previsto a Palermo lunedì 19 gennaio, ospitato nella sala conferenze dello Studio Legale Cdra, in via Caltanissetta 2/d. Un appuntamento pubblico, aperto alla cittadinanza, dedicato alla presentazione del progetto bipartisan che mira a rendere più consapevole e profondamente umana la formazione dei magistrati italiani. Tra i vari interventi, segnaliamo quello di Vincenzo Vitale, avvocato e nostro editorialista. L’evento si inserisce in un ciclo di incontri di respiro nazionale promosso da un’ampia rete di soggetti civili e giuridici: Associazione amici di Leonardo Sciascia, ITALIASTATODIRITTO, La Società della Ragione, Fondazione internazionale per la giustizia Enzo Tortora e Unione delle Camere penali italiane. Un fronte composito che condivide l’obiettivo di riaprire una riflessione critica sul rapporto tra giustizia, potere giudiziario e responsabilità individuale.

UNA PROPOSTA BIPARTISAN PER UNA MAGISTRATURA PIÙ CONSAPEVOLE

Il progetto di legge Sciascia-Tortora, sottoscritto da circa 100 tra professori universitari, avvocati e personalità del mondo della cultura e della giustizia, è stato depositato alla Camera dei deputati il 25 settembre 2024 (atto numero 2060). Il testo gode del sostegno trasversale di un gruppo bipartisan di parlamentari appartenenti a diverse forze politiche. Tra i firmatari figurano:

1) +Europa: Benedetto Della Vedova, Riccardo Magi;

2) Forza Italia: Maria Paola Boscaini, Enrico Costa, Pietro Pittalis, Giorgio Mulè;

3) Partito democratico: Debora Serracchiani, Marianna Madia, Cosimo Maria Ferri Gianassi, Lia Quartapelle Procopio;

4) Italia viva: Maria Elena Boschi, Roberto Giachetti;

5) Noi Moderati: Mara Carfagna, Alessandro Colucci, Maurizio Lupi;

6) Alleanza verdi sinistra: Angelo Bonelli, Filiberto Zaratti.

Il cuore della proposta legislativa si articola attorno a due pilastri. Il primo prevede un tirocinio obbligatorio di 15 giorni all’interno degli istituti penitenziari italiani, comprensivo di pernottamento, per consentire ai futuri magistrati di vivere un’esperienza diretta e immersiva della realtà carceraria. Il secondo introduce lo studio sistematico della disciplina penitenziaria e della letteratura dedicata alla giustizia, con l’obiettivo di approfondire le implicazioni culturali, etiche e sociali del ruolo giudicante. La proposta affonda le sue radici in una celebre affermazione di Leonardo Sciascia, pronunciata all’epoca del caso Tortora: “Un rimedio, paradossale quanto si vuole, sarebbe quello di far fare ad ogni magistrato, una volta superate le prove d’esame e vinto il concorso, almeno tre giorni di carcere tra i comuni detenuti”. Un’intuizione che oggi prende forma normativa, trasformandosi in un progetto volto a integrare la formazione tecnica con un’esperienza umana diretta. L’iniziativa intende così riportare al centro il senso profondo del diritto: non soltanto un apparato di regole, ma un esercizio di responsabilità che incide sulla vita delle persone.


di Redazione