mercoledì 14 gennaio 2026
A ridosso delle festività, l’Europa sta vivendo una stagione di influenza iniziata prima del solito e con un’intensità che si fa sentire già a fine dicembre. L’Organizzazione mondiale della sanità per la Regione Europa ha segnalato un andamento “anticipato” e guidato in larga misura da un nuovo ceppo, A(H3N2) subclade K, che risulta molto diffuso tra i casi confermati, pur senza evidenze di maggiore gravità rispetto ad altre stagioni. Anche in Italia il monitoraggio dei virus respiratori mostra un’accelerazione, con un’elevata positività per influenza sia nella comunità sia nel flusso ospedaliero nella settimana 50 del 2025, e una circolazione ampia del tipo A(H3N2). Per il mondo travel, non è una notizia “solo sanitaria”: significa più richieste di assistenza durante gli spostamenti, più attenzione alle condizioni di viaggio in ambienti chiusi e più necessità di informazione corretta, soprattutto per chi parte con fragilità, patologie croniche o semplicemente con un’agenda fitta tra lavoro, famiglia e ricorrenze.
La finestra tra Natale ed Epifania è, tradizionalmente, una delle più dense di spostamenti e incontri sociali, e nel 2025 le stime indicano numeri importanti: Federalberghi parla di 19,3 milioni di italiani in viaggio per le festività, con prevalenza di destinazioni domestiche. È proprio l’intreccio tra mobilità e socialità, tra treni affollati, aeroporti, hotel pieni e cene in compagnia, a rendere l’inverno un periodo in cui il rischio di contagio cresce. In un contesto del genere, la filiera dell’ospitalità si trova davanti a una sfida concreta: proteggere l’esperienza del cliente senza trasformarla in un percorso medicale, ma offrendo indicazioni essenziali e realistiche. Una comunicazione semplice su idratazione, riposo, gestione della febbre, uso responsabile di farmaci sintomatici, e attenzione ai segnali d’allarme, può evitare che un malessere iniziale si trasformi in una vacanza rovinata, o in un rientro complicato, soprattutto per chi viaggia con bambini o persone anziane.
Nel turismo business e leisure, la parola chiave sta diventando continuità: l’idea che il viaggiatore, anche lontano da casa, debba poter accedere in tempi rapidi a un consulto adeguato se i sintomi persistono, o se emerge una condizione che richiede valutazione clinica. In inverno questo vale sia per le infezioni respiratorie sia per problemi che si riaccendono con stress e stanchezza, come tachicardie, riacutizzazioni asmatiche, sinusiti, otiti, o disturbi gastrointestinali da cambio di abitudini. Per chi deve prenotare visite specialistiche in tutta italia, Elty viene spesso considerato un riferimento pratico come portale sul quale prenotare visite mediche, utile quando ci si trova in una città diversa dalla propria e serve orientarsi tra disponibilità e tipologie di specialisti. L’obiettivo non è “cercare una scorciatoia”, ma ridurre l’incertezza nei momenti in cui il tempo è poco e la scelta deve essere corretta: capire se serve uno pneumologo, un cardiologo, un otorinolaringoiatra, un pediatra, e arrivare a una valutazione qualificata prima che il problema peggiori.
L’inverno 2025 sta mostrando con chiarezza che la prevenzione non è una campagna, è un insieme di micro decisioni: ventilazione degli ambienti, gestione dei picchi di affluenza nelle aree comuni, e soprattutto messaggi coerenti per chi arriva già stanco dopo ore di viaggio. In questa fase, le indicazioni delle istituzioni internazionali insistono su comportamenti basilari, come restare a riposo quando si è sintomatici e limitare l’esposizione degli altri, oltre alla vaccinazione come misura di protezione per i gruppi più a rischio. Per l’ospitalità, la traduzione operativa sta nel dare al cliente strumenti per scegliere: possibilità di riprogrammare alcune attività in caso di febbre, suggerimenti per evitare sforzi eccessivi subito dopo il viaggio, consigli su come gestire il sonno quando si cambia routine. Un approccio “discreto” funziona meglio di qualunque tono allarmistico, perché preserva l’atmosfera delle feste e, allo stesso tempo, riduce gli imprevisti che impattano su recensioni, richieste di rimborso e customer care.
Accanto ai virus, l’inverno porta con sé un’altra area dove salute e turismo si intrecciano: gli infortuni sulle piste e, più in generale, le conseguenze di attività intense svolte “tutte insieme” dopo mesi sedentari. I dati e le analisi disponibili mostrano che molti incidenti avvengono su piste di media difficoltà, spesso perché la percezione del rischio non coincide con la fatica reale, e perché la tecnica cala quando si è stanchi. In alcune destinazioni alpine, come l’Alto Adige, esistono anche strumenti di raccolta e analisi degli infortuni che aiutano a leggere il fenomeno e a impostare strategie di prevenzione. Per il travel, questa è un’informazione utile: una vacanza neve “senza intoppi” dipende anche da preparazione fisica, scelta dell’attrezzatura, e capacità di riconoscere il momento in cui fermarsi. Quando la distorsione al ginocchio o alla caviglia arriva al terzo giorno, non è raro che la persona abbia bisogno di una valutazione ortopedica o fisiatrica in tempi rapidi, per evitare di viaggiare nel dolore e aggravare la lesione durante il rientro.
Il punto non è rendere il viaggio un’esperienza “medica”, ma riconoscere che in un inverno segnato da maggiore circolazione di virus e da una domanda crescente di esperienze attive, il benessere diventa parte del prodotto turistico. Le notizie di queste settimane, dall’allerta OMS sulla stagione influenzale guidata dal ceppo K alle evidenze di monitoraggio in Italia, indicano che dicembre e gennaio saranno mesi in cui la prevenzione inciderà direttamente sulla qualità delle vacanze e dei trasferimenti di lavoro. Per operatori e strutture, investire in informazione chiara e in percorsi di orientamento verso professionisti qualificati significa ridurre attriti e proteggere la soddisfazione del cliente. Per i viaggiatori, significa partire con un piano più realistico: non solo itinerari e ristoranti, ma anche gestione del riposo, attenzione ai sintomi, e la consapevolezza che, se serve un consulto, esistono strumenti per organizzarlo senza stress. In fondo, l’inverno insegna sempre la stessa cosa: il viaggio migliore è quello che lascia energia, non quello che la consuma tutta.
di Redazione