Un polo per l’informazione per recuperare i giovani

venerdì 9 gennaio 2026


L’outlook sul 2026 allontana le ombre di un crollo globale dell’economia mondiale. Secondo le previsioni degli esperti delle società di sondaggio, nonostante le grandi sfide da superare, l’Intelligenza artificiale promette di determinare 4,4 trilioni di dollari. Il 2026 sarà però l’anno del primo stress test dell’Ia: da slogan diverrà la protagonista dell’industrializzazione. A guidare la rivoluzione ci saranno le “Magnifiche sette” di Wall Street. Già ora Apple, Microsoft, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia, Tesla contano il 30 per cento della capitalizzazione stimata e contano di crescere gli utili di un altro 20 per cento. Se questo ritmo reggerà la bolla della crisi verrà gettata dietro le spalle. In questo contesto le alleanze saranno decisive perché, scrive il guru del subprime Michael Burry, anche i big del web da soli sono potenzialmente deboli. Se come in tanti campi Stati Uniti e Cina sono in pole position l’Europa ha appena iniziato una riconcorsa affannosa, fissando anche uno dei quadri regolatori più stringenti del mondo.

L’Ai Act fissa le linee guida sull’uso dei dati ma resta ancora incerta la risposta alla domanda di quanto valore può creare l’Ai. La vera sfida per l’Italia è la differenza di adozione nelle imprese grani e in quelle piccole. Chi rimane indietro? Che tipo di evoluzione serve per competere almeno sul lo scenario europeo? L’editoria è un campo fondamentale anche nella società futura. La tech euforia non basta. Il numero di imprese che usano una tecnologia di Ai sono l’8,2 per cento contro il 13,5 della media Ue. L’Italia è debole e piccola nel mondo delle comunicazioni. Le manovre sulla vendita del gruppo Gedi (La Repubblica e La Stampa), i movimenti in Veneto evidenziano la debolezza del settore. Solo di recente il gruppo Mediaset della famiglia Berlusconi si è allargato in Germania, in Portogallo e Spagna per costituire un polo europeo della televisione. È possibile ricreare un polo editoriale come quello che negli anni Settanta avevano realizzato Eugenio Scalfari e il principe Carlo Caracciolo? L’ipotesi è stata indicata dal giovane imprenditore Leonardo Maria Del Vecchio in una intervista al Corriere della sera.

Una holding per l’informazione per il presidente di Ray Ban che fa parte della scuderia Essilux può diventare il volano di un settore che deve guardare al futuro. A questo proposito, dall’alto del miliardo che rappresentano il valore delle partecipazione del gruppo degli occhiali, è stata la “Lmdv Media” al fine di “costruire un polo italiano dell’informazione”. Dopo l’acquisizione del 30 per cento delle azioni del Giornale sono in corso i negoziati con il presidente della Fieg Andrea Riffeser Monti per rilevare la maggioranza del gruppo quotidiani nazionali (Qn, La Nazione, Resto del Carlino, Il Giorno). Secondo Del Vecchio mancano in Italia giornali tipo Financial Times, Le Monde, New York Times che hanno unito notizie, digitale. L’editoria ha bisogno di una nuova forza per ristabilire il perduto collegamento con i giovani che s’informano in maggioranza nei social e nei telefonini. Un giornalismo né contro né pro ma che informi correttamente i lettori.


di Sergio Menicucci